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La necessità di riempire le pagine dei quotidiani ha mietuto un'altra vittima: Raffaele Palladino.Non bastava la fantomatica offerta di 20 milioni avanzata la scorsa estate da Ferguson, quest'anno è la volta di uno scambio tra il napoletano e Rossi.Dopo gli acquisti milionari di Nani e Anderson, e la tormentata vicenda Tevez, considerando poi che in Premier i panchinari sono appena cinque, viene da chiedersi a cosa servirebbe avere Palladino in rosa.Tenendo viva comunque l'ipotesi della veridicità dell'offerta, almeno dell'ultima, c'è da dubitare della lucidità delle rispettive dirigenze.La nostra, che respinge uno scambio vantaggioso; e poi, Sir Alex Ferguson, che qualche segnale di appannamento in realtà l'ha dato, spendendo ben 25 milioni per l'onesto mediano Hargreaves e non rafforzando la difesa asfaltata a San Siro lo scorso maggio.Palladino, al momento, è 'tra color che son sospesi'.Ha qualità tecniche ed eleganza nei movimenti, ma non basta certamente per diventare qualcuno.Non ha il passo dell'esterno, la capacità di fungere da collante tra centrocampo e attacco della seconda punta, il fisico e la concretezza del centravanti.Nell'uno contro uno si perde tra frizzi e svolazzi, si smarca bene ma vanifica tutto causa poca freddezza sotto porta e scarsa capacità nel resistere ai contrasti.Destinato ad essere un eterno incompiuto, riserva in una grande, protagonista al massimo in una provinciale, gode di stima sproporzionata alle qualità.Abile nel marcare belle fanciulle (e nell'esser marcato, beato lui), non vorrei ritrovarlo tra qualche anno tra Apicerni e Moschino a 'Uomini e donne', oppure nelle copertine delle riviste patinate da chiacchericcio estivo. Che lo spirito di Roberto Bolle abbandoni il corpo di Palladino!La speranza è ovviamente quella di essere smentiti da un'improvvisa impennata di personalità del ragazzo.Più realisticamente, auspico cessione a qualche anima buona dal portafogli gonfio.
Se è l'erede designato di Del Piero, fermate il tempo.
I paragoni improbabili con Ibrahimovic non lo hanno aiutato. Lo svedese, con tutto il rispetto, gli mangia in testa, e non per questioni di altezza.
Giuseppe Rossi, che insieme a Ranieri è stato il principale artefice del 'miracolo Parma', poteva essere una scommessa affascinante. Lo sarà, ma per il Villareal, bontà loro.
Giovinco, che potrebbe catechizzare Palladino su concretezza e uno contro uno, vestirà la casacca dell'Empoli, ma è lui il futuro 10 della Juve. Almeno, così si spera.
Intanto, che Dio ci preservi sano il Capitano, Trezeguet, e pure Vincenzone.
Palladino? E' duttile, si adatta a tutte le posizioni. Destra, centro, sinistra, purchè in panchina.
E' stato l'acquisto più oneroso del mercato bianconero.A lui i tifosi bianconeri hanno persino dedicato un coro storpiando un celebre brano di Umberto Tozzi.Eppure, Tiago Cardoso Mendes fatica ad entrare nella parte che Ranieri gli ha cucito addosso.Le gambe sono ancora pesanti, certo, ma a preoccupare non sono le indubbie qualità del giocatore, bensì la sua funzionalità al progetto tattico di Mister Ranieri.
Rispetto alle premesse, lui e Almiron hanno subito una metamorfosi, positiva solo per il secondo.L'argentino, timidissimo in conferenza stampa, ha subito preso in mano le redini del centrocampo, dispensando pillole di quel talento che catturato i dirigenti bianconeri. Lanci lunghi e precisi come non se ne vedevano da tempo a Torino, personalità celata dietro quell'imbarazzo che in campo scompare, look e movenze alla Veron.Sembra quasi ci sia stato un misunderstending sulle caratteristiche di Tiago. Sfuggito Frings, abbandonata la pista Sissoko, qualcuno si aspettava di trovare un ruvido mediano sette polmoni.
Da buon portoghese, invece, l'ex Lione è portato a creare gioco, non a distruggerlo.
Il suo soprannome, 'lavatrice', si riferisce alla capacità di riciclare palloni sporchi trasformandoli in giocabili.
Al momento, il filtro è rotto, sta a Ranieri ripararlo.
I suoi inserimenti e la 'castagna' da fuori rischiano di trovare ostacoli sciaguratamente imprevisti nella contemporanea presenza di un regista cui coprire le spalle, Almiron, e di Nedved.
Il ceco, pur partendo da sinistra, ama accentrarsi, e il suo costante movimento a pendolo rischia di intasare gli spazi centralmente, costringendo il portoghese a tenere la posizione, come un Giannichedda qualsiasi, senza averne però il mordente.
