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Le criptiche scelte di