martedì 17 luglio 2007

Non ci sono più i giovani di una volta

Prima Criscito, ora Chiellini, ci ricordano che persino le pulci hanno la tosse. Soprattutto nel caso di Giorgio, il riferimento al minuscolo animale è puramente concettuale, essendo il terzino toscano un marcantonio di 186 cm.
Il gigante toscano ha pensato 'bene' di esprimere il proprio malumore in conferenza stampa. Immediata la replica, comprensibilmente seccata, di Ranieri, che lo ha accusato di essersi comportato troppo da bambino.

Parole sante. Quelle del mister, ovvio.

Un passaggio è particolarmente indicativo. "Se ci è rimasto male lui, cosa dovrebbe dire Del Piero?". Come dare torto al mister, il capitano è rimasto l'unico big in attesa di ridiscutere il contratto in scadenza nel 2008.
Chiellini, di 'big' ha solo fisico e tenacia, quella che gli ha permesso di progredire con il tempo e di sgrezzarsi grazie al paziente lavoro dei tecnici che lo hanno allevato.

I piedi sono quelli che sono, l'Avvocato li avrebbe definiti 'emozionanti', eppure il giocatore fa la voce grossa e gonfia il petto.

Dovrebbe ringraziare ogni giorno Moggi che lo portò in bianconero aiutando il Livorno a riscattarne il cartellino dalla Roma, altro che lamentele.

Quando avrà vinto qualcosa, magari con la Juve, e affinato la propria tecnica, citofoni in Corso Galileo Ferraris l'ufficio di Blanc, forse allora se ne potrà parlare.

Per ora, pensi a sudare, assieme all'altra lingua sciolta, Criscito.
L'unico obiettivo deve essere quello di conquistarsi il posto, altro che storie.
Stiamo parlando di giovani, talentuosi ma pur sempre ragazzi che al momento hanno avuto spazio al massimo nell'Under 21, della quale Giorgio era capitano.

Per quanto nutra perplessità sull'utilizzo del toscano centrale con l'ex genoano a sinistra, è il mister che decide, loro si adeguino, se hanno problemi ne parlino a quattr'occhi con lui.

Se Del Piero avesse rivelato, a suo tempo, in conferenza stampa il proprio livore verso Capello, avrebbe spaccato lo spogliatoio.
Visti i tempi, può bastare un Chiellini qualsiasi a creare fratture. Persino un piccolo esercito di pulci può fare molti danni.

Sembra che la prima amichevole stagionale l'ex capitano dell'Under 21 la vedrà dalla panchina.
Scelta tecnica? Sì, ma guai a giocare con la pazienza del tecnico. Sembra buono e caro, ma quando si arrabbia è consigliabile essere da tutt'altra parte.

Mi permetto di dare un consiglio a Mr. Ranieri: tra una seduta d'allenamento e l'altra, Chiellini e Criscito necessitano pure di qualche lezione di self control e umiltà. Come docente, auspicabile il capitano, magari affiancato dal timido e tenero Almiron.
Non bastano le qualità tecniche e tattiche, che per altro in Giorgione non abbondano, per sfondare. Perdere di vista la realtà è molto pericoloso, soprattutto se non sei un fenomeno.
Nell'opera 'Orlando Furioso', Ariosto narra che il prode Astolfo, cavalcando un ippogrifo, andò sulla Luna per recuperare il senno perduto da Orlando a causa delle pene d'amore patite per Angelica.
Attento, Giorgio, per recuperare il senno potrebbe essere necessario un viaggio assai meno fantasioso, ma realisticamente lontano da Torino e da quello che rischia di diventare un amore tormentato, ovvero il rapporto con la Vecchia Signora.