Paradossalmente, si può ben dire che il problema di Tiago è rappresentato dal bianconero più in palla, nonchè suo compagno in mediana, e persino di stanza in ritiro. Mossa, questa, finalizzata a migliorarne l'intesa.
A fare le spese della situazione non può che essere il portoghese, che non garantisce quella copertura necessaria ad una difesa ancora da registrare. Lo abbiamo visto contro il Newcastle, quando sono stati messi a nudo i limiti del giocatore in fase difensiva e di un pacchetto arretrato poco rodato.
Le voci di mercato, come consuetudine, non risparmiano l'ambiente bianconero. Da Emerson a Makelele, ormai sfumato, sono diversi i mediani accostati alla Vecchia Signora.
Le alternative 'casalinghe' si chiamano Zanetti e Nocerino, e non è da escludere che le difficoltà del portoghese regalino la ribalta ad uno dei due, magari il giovane Under 21, un Gattuso dai piedi buoni.
L'infortunio di Camoranesi, al quale si è aggiunto il ko di Marchionni, potrebbe aprire nuovi orizzonti tattici, come il passaggio al centrocampo a 3, dove Tiago giostrava sul centrodestra ai tempi di Lione.
Al momento è solo un'ipotesi, probabile che per non vanificare l'ingente investimento Ranieri si giochi questa carta.
Piuttosto, è certo che il futuro del portoghese accanto ad Almiron nel 4-4-2 ha più ombre che luci.
Finalmente un pareggio, finalmente un gol. Dopo essere passati in svantaggio al 7°, con Murphy liberissimo in area di rigore pronto a sfruttare una respinta di Buffon, Molinaro realizza all'86° il gol del definitivo 1-1. Bene, tra gli altri, Almiron e Criscito, da rivedere Tiago e la coppia d'attacco Iaquinta - Trezeguet.
Per la cronaca, i cugini granata sono stati sconfitti per 2-0 dal Tottenham, mentre gli Onesti hanno preso tre pere dall'Aston Villa.
Siamo un popolo di direttori sportivi e allenatori.
Facile e divertente parlare di nuovi innesti e di tattiche quando in mano non si hanno nemmeno i soldi del monopoli.
Altra storia se ti ritrovi, a 36 anni, a gestire un'annunciata diaspora di talenti senza precedenti, frutto di un pro-cesso senza precedenti, basato su blablabla, prove concrete 0.
Questa però è un'altra storia, che si incastra comunque con la vicenda di Alessio Secco, passato dal tranquillo ruolo di team manager al doversi districare in quella giungla che è il mondo del calciomercato.
Figlio d'arte, cresciuto a pane e Juve, faccia pulita da bravo ragazzo, quanto di più lontano da occhiaie e ghigni beffardi dei precedenti dirigenti, è stato investito del non facile compito di sostituire Luciano Moggi.
Personaggio discusso e discutibile per l'uso smodato del cellulare, certo, ma dalla sicura competenza calcistica.
Senza peli sulla lingua, è stato un po' come passare da Platini a Magrin.
L'estate scorsa il buon Secco doveva essere affiancato da una vecchia volpe come Capello, allenatore-manager alla Ferguson, prima che il friulano volasse a Madrid assieme a Cannavaro ed Emerson.
Thuram (chi?) e Zambrotta sono finiti al Barcellona.
Vieira ha scelto Milan sponda nerazzurra.
Come lui, Zlatan Ibrahimovic. Genio (il primo anno) e sregolatezza (il secondo), la sua cessione agli Onesti ha causato un fortissimo malumore tra i tifosi, sia per la destinazione, che per il prezzo, 24 milioni.
A costo di rimetterci qualcosa, era auspicabile spedirlo all'estero. La sua volontà, e del procuratore Raiola, era però chiara: Inter, e non è facile far fronte a personaggi del genere, a maggior ragione per una società inesperta. Con Moggi, probabilmente, la storia sarebbe stata diversa.
In un'intervista di qualche tempo fa, Secco ha fatto mea culpa, ammettendo un unico errore commesso fino ad ora, la cessione di Mutu alla Fiorentina.
I viola lo hanno pagato 8 milioni, più il prestito con diritto di riscatto della metà del cartellino di Bojinov. Il rumeno è definitivamente tornato ai livelli di Parma, mentre l'entusiasmo del bulgaro è diventato malinconia visto l'ostracismo di Deschamps. L'ex Chelsea, rispolverato e tirato a lucido dalla Juventus dopo la pessima esperienza londinese, si era detto disposto a rimanere. Stesso dicasi per Cannavaro. Mutu non viene considerato però un traditore, la scelta è stata della società. Il motivo principale è di bilancio. Tra le varie minusvalenza, per la punta è stata registrata invece una plusvalenza di 6.8 milioni.
Ossigeno per le nostre casse. Dal punto di vista tecnico, tenerlo assieme a Camoranesi, Nedved, Del Piero e Trezeguet voleva dire tenerne uno in panchina ogni sabato, con conseguenti malumori e mancata valorizzazione di Palladino. Se poi Bojinov fosse stato realmente valorizzato anzichè fatto marcire in panchina (i motivi restano ad oggi non del tutto chiariti), in molti non si mangerebbero le mani per il rumeno.
Con Marchionni e Zanetti eredità della Triade, l'unico colpo in entrata è stato Jean Alain Boumsong.
Apparentemente, basterebbe questo per invitare Secco a fare i bagagli.
In realtà l'operazione è stata caldeggiata da Deschamps, dopo aver constatato l'impossibilità di arrivare a Givet. Sarà un caso, ma poco tempo prima che l'operazione andasse in porto, l'ex difensore del Newcastle aveva cambiato procuratore, passando a Werth, manager dello stesso tecnico francese, probabile causa di alcune frizioni con la dirigenza.
Un mercato va costruito nel tempo, quello dell'estate scorsa è stato giocoforza improvvisato, ed è comprensibilissimo che l'unica richiesta del tecnico sia stata soddisfatta.
A proposito di Deschamps, sembra che il principale motivo del suo allontanamento siano state le frizioni con il giovane DS, anche a causa dell'invadenza del suddetto Werth.
La prima scelta per rimpiazzarlo era ovviamente Marcello Lippi, che ha declinato la proposta.
E' arrivato Ranieri, reduce dalla splendida salvezza ottenuta a Parma.
Ora viene il bello. Finalmente un mercato meditato e costruito nel tempo.
Mentre la squadra ancora si sbatteva nel pantano della B, venivano tesserati Grygera e Salihamidzic a parametro 0, e Criscito a caro prezzo, 7.5 milioni comprensivi delle comproprietà di Masiello e Konko.
Prima di tutto, con la serie cadetta alle spalle, c'è da affrontare la spinosa questione dei rinnovi contrattuali.
Dopo un'estenuante tira e molla, Buffon ha rinnovato sino al 2012.
A tre settimane scarse dalla buffonata contro lo Spezia, allunga pure Trezeguet.
In pochi giorni, tocca a Nedved e Camoranesi, mentre Del Piero è ancora in attesa.
Persa giocatori importantissimi in ruoli chiave, c'è da ricostruire la spina dorsale della squadra.
I dirigenti hanno parlato di 3 campioni, uno per ruolo. Siamo ancora in attesa.
Il primo arrivo è stato Iaquinta dall'Udinese per 11.3 milioni. Un po' troppi per una terza punta lungi dall'essere paragonabile al predecessore Ibrahimovic.
Il centrocampo è stato sistemato con l'innesto di Almiron e Tiago, che assicurano qualità in quantità industriale, dando adito a qualche perplessità sulla fase di contenimento come si evince dalle prime uscite. Economicamente, eccessivo il costo del primo, giusto quello del secondo.
Dopo la lunga corte a Milito, di fronte allo 'Zamparini spagnolo' Iglesias, Secco fa marcia indietro, ma torna dalla Spagna con Andrade, ottimo difensore prima dell'infortunio di un paio d'anni fa, oggi buon interprete del ruolo.
La fantomatica linea verde si è presto sciolta come neve al sole: via Marchisio e Giovinco, in prestito per carità, rimane in rosa Palladino, che gode di un certo credito agli occhi degli addetti ai lavori, abbagliati da eleganza e tecnica, alla faccia della concretezza questa sconosciuta.
Risultati dell'operato della rete di osservatori non se ne vedono, al momento.
Manca qualcosa, prima di comprare l'impressione diffusa è che si pensi a vendere, ma se si parla di soldi l'interlocutore deve essere Blanc, al quale chiedere ragguagli circa l'apparente ridimensionamento del budget a disposizione.
Lo sfoltimento della rosa procede a rilento.
Sbrigate bene le comproprietà, con i riscatti di Molinaro che va a sostituire il neoviola Balzaretti, con tanto di plusvalenza messa a bilancio, e del talentuosissimo Nocerino, mentre è stato incamerato denaro liquido dal mancato riscatto di elementi in surplus come Boudianski e Sculli, oppure Gastaldello, ripreso sì ma immediatamente 'mollato' alla Samp (assieme a Mirante).
Miccoli è stato sbolognato a Palermo dopo il prestito biennale al Benfica, contratti pesanti come quelli di Tacchianardi e Kovac sono stati rescissi. Via anche Paro, varie operazioni minori hanno permesso di far cassa con oltre 20 milioni.
Sono in lista d'attesa i vari Boumsong, Legrottaglie, Blasi, Olivera e Zalayeta, con il primo che non ne vuole sapere di levare le tende. Per gli altri, problemi d'ingaggio o semplicemente assenza di richieste nel caso dell'ex Samp.
Anche in questo si vedrà l'abilità di Alessio Secco.