Vino amaro

Lo ammetto, pensavo di aver visto già tutto il campionario della follia e dell'imprevedibilità nel Tour 2006. Mi sbagliavo.
Ci era stato presentato come l'edizione più pulita della storia, grazie all'esclusione dei corridori invischiati nell'Operation Puerto, tra cui Basso, Mancebo e Ullrich.
Sappiamo bene com'è finito. Sulla vittoria di Landis, frutto dell'impresa (?) di Morzine, pende la spada di Damocle del doping. Analisi e controanalisi confermano valori anomali, ma ancora, ad un anno di distanza, non si conosce il nome del vincitore di quel Tour. La maglia gialla dovrebbe comunque finire sulle spalle dello spagnolo Pereiro, compagno dello sfortunato Valverde e protagonista di una lunghissima 'fuga-bidone' che gli ha fatto guadagnare mezz'ora. Una delle tante stranezze di quella Grand Boucle.
Discutibile la scelta, prevista comunque dal codice etico firmato dai gruppi sportivi, di escludere i corridori sospettati prima della sentenza definitiva (presunzione d'innocenza, dove sei?), la vera beffa l'ha subita il kazavo Alexandre Vinokourov.
Lo scandalo doping scoppiato poco prima del Tour in Spagna ha visto coinvolto, assieme al sedicente medico Eufemiano Fuentes, lo storico DS della formazione del kazavo, la Liberty Seguros, Manolo Saiz. Lo sponsor ha mollato tutto a metà stagione, con il serissimo rischio per i corridori del gruppo sportivo di perdere un appuntamento con la storia. Per fortuna, però, Alexandre è uomo dalle mille risorse e conoscenze: sono bastate alcune telefonate ai pezzi grossi del suo paese, Presidente della Repubblica e Primo Ministro, per creare, sulle ceneri della Liberty, l'Astana, nome della capitale kazaka.
Alla fine, è stato tutto inutile. Il neonato team viene escluso, complici 3 corridori su 9 indagati che rendono i 6 rimasti, tra cui il 'Vino', insufficienti per prender parte alla corsa francese.

Un anno dopo, la grande rivincita. Una squadra fortissima, con Kloden, Kasheckin e persino Savoldelli precettato in extremis, pronta a monopolizzare il Tour.

Queste, almeno, erano le intenzioni e le previsioni. Una caduta ad una ventina di chilometri dall'arrivo della 5° frazione ha rovinato i sogni di gloria del formidabile kazako. Nessuna frattura, tante ferite, anche nell'orgoglio.

Assieme a lui, è rovinato a terra anche Kloden, il quale si è ripreso più prontamente del compagno.
La prima tappa alpina, con arrivo a Le Grand Bonard, ha risparmiato entrambi, con la fuga di Gerdemann e la frazione del giorno successivo che hanno sconsigliato agli altri favoriti di darsi battaglia.
Difatti, l'8° tappa è stata terreno di scontro tra titani, con Rasmussen in gran spolvero, Valverde piuttosto pimpante, Moreau sorprendente e Kloden che si trasforma in gregario di Vinokourov.

Oggi, mentre il tedesco ha avuto il via libera, mentre il kazako, scortato da un paio di preziosi gregario ha chiuso a oltre 3 minuti dal vincitore Soler.
La classifica parla chiaro: 8'05'' dalla maglia gialla Rasmussen sono un gap difficilmente recuperabile, a maggior ragione in queste condizioni.
Era stato perentorio Vinokourov. Prima di partire da Londra, aveva detto: "O adesso o mai più". La carta d'identità ingiallita (34 anni) sconsiglia programmi a lunga scadenza.
Ci ha abituato a folgoranti lampi di classe e crisi preoccupanti, ma stavolta deve fare i conti con un fisico ancora debilitato dalla caduta.

Quando la sfortuna si accanisce, anche i campioni devono desistere, per quanto, statene certi, il Vino, da orgoglioso irriducibile, dotato di classe cristallina, non mollerà l'osso tanto facilmente.
E, sinceramente, spero nel miracolo.
Come l'anno scorso, il favorito alla partenza paga a caro prezzo una caduta. Valverde nel 2006 fu costretto al ritiro. Quest'anno, proprio lo spagnolo è uno dei maggior indiziati per la vittoria finale. Tra gli altri, Rasmussen, in gran forma ma con oltre 100 km a cronometro da affrontare, il redivivo Mayo, il giovane iberico Contador, eterni piazzati come Evans, Sastre e Leipheimer, mentre Menchov ha salutato ogni velleità oggi a meno di clamorosi ribaltoni. Le speranze francesi sono sulle spalle di Moreau, che a 36 anni si è scoperto scalatore al Giro del Delfinato, anticamera del Tour. Roba che, non fosse stato francese, chissà quali maldicenze sarebbe uscite sui giornali d'oltralpe.