Il giudizio su di lui non può e non deve essere definitivo, al momento mi sento di promuoverlo con riserva, e una buona dose di buonismo.
Se nulla si muoverà da qui al 31 agosto, sarà il bilancio complessivo a cambiare.
Resta però un aspetto su cui riflettere: sino a fine giugno, il DS è stato affiancato da Bettega in veste di collaboratore di mercato, prima di non essere confermato, probabilmente a causa di un passato che il nuovo corso vorrebbe dimenticare.
Finchè c'era Bobby Gol, le cose sembravano andare per il meglio. Come dichiarato da Caliendo, ex manager di Trezeguet, è stato proprio Roberto, fungendo da intermediario, a facilitare il rinnovo del franco-argentino. Una sorta di ultimo regalo per la sua amata Vecchia Signora.
Da allora, un solo acquisto, Andrade, voci, polemiche implementate dalle prime sconfitte estive.
Casualità, inevitabile realtà perchè i soldi sono finiti (in barba alle promesse), oppure reale difficoltà nell'operare sul mercato, in entrata come in uscita?
Uno dei quesiti che accompagnerà i tifosi bianconeri sino al 31 agosto è "Dove sono i 3 campioni promessi?".Il concetto di 'campione' è alquanto opinabile, essendo stato accostato persino a Moschino e Alfieri.Si fa comunque fatica ad associare un termine così impegnativo ad Andrade e Tiago, elementi di ben altra levatura rispetto ai predecessori, ma pur sempre di minor cablaggio rispetto a Cannavaro ed Emerson.Proprio i due illustri fuggiaschi destinazione Bernabeu potrebbero essere le ultime due cartucce che Secco è pronto a sparare.Su di loro, il tifo si spacca: da una parte chi non perdona loro l'aver abbandonato la barca nel momento del bisogno, dall'altra i più pragmatici e preoccupati per le sorti della squadra che ritengono importante l'apporto dei due ultratrentenni.Ci sono varie prospettive per giudicare l'atteggiamento del brasiliano e dell'italiano.In un'ottica aziendalistica che lascia poco spazio ai sentimenti, di fronte ad una proposta più congrua al loro valore, i due, armi e bagagli, sono partiti alla volta di Madrid. Legittimo, nessun rancore, grazie di tutto.Volendola vedere in una maniera più vicina al tifoso comune, mettendo persino un po' da parte i benefit tecnici, una volta scelta una strada, non si torna indietro. Hanno abbandonato la barca che stava affondando, addio.Soprattutto Cannavaro ha prima espresso il desiderio di restare quando la B era solo una minaccia, salvo prendere il primo aereo per Madrid non appena divenuto realtà il sogno di tutti gli anti-juventini d'Italia.Senza quelle parole, il solo sentir pronunciarne il cognome provocherebbe meno travasi di bile.Al momento, comunque, sono solo ipotesi, che potrebbero rafforzarsi se la difesa continuasse a ballare e la coppia Almiron - Tiago mostrasse ancora lacune in fase difensiva. Per la cronaca, ci sarebbe Nocerino, rimasto uno dei pochi della prima elogiata poi nei fatti bistrattata 'linea verde'.La stagione dei due ex non è stata comunque delle migliori.Il rapporto tra il brasiliano e il pubblico del Bernabeu non è stato mai facile. Tifosi dal palato fine, abituati a gente che gioca di fioretto, ai calciatori cool e fashion, ricchi e viziati, hanno mal digerito il razzolatore brasiliano. Poco importa se è utile nell'economia di squadra, come direbbe Florentino Perez, sono altri i giocatori che fanno vendere magliette.A Cannavaro le cose sono andate un po' meglio. Dopo un difficile inizio, dovuto sia ai ritmi di un campionato da sempre cimitero di difensori e paradiso delle punte (chiedere a Ricardo Oliveira) che alla sborni post-Mondiale con tanto di Pallone d'Oro in arrivo, la sua stagione è stata in crescendo.Via Capello, è arrivato l'esteta Schuster, forse non il tecnico ideale per vincere la Liga ma certamente quanto di meglio per soddisfare l'enorme ego di Calderon e dei supporters blancos.
Gli arrivi di Metzelder, degno erede di Woodgate, e dello strapagato Pepe (28 milioni!) rischia di togliere spazio a Cannnnnnnnnnavaro, mentre il Puma rischia di trasformarsi in malinconico pachiderma. A completare la savana ci pensa l'ippopotamo di Bari Vecchia, l'Antonio perduto.
La tenuta fisica del brasiliana desta qualche perplessità, pure in Spagna non ha smesso di flirtare con la pubalgia.
Inoltre si è offerto a mezzo mondo, in testa Inter e Milan, e non è certo il modo migliore di ripresentarsi a Torino. Manco fosse una vecchia baldracca, ora aspira alla nobile Vecchia Signora.
Materazzi non lo vuole all'Inter, memore del suo passato bianconero. L'essere avverso all'amico di Zizou, invece, depone a favore del Puma.
Resta da chiedersi come verrebbero accolti, in primis dai compagni.L'anno scorso hanno infranto il patto nello spogliatoio. Date le circostanze, la partenza del Pallone d'Oro dev'essere stata quella più indigesta, ma la comune esperienza azzurra con 3 big potrebbe risanare la frattura.
I tifosi probabilmente, dopo qualche mugugno, scenderebbero a più miti consigli, comprendendo che dei fischi sarebbero controproducenti per tutti.
Il napoletano potrebbe cementare la difesa, aiutando il 'genoano dentro' Criscito a maturare.
A centrocampo, Emerson tarperebbe le ali a Nocerino che finirebbe altrove in prestito o comproprietà, alla faccia del puntare sui talenti di casa.
Ovviamente, ogni discorso verrebbe a cadere di fronte alla mancata volontà dei due a ridursi gli onerosissimi ingaggi.
Inoltre, Calderon non pare l'umiltà fatta persona, e pare difficile che acconsenta a liberare i due a parametro 0, o comunque a non incassare soldi, visto che l'idea di Secco pare essere la rinuncia a ricevere gli emulamenti ancora non versati dal Real per l'affare Emerson pur di arrivare almeno all'italiano.
Alla fine, la spina dorsale da ricostruire potrebbe comprendere altri due pilastri, più realisticamente uno, della Juve che fu.
Gli acquisti finora conclusi dimostrano inequivocabilmente, però, una nuova linea improntata su elementi under 30.
Invertire la tendenza può essere non una scelta, ma una conseguenza inevitabile di un mercato avaro di possibilità e da una dirigenza avara e basta, se è vero che i milioni da investire sono 50, ma prima di comprare si deve vendere (Secco dixit).
Promemoria: in caso di ritorno del figliol prodigo, vedendola in ottica biblica, un bel discorsetto contenente la parola 'Scusa' rivolta ai tifosi addolcirebbe la pillola a tutti, rinfocolando nei cuori bianconeri dolci ricordi dei tempi andati.
Quelli, per dirne una, dell'urlo di Cannavaro "Pumaaaaaaaaaa!" indirizzato al compagno che ci regalò con una zampata degna del suo soprannome un insperato quarto di finale di Champions League.
Eh si, erano proprio altri tempi.
Anche i tifosi del Milan possono finalmente coccolarsi il nuovo gioiello. E' Alexandre Pato, 17 anni elevato a nuovo fenomeno del calcio mondiale. L'esordio è previsto per il 7 settembre a Kiev, mentre potrà disputare partite ufficiali solo da gennaio. Il tempo dirà che si tratta del nuovo Kakà, per quanto pagato a carissimo prezzo (22 milioni complessivi), o del degno erede di Ricardo Oliveira, il cui nome suscita freschi e sinistri ricordi nei tifosi rossoneri. La scorsa settimana, Claudio Marchisio è approdato in prestito dalla Juventus all'Empoli. Apparentemente, le due notizie non c'entrano l'una con l'altra. Resta però una inquietante contraddizione: il Milan, altresì conosciuto come 'Villa Arzilla', acquista un potenziale campione, la Juve della (presunta) linea verde manda a maturare in provincia il talento più limpido uscito dal settore giovanile. Intendiamoci: i Pato e i Ribery non rientrano nel budget a disposizione di Secco. Investire cifre più o meno in linea con il potenziale, ma comunque molto ingenti, a maggior ragione se in ruoli dove non c'è penuria di uomini, è sconsigliabile, vista la necessità di ricostruire la spina dorsale della squadra spazzata via da Farsopoli. Sembrano passati secoli da quanto Blanc espresse l'obiettivo di far uscire un nuovo Ronaldinho, inteso come grande talento, dalle giovanili bianconere.
Possibile ci fosse un velato riferimento a Giovinco, smistato all'Empoli dove, si spera, giocherà. Il ragazzo ha mostrato strabilianti qualità tecniche, carattere e personalità, nonostante il fisico mignon.
Via lui, resta l'inconcludente Palladino, inebriato da paragoni importanti e starlette improvvisate.
Rossi non era una chimera, eppure nisba, perchè tanto c'è il napoletano. Se lui è il futuro Del Piero, fermate il tempo che è meglio.
Pallaibra, Palladinho... o Roberto Bolle? Sempre del fumoso Palladino si tratta.Addirittura la 'nostalgia canaglia' di Criscito per Genoa sembrava aver fatto breccia sui tenere cuori dei nostri dirigenti, tanto che si parlava di lasciarlo in rossoblu per un altro anno. Pericolo scampato.
Nocerino è stato costretto a fare retromarcia quando era già in viaggio per Firenze. Non è una metafora, ha realmente dovuto far inversione per recarsi a Pinzolo.
C'è pure il ribelle Chiellini in bilico tra le due Manchester calcistiche, ma che potrebbe pure restare a Torino.