A questo punto, però, è proprio Kloden il principale favorito per sfilare in giallo sui Campi Elisi. Le contingenze, ovvero l'essere tedesco in una squadra a fortissima impronta kazaka, dal nome sino ai corridori più rapprensentativi, potrebbero costringerlo, una volta indossata la maglia gialla, a sfilare quella dell'Astana. Da vincitore della Grand Boucle a disoccupato di lusso, il passo potrebbe essere breve. Un altro dei paradossi delle due ruote più tormentate dello sport mondiale.

domenica 15 luglio 2007

Giovanni Cobolli Gigli Show

A seguito della sentenza di primo grado dei tribunali sportivi su Farsopoli, Giovanni Cobolli Gigli si definiva "juventino incazzato".
Sulla scia delle dichiarazioni rilasciate dal suddetto personaggio nei mesi successivi, molti tifosi bianconeri si sono rivisti nelle parole pronunciate dal nostro eroe quell'infausto giorno. L'incazzatura, sia chiaro, era indirizzata proprio a lui.

L'estate 2006 lo ha trasformato nel presidente più amato dagli interisti. Ne sarà onorato, visto che dovremo, secondo lui, ispirarci ai valori di Facchetti.

La teoria più diffusa nel tifo bianconero è quella dello sdoppiamento di personalità: Cobolli fa, Gigli disfa. Il primo parla di scudetto come dovere morale, l'altro, più prudente e realista, lo definisce un'utopia.

Tutte le strade portano logicamente a percorrere questa tesi, affiancata da una strategia comunicativa che strategia non è e da un'inesperienza pagata a caro prezzo.

Al Padre Eterno si chiede il nostro pane quotidiano, al Cobolli di stare zitto, ma qualche parole ogni santo giorno l'ha pronunciata. Poco male se quanto detto è il contrario delle esternazioni di 72 ore prima.

Messo sulla graticola, anche Giovanni ha avuto la sua rivincita.
Si sa, la vendetta è un piatto che va consumato freddo. Ci ha fatto penare per mesi, ma alla fine si è tolto di dosso la ruggine e si è trasformato.
Da brutto anatroccolo a cigno.
Oggi abbiamo un Cobolli Gigli versione fashion, man in black, pronto a fare bagordi nelle notti torinesi.

Le sue parole, ultimamente, si sono rivelate profetiche.
Diceva che Buffon sarebbe rimasto, che per Trezeguet c'erano speranze, che Nedved non si sarebbe ritirato.
Risultato? Tutti e tre hanno rinnovato i rispettivi contratti.

Una serie incredibile di botte di culo oppure è diventato un oracolo? Nel dubbio, bravo Cobolli.
Su una cosa ha fallito: i tifosi non dimenticheranno mai la Triade.
Diciamolo, è diventato un po' più simpatico al suo popolo. In fondo, quel suo aspetto da alta borghesia torinese, i modi gentili e lo sguardo della serie "Ma io che ci sto a fare?" hanno fatto un po' breccia nel cuore dei tifosi bianconeri.
Il presidente pasticcione, vulcano di idee, contraddizioni e uscite infelici. In ripresa, però.

Ha capito l'andazzo, evitare complimenti agli Onesti, ma anzi affondare il colpo gli ha regalato punti di credito.
La strada è lunga, però il tratto più duro della salita è superato. Ora siamo in falsopiano.
Stiamo all'ertà, perchè il Cobolli, genio e sregolatezza, è capace di tutto.
Nel bene come nel male.
Non voltarti indietro. Corri, Giovanni, corri, e, simpaticamente (smile), 'nun fa cazzate e statte zitto'.

venerdì 13 luglio 2007

'Che' offerta, il compagno Lucarelli vola in Ucraina

E' ufficiale il passaggio di Cristiano Lucarelli dal Livorno allo Shaktar Donetsk, ricchissimo club ucraino.
Contratto triennale da 9 milioni complessivi, si parla persino di un aereo privato a disposizione dell'attaccante per fare ritorno in Italia ogni due settimane. Roba da far impallidire Calderon e il suo pressing su Kakà.
Anche quest'estate, puntualmente, a Livorno è andato in scena il solito tormentone: 'Lucarelli resta o se ne va?'
La conclusione, puntualmente, era sempre la stessa: permanenza in amaranto, nonostante tutto. Nonostante, soprattutto, Spinelli.
Il suo rapporto con il presidente è di amore-odio. Entrambi hanno a cuore il Livorno, ma spesso sono entrati in conflitto, con il popolo della curva schierato a fianco del proprio idolo.
Lucarelli è davvero uno di loro, un ultrà in campo, un po' come Di Canio per la Lazio. Quando quest'ultimo, dopo aver rotto con Lotito, ha lasciato i biancocelesti per chiudere nell'ambiziosa Cisco Roma, i suoi amici della curva, manco a dirlo, se la sono presa con il presidente, rendendo probabilmente insanabile la frattura già esistente con il latinista più famoso del calcio nostrano.
Possono sembrare l'uno il contrario dell'altro, Cristiano e Paolo, in realtà, in comune hanno l'incarnare la figura dell'ultrà-calciatore, ma anche l'aver portato la politica in campo, primato decisamente poco lusinghiero. Di Lucarelli si ricordano delle dichiarazioni fortemente politicizzate, contro il comune di Livorno e in aperta polemica per il trattamento riservato alla sua squadra dagli arbitraggi.
Pardon, ex squadra. Per carità, probabile che i supporters amaranto si sentano traditi.
Il calciatore, a fine aprile, volò addirittura in Inghilterra per parlare del suo chiaccheratissimo (e di successo) libro "Tenetevi il miliardo". Rinunciò a quella cifra per tornare nella 'sua' Livorno. E, da juventino, mi piace pensare che un po' lo fece anche per andarsene da quella gabbia di matti che era diventato il Torino di Romero e del Cimmi.
A distanza di quattro anni, il suo conto corrente si è preso la rivincita.
Dopo i noti tira e molla con Spinelli per questioni di stipendio e assoluta non indentità di vedute, la rottura con i tifosi che lo fischiarono nel finire di stagione accusandolo di scarso impegno, ha deciso di fare le valigie.
Sinceramente, non me la sento di considerarlo un mercenario.
Al massimo, dai, una 'vittima del capitalismo'.

Sfido chiunque, a 32 anni, avendo solo assaggiato il grande calcio (Valencia con Ranieri), dopo anni passati con Spinelli presidente, che a volte sembra peggio di Zamparini, consapevole di aver dato tutto e di più per la propria squadra del cuore, a rifiutare una proposta come quella ucraina.
Il compagno Lucarelli non poteva che approdare in un'ex repubblica sovietica.
Sguardo fiero e pugno chiuso, potrà assaggiare l'aria d'Europa che a Spinelli non piaceva granchè e provare a vincere il primo scudetto della carriera.
Prima che si presenti con addosso la maglietta del Che, qualcuno lo avverta che il regime comunista, per fortuna, in Ucraina è caduto da tempo.
Ah, dimenticavo: buona fortuna.

giovedì 12 luglio 2007

No Genoa, no(n) parti

Quanti bambini iniziano a rincorrere un pallone sognando di vestire un giorno la maglia della Juve? Tanti, tantissimi.
Inversamente proporzionale è il numero di coloro che riescono ad indossare realmente la casacca bianconera più ambita (le partitelle con gli amici non contano).

Avere 20 anni e vestire quella magica maglietta dovrebbe essere un qualcosa di unico, un'emozione indescrivibile.

Dovrebbe.