Possibile che l'unico sicuro del posto, sperando sia la panchina, è Palladino? Amara risposta: sì.
Il problema si sposta più in là, e riguarda anche la tanto sbandierata rete di osservatori.
Modello Arsenal, si diceva. Peccato che, mentre a Londra continuano ad importare talenti, noi ce li facciamo soffiare sotto il naso.
L'anno scorso accadde con Ribas approdato poi agli Onesti, quest'anno con il ceco Hable ora di viola vestito.
Pochi giorni fa, Adu, eletto nuovo messia del football da tempo immemore, è approdato al Benfica per 1.5 milioni di euro (!).
Secco, se ci sei, batti un colpo.
Il calcio, si sa, è lontanissimo dall'esser una scienza esatta.In caso contrario, l'Inter avrebbe una bacheca invidiabile, visti gli sforzi di Moratti. Invece, ci sono polvere e vuoti, tra Tim Cup e altri 'prestigiosissimi' trofei.La Nazionale si è laureata Campione del Mondo in quel di Berlino, eppure il nostro calcio non tira più come una volta.Ciò che rende così inesatto il mondo del pallone, oltre all'imprevedibilità dei gesti tecnici, è anche l'aspetto economico.Il denaro è componente sempre più decisiva. In aggiunta, ovviamente, bisogna pure saperlo investire, Moratti insegna, e godere di una discreta dose di fortuna.Sono remoti i tempi dei trasferimenti record, con Lazio e Parma che spadroneggiano combattendo le grandi tradizionali a suon di miliardi.C'era una volta la A delle 7 sorelle, più che dimezzate l'anno scorso causa Farsopoli, dopo aver già perso pezzi causa dissesti finanziari. Il culmine, il fallimento della Fiorentina ripartita come Florentia Viola tra Gualdo e Montevarchi, in C2.Solo commissariamenti (Parma) e discutibili leggi ad personam (Lazio) hanno salvato due club dal crack a seguito dei disastrosi buchi generati dai rispettivi presidenti.Al giorno d'oggi, prima di fare mercato, i dirigenti guardano attentamente le casse, sempre più asfittiche, tanto da concludere operazioni dalla formula forzatamente innovativa.Anni fa il Milan mai avrebbe tentato di prendere Julio Baptista in prestito con diritto di riscatto, ma ora pure Silvio si è stancato di elargire denaro. Comprensibile, se ti ritrovi a tirar fuori una vagonata di milioni, 24 comprensivi del cartellino di Vogel, per il carneade Olivera.Nonostante un innalzamento, inevitabile tra l'altro, del livello medio della nuova Serie A, fa specie veder emigrare fior di talenti in cerca di spazio e soldi.Bianchi, Pellè, Rossi, forse Chiellini, storie diverse ma destino comune: tanti saluti al Bel Paese.Manchester City, Villareal e AZ Alkmaar (addirittura!) non sono certamente club di primissimo piano, nemmeno nei rispettivi campionati, eppure hanno speso ingenti somme per strapparci talenti. Rispettivamente, gli inglesi 13 milioni per l'ex bomber della Reggina, gli spagnoli 10 per 'Joe Red', gli olandesi 6 per il colosso salentino.
Di club italiani all'infuori delle grandi possibilitati ad investire certe cifre ce ne sono pochi. Disposti a spenderne, ancora meno.Il tutto, salvo poi scatenare aste milionarie per talenti stranieri, o presunti tali. Mentre i club stranieri hanno compreso la necessità di investire su giovani talentuosi in modo da costruire nel tempo qualcosa di importante, in Italia si vuole tutto e subito, tranne rare eccezioni, come la Fiorentina di Corvino.
I risultati sono stati a volte disastrosi, come dimostrano i crack di Cragnotti e Tanzi. Fare il passo più lungo della gamba conduce spesso ad un ineluttabile ridimensionamento.
Peccato che poi siano gli stessi dirigenti a lamentarsi dell'impoverimento del calcio italiano. Nessuno dubita che il sistema fiscale sia un deterrente che scoraggia proprietari e calciatori, così come quegli investitori stranieri che spuntano come funghi nella perfida Albione, certamente una maggior oculatezza gioverebbe. Così come la presenza di qualche Corvino in più.
I conti non tornano, insomma. Si vive di contraddizioni.
L'Inter che l'anno scorso doveva spaccare il mondo, svolto il semplice compito in Italia, esce con le ossa rotte (Burdisso, nel vero senso della parola) dall'Europa.
Il Milan cede Shevchenko, lo rimpiazza con un brasiliano rivelatosi oggetto misterioso, ma vince la Champions. Incassato l'assegno che spetta al vincitore, non compra, per ora, nessuno. Difesa anziana? Assenza di alternative in mezzo al campo? Si cerca una punta.