Domenico Criscito, uno dei giovani più promettenti del nostro calcio, ha candidamente ammesso che
"Per me è la stessa co­sa: Juve o Genoa, nessun problema".
E' giovane, lo si perdona, però non sa quello che dice.
Nessuno dubita del suo radicato rapporto con tifoseria e città, ma la Juve, caro Criscito, è unica.
Il ragazzo gode della fiducia del tecnico, chiaramente il posto non è garantito, ma nulla gli è precluso, a maggior ragione se non dovesse arrivare un ulteriore centrale da affiancare ad Andrade.
A sentire il timido ed imbarazzato Almiron e la sicurezza ostentata dal giovane scugnizzo sembra quasi che l'imberbe giovane che non ha ancora esordito in A sia il 27enne argentino.
L'ex Empoli ha dimostrato di avere una massiccia dose di umiltà, che, forse, difetta un po' in Criscito.
Nessuno, nè ora, nè mai, gli garantirà il posto in bianconero. Si adegui.
Anche durante la scorsa stagione, sembrava non entusiasta dall'ipotesi di tornare a vestire la nostra maglia. Meglio Genova, la sua Genova, dove ha vissuto e giocato per alcuni anni prima di trasferirsi nella Primavera juventina, periodo breve (2 anni) ma intenso e vincente.
Pur di essere al suo posto, certi coetanei farebbero a cazzotti.
Arriva lui, con un entusiasmo alla Paro, e ci dice che, ma sì, Juve o Genoa, è la stessa cosa.
Allenarsi con Rubinho, Juric e Adailton oppure assieme a Buffon, Nedved e Del Piero non è proprio proprio uguale.
Vuole giocare? Bene, dimostri di valere la Juve, a quel punto avrà lo spazio che merita.
Prenda esempio, tra gli altri, proprio da Almiron, dalla sua timidezza ed impaccio.
Un po' di sana 'umiltè' fa sempre comodo, ma soprattutto, un pochetto di entusiasmo per un'avventura del genere non farebbe male.
E' questa la prova del 9 per Mimmo.
Niente Genoa, quello è passato, ora, e in futuro, c'è la Juve.
Fateglielo capire, in fretta possibilmente, sperando che un giorno, affrontando la sua ex squadra, non sia colto da una forma di 'Baggite' acuta.

martedì 10 luglio 2007

DOMANI SI RIPARTE

11/07/2007: inizia ufficialmente la nuova stagione della Juventus. Ritrovo a Vinovo e partenza per il ritiro di Pinzolo.
La Vecchia Signora sta tornando, dopo un anno di pacchia, per i nostri avversari sono di nuovo cavoli amari.


DAL SITO UFFICIALE:

http://www.juventus.com/it/news/detail.aspx?lml_language_id=0&trs_id=1203000&ID=11645


Pronti a partire!

Ad un mese esatto dalla fine della scorsa stagione, la Juventus è pronta a riprendere il lavoro. Mercoledì 11 luglio prende il via una nuova annata in cui i bianconeri saranno attesi al solito ruolo di protagonisti.
La Juventus targata Claudio Ranieri muoverà i suoi primi passi. Il primo giorno si dividerà in due parte. In mattinata la presentazione alla stampa in mattinata presso lo Juventus Media Center di Vinovo. A seguire il trasferimento in Trentino, a Pinzolo, dove la squadra soggiornerà fino al 22 luglio e dove sosterrà il primo allenamento a partire dalle ore 18 (ingresso 5 euro per gli adulti, 3 euro per ragazzi dagli 8 ai 14 anni). Nel pomeriggio, a fianco del campo sportivo, aprirà i battenti il Summer Village, ormai un classico dei ritiri estivi della Juventus.

Questo l’elenco dei bianconeri che partiranno alla volta del Trentino

Portieri: Buffon, Belardi, Vanstrattan

Difensori: Birindelli, Boumsong, Chiellini, Criscito, Grygera, Legrottaglie, Molinaro, Piccolo, Zebina

Centrocampisti: Almiron, Blasi, Camoranesi, Giannichedda, Marchionni, Marchisio, Nedved, Olivera, Salihamidzic, Tacchinardi, Tiago, Zanetti

Attaccanti: Del Piero, Guzman, Iaquinta, Palladino, Trezeguet, Zalayeta

UFFICIALE: CAMORANESI RINNOVA SINO AL 2010

DAL SITO UFFICIALE:
http://www.juventus.com/it/news/detail.aspx?lml_language_id=0&trs_id=1203000&ID=11646


Camoranesi sempre più bianconero

Ad un anno dalla vittoria del Mondiale di Germania, Mauro German Camoranesi scrive un’altra pagina importante della sua storia sportiva. Il centrocampista italoargentino ha infatti prolungato fino al 2010 il suo contratto con la Juventus.
Un altro campione del mondo resta alla corte di Ranieri. Camoranesi continuerà a deliziare i tifosi bianconeri con le sue giocate, proprio come ha fatto negli ultimi cinque anni. Nativo di Tandil, il centrocampista è arrivato a Torino (via Verona) nel 2002 ed è stato uno dei protagonisti di tutti i recenti successi juventini. Fino ad oggi ha collezionato oltre 200 presenze ufficiali (206 per la precisione) e realizzato 21 gol.

Grazie Mauro. E ora sotto con Pavel!

Auguri Direttore!

Oggi compie gli anni una delle figure più controverse del calcio italiano.
Amato od odiato, spesso senza vie di mezzo.
Luciano Moggi spegne 70 candeline.
Lo stesso popolo Juventino è diviso, tra chi lo ringrazia per 12 anni indimenticabili e lo ritiene più vittima che carnefice di 'Farsopoli', e chi invece lo accusa di aver condannato la Juve all'onta della B per la sua sete di potere ed interessi personali.

Personalmente, appartengo al primo gruppo, e ne vado fiero. Sono un garantista, finchè non mi presenteranno prove inoppugnabili di un illecito sportivo, a conclusione di un pro-cesso come quello dello scorso anno, non rivedrò certamente la mia posizione.
Comunque ci si ponga di fronte alle vicende estive, non si può negare che nei successi della Juve 1994-2006 ci sia il suo zampino.

Nessuna malizia, ma fatti.

Acquistare Zidane, dal Bordeaux per 6 miliardi, quando il fenomeno sembrava essere la meteora Dugarry, per poi rivenderlo a 150, realizzando la maggior plusvalenza della storia del calcio, è stato il suo capolavoro.

La sciagurata cessione di Henry, approvata da Ancelotti che lo schierava esterno di centrocampo (!), l'errore più grave.
Nonostante cessioni dolorose e un atteggiamento poco aperto verso tifosi e stampa, sono entrati nel cuore di molti.
Conclusasi l'epopea bonipertiana, con il disastroso interregno del duo comico Montezemolo - Maifredi, la famiglia Agnelli, stanca di tirar fuori soldi per poi veder trionfare il Milan di Berlusconi, ha chiuso i cordoni della borsa e affidato il giocattolo di famiglia nelle mani di Giraudo, AD di cuore granata, e appunto Moggi, affiancati da Bettega come elemento di continuità con il passato.

Cambiamento assolutamente necessario, in quanto Boniperti era ancora legato ad un calcio morto e sepolto con l'avvento d(e)i Berlusconi.
Da allora, tante vittorie e qualche delusione, soprattutto europee. Il tutto, grazie anche all'astuzia di Big Luciano, coadivuato dall'abilità di Giraudo nel campo della finanza.
Vedremo se chi si è affrettato a rinnegarli saprà regalare altrettante soddisfazioni al popolo bianconero. Che non dimentica.

Nel frattempo, auguri di cuore al Direttore, nella speranza che possa vivere (molti) anni migliori di quello appena trascorso, dopo che il bubbone estivo gli "ha ucciso l'anima". E non solo a lui.
Buona fortuna, e grazie ancora, Lucianone.

Warning

Lunedì 9 luglio 2007 ci lascia in eredità una buona e una cattiva notizia.
Partiamo dalla prima. Camoranesi è vicino al rinnovo contrattuale, che dovrebbe essere formalizzato in giornata.
Al contrario, sul futuro di Pavel Nedved si addensano nubi minacciose. Non sussiste il rischio di vederlo sgambettare altrove, in compenso potrebbe optare per un mesto ritiro anticipato.
Stavolta sembra fare sul serio.
Bocche non cucite, ma accorte. Si intuisce, comunque, che il problema di fondo ha una duplice valenza, economica e di prospettive.

Il ceco si è dimezzato l'ingaggio tre anni fa, mentre altri campioni, venendo meno al patto stretto nello spogliatoio, l'estate scorsa hanno preferito altri lidi per appagare la propria sete di successo e denaro.

Nessun altro big, nemmeno Del Piero, si è ridotto drasticamente il lauto stipendio. Questa non vuole essere una critica, ma una semplice constatazione.

Recentemente, è arrivato il rinnovo di Trezeguet. Prossimamente, come detto, quello di Camoranesi. Al primo è stato riconosciuto un ingaggio leggermente inferiore rispetto al precedente, superando comunque la precedente proposta che faceva presupporre alla rottura. L'italo-argentino, invece, avrà il tanto agognato aumento, passando probabimente a 3 milioni l'anno.

E' vero, entrambi sono più giovani. Pavel, però, non ha certamente richiesto una cifra proibitiva o un allungamento del contratto che cozzi con la carta d'identità ingiallita.

Mentre i sig. Camoranesi e Trezeguet si concedevano, in campo, mesi di oblio molto ben retribuito, Nedved, assieme a Buffon e Del Piero, non ha mai lesinato sforzi.

Mancanza di stimoli? Si, proprio quelle motivazioni che due freschi campioni del mondo e un ex Pallone d'Oro hanno trovato.

A coronamento di ciò, il sig. Trezeguet si è persino permesso di inscenare una piazzata che con Moggi al timone avrebbe, giustamente, pagato a carissimo prezzo. Come contorno, dichiarazioni che facevano pensare ad una rottura inevitabile, visto che l'offerta era stata definita addirittura "offensiva". Eh si, un insulto alla miseria, ovvio. O magari una proposta commisurata ad età, tenuta fisica, campionato non entusiasmante e scarso mercato del giocatore...
Alla fine, il centravanti si riscopre juventino sin da bambino, emulo positivo dell'Onesto svedese, e tutti vissero felici e contenti. Ok, facciamo molti.

Comprensibile che Nedved sia un po' deluso da questa situazione, che lo ha visto messo decisamente in secondo piano rispetto ad altri campioni.

Ora vuole essere un po' coccolato, si aspetta che la società assecondi certe sue richieste, come il desiderio di allenare i ragazzini una volta lasciato il calcio.

Non sembrano richieste impossibili da soddisfare.
Per il bene di tutti, la società vada incontro al ceco.

Fatico ad immaginare una sfida con l'Inter con Pavel a casa in poltrona.

Diamo a Pavel quel che chiede Pavel, e chiudiamo l'ennesimo caso di un'estate per certi versi non molto meno intricata della precedente.

lunedì 9 luglio 2007

Riot act

Morgan De Sanctis rimarrà nella storia del calcio italiano.
Non per le sue qualità di portiere, bensì per essere il primo, nel nostro paese (secondo in assoluto) a chiedere la risoluzione unilaterale del contratto, avvalendosi della normativa Fifa che consente di svincolarsi dietro il pagamento di un indennizzo, ma solo per trasferirsi all'estero.
Nello specifico, una cifra tra i 3 e i 5 milioni, calcolata in base alla situazione contrattuale del giocatore.
La palla ora passa al TAS di Ginevra che quasi certamente darà ragione al portiere, come ammesso dalla stessa società friulana. Dovrà decidere anche l'importo della cifra che l'Udinese incasserà.
Il meccanismo è piuttosto intricato, ma consentirà, in conclusione, al calciatore di accasarsi dove vorrà, ovvero al Siviglia.

L'unico precedente è incoraggiante, per De Sanctis. L'anno scorso, Webster, difensore scozzese, si liberò dal suo club, l'Hearts of Midlotian, passando al Wigan dietro indennizzo.

Per chi ha compiuto, come De Sanctis, 28 anni è necessario aver onorato almeno due anni di contratto in base all'ultimo accordo, tre per chi è più giovane, come Webster.

Questa vicenda non è altro che l'ultimo, forse definitivo, tassello che sancisce la consacrazione del calciatore con il rispettivo procuratore come figura cardine del mercato e artefice del proprio destino.

Un processo iniziato con l'introduzione della legge Bosman, che consente ai calciatori privi di vincoli contrattuali di entrare in possesso del proprio cartellino, attribuendo al club solo diritti sulle prestazioni sportive. Ciò ha comportato la nascita dei cosiddetti 'parametri 0', ovvero giocatori che si trasferiscono da una società all'altra senza che quest'ultima debba riconoscere un indennizzo all'altra.

Nel 1995, Roberto Baggio, in scadenza di contratto con la Juventus, si trasferì al Milan per 17 miliardi. Fu una delle ultime applicazioni delle normative 'pre-Bosman'.

Inevitabilmente, oggi, i calciatori si trovano in una posizione di favore. Possono strappare cifre importante dal club di appartenenza sotto la minaccia di svincolarsi gratuitamente a fine rapporto.

De Sanctis non sarà un nuovo Bosman, ma poco ci manca.
Certamente, è un pioniere, che ha creato un precedente pericoloso.
Sono i signori in pantaloncini e maglietta ad avere il coltello dalla parte del manico, sempre più spesso ormai, grazie anche a chi li assiste. Morta una GEA, se ne fa un'altra.

Trattandosi di rescissione unilaterale, c'è ben poco che le società possano fare.
Salvo lamentarsi dei procuratori invadenti. Prendetevela con Bosman...