La dirigenza bianconera promette investimenti pesanti, nell'ordine dei 50 milioni, sul mercato. Al momento ne sono stati poco spesi più della metà, il mercato è chiuso per bocca dei dirigenti, si tratta per alcune cessioni. Poi, forse, si torna a comprare.
La Fiorentina dei giovani tessera Vieri.
Lotito, notoriamente 'genovese', spende oltre 7 milioni per Carrizo.
Abramovich, la nemesi di Lotito, vende prima di acquistare, impostando una campagna che potrebbe non generare il solito profondo rosso a bilancio.Il Barcellona, quando ti aspetti che, dopo aver tesserato Henry e con Dos Santos e Bojan in rampa di lancio, liberi uno tra i nemici Eto'o e Ronaldinho, conferma tutti.
I giovani italiani in cerca di gloria che finiscono addirittura in Olanda.
Questo, e altro ancora, dimostra che strano mondo è il calcio.
Forse è (anche) questo che lo rende tanto amato.
Seconda partita vera, seconda sconfitta per la Juventus.
Sconfitta per 1-0 ad Amburgo, con gol di tale Choupo-Moting.
Poco si sa, visto che il match è stato trasmesso in esclusiva sul sito dell'Amburgo.
La formazione iniziale: Belardi, Birindelli, Boumsong, Legrottaglie, Criscito; Blasi, Zanetti, Nocerino, Salihamidzic; Del Piero, Palladino.
Un solo titolare in campo, il capitano.
Gli anseatici decisamente avanti nella preparazione, visto che lo start per la Bundesliga è fissato all'11 agosto.
Le polemiche, però, non mancheranno.
Il Real ha incassato tre pere dall'Hannover, per la cronaca, proprio ieri.
Facciamocene una ragione, la stagione sarà lunga.Che questo sia calcio estivo, a qualcuno non importa. Amen.
Evitiamo catastrofismi, altrimenti al primo stop ufficiale ci saranno suicidi di massa.
Team Manager, DS... giardiniere. E' l'evoluzione professionale di Alessio Secco. Nessuna bocciatura, semplicemente, dopo aver quasi concluso il mercato in entrata, ora il giovane Direttore Sportivo dovrà indossare le vesti da giardiniere per potare quella splendida quercia ultrasecolare della quale si occupa. Leggasi: snellire l'organico da mettere a disposizione di 'Tinkerman' Ranieri. Si tratta, insomma, di tagliare i rami secchi, magari per poterne far crescere di nuovi. Fuor di metafora, difficile che nuovi puntelli arrivino per sistemare l'incerta difesa vista al St. James Park. In difesa ci sono molti nomi in ballo. Sicurissimi di restare sono i soli Birindelli e Zebina in aggiunta ai nuovi Andrade e Grygera. Sembra pure che Criscito debba dire addio alla speranza di rivestire la maglia rossoblu dell'amato Grifone. In bilico, per motivi diversi, Boumsong, Chiellini e Legrottaglie. Il francese è come quei politici attaccati alla poltrona affatto disposti a mollarla. Non ne vuole sapere di accettare altre proposte, vorrebbe persino rinnovare il contratto. No comment. Pare, ma è meglio dirlo sottovoce, che si sia convinto ad accettare la corte del Valencia. Prima eliminano l'Inter dalla Champions, poi si prendono Boumsong. Simpaticissimi. Il rapporto tra Giorgio e la Juve pare essere irrimediabilmente compromesso dopo l'inopportuno sfogo in conferenza stampa. Un infortunio (diplomatico?) lo ha messo fuorigioco per la sfida di Amburgo. Il buon 'Infradito', invece, è prigioniero di un ingaggio da star, Besiktas e Genoa, dopo gli abboccamenti iniziali, sembrano aver mollato la presa. Il Manchester City pare intenzionato ad affondare il colpo per Chiellini, e viste le circostanze non è da escludere che l'operazione si sblocchi per la gioia di Eriksson. Proprio oggi si parla con insistenza di un rialzo bianconero per Meira. Appianate le divergenze con la dirigenza dello Stoccarda (in Germania i metodi moggiani sono particolarmente sgraditi), la strada pare in discesa.Se due più due fa quattro (ed è così, checchè ne canti Thom Yorke), allora è proprio l'incasso dalla cessione dell'ex capitano dell'Under che potrebbe sbloccare l'affare con i tedeschi. Possibile che, in caso di dipartita, da Torino s'intende, multipla, arrivi a corredo pure l'argentino Heinze, la cui posizione pare essere in stand-by.In mezzo al campo, dopo il discutibile prestito di Marchisio all'Empoli e le rescissioni dei superflui Giannichedda e Tacchinardi, c'è meno intasamento. I centrali sono cinque, probabile che Blasi faccia di nuovo le valigie. Lo cerca il City, il giocatore per bocca del procuratore pare gradire. Ad attenderlo, Eriksson, che oltre alle belle donne ama pure il Bel Paese, tanto da bramare Chiellini e avere già in rosa Corradi, un altro che a donne se la passa bene, e Bianchi. Persino Bojinov potrebbe finire nella fila della squadra del cuore dei fratelli Gallagher.Ruben Olivera ha 24 anni, piedi buoni ed inventiva. E' un pupillo di Paco Casal, il 'Moggi del Sud America'.Cosa chiedere di più dalla vita? Semplice, senso tattico e il giusto atteggiamento mentale. In questi aspetti non secondari, 'El Pollo' Olivera defice, tanto da poter suscitare facili ironie visto il suo soprannome. Dopo la buona annata con Capello, quella che doveva essere la stagione della svolta è stata invece un colossale flop, tra raptus alla Cassano e prestazioni senza nerbo. Per il bene di tutti, speriamo che qualche Cristo lo accolga.Non ha potuto prender parte alla tournèè anglo-inglese per problemi di transfer.Bastava chiedere a Lele per rimediare, ma in fondo per Olivera, e Zalayeta, non ne vale la pena.Già, 'El Panteron'.Ogni volta che si parla di lui, il discorso scivola sulle reti decisive contro Barcellona e Real in Champions League.Un po' come Birindelli, che, in una notte catalana che sorrise ai gregari, piazzò il cross decisivo che Zalayeta trasformò in gol. Eravamo in 10, espulso Montero, mandammo a casa i blaugrana. Altri tempi.Non si vive di rendita, oltre a quelle due marcature, poco altro ha fatto, mostrando applicazione e spirito di gruppo, ma pure un'esasperante senso di lentezza e inadeguatezza, spazzato via da qualche sporadico gol.E' grande, grosso, con il faccione simpatico, aggiungete quelle due benedette reti, e si fa fatica a parlarne male.
E allora, non insultiamolo, vendiamolo e basta.
Vuole l'estero, in Italia c'è solo la Juve. Maliziosamente aggiungo, disposta a pagargli l'ingaggio che si ritrova.
Speriamo di accontentarlo, senza coppe 4 punte possono bastare.
Via i rami secchi, altrimenti il rischio è di rimanere così, e affrontare la A con Boumsong e Legrottaglie qualche inquietudine la causa..
Certo, ci sarebbero ancora soldi in cassa, in base alle promesse fatte in tempi non sospetti, ma questa è un'altra storia.
L'estate scorsa la Juventus ha subito un vero e proprio massacro mediatico, conseguente alla bufera Farsopoli, ribattezzata, tanto per cambiare, Moggiopoli, come se questi fosse l'origine di tutti i mali del calcio.Come vittime di una sorta di legge del contrappasso, dopo che molti tifosi la stagione scorsa hanno optato per un boicottaggio verso certi mezzi di 'informazione', ora sono i media ad ignorare noi.L'amichevole Amburgo - Juventus verrà trasmessa in esclusiva dal canale tematico degli anseatici.Niente JuveChannel, niente Sky, niente di niente.Le vie dello streming non sono proprio infinite, quindi non ci sarà la possibilità di ammirare le gesta dei nostri eroi.Anni fa, Rete4 trasmetteva le sgambate valdostane. I tempi cambiano.Il canale tematico bianconero ha comprato i diritti per le sfide in terra inglese, ma niente Germania.L'unica giustificazione è che l'amichevole è stata programmata in un secondo momento, mentre all'inizio sembrava si dovesse affrontare in Terra d'Albione il Crystal Palace.Ciò non toglie che sia piuttosto sorprendente la mancata diretta da parte del canale tematico.Le partite ufficiali sono visibili su Sky, mentre altre sfide estive sono ad appannaggio di Rai o Mediaset.Che l'intera tournèè fosse trasmessa almeno sul canale tematico è davvero il minimo.
Assurdo pensare di non poter vedere la partita in alcun modo.
Non sono abbonato a JuveChannel, certamente la mancata visione di questa sfida non mi invoglierà a spendere 8 euro al mese quando per le gare che contano è sufficiente il pacchetto Calcio di Sky.
La Juve resta comunque il club con più seguito in Italia, strano che nessuna TV si sia mossa per poter trasmettere il suddetto match.
Forse l'orario (inizio ore 19.30, non il massimo per chi ha un palinsesto preserale consolidato), forse la formazione annunciata ampiamente rimaneggiata hanno sconsigliato operazioni dell'ultimo momento.
L'unica speranza, accessibili a tutti coloro che hanno un abbonamento ad Internet, è il sito ufficiale, che promette aggiornamenti.
La tempestività non pare esserne il punto di forza, speriamo che le notizie siano piuttosto frequenti.
Rimane lo sbigottimento per la mancata diretta, nonostante tutto.
Si dovrà lavorare anche nell'ottica di un miglioramento dei servizi, al fine di accontentare i tifosi e favorire la crescita di JuveChannel.
Miglior qualità e più quantità, più abbonati, più soldi. Recepito il messaggio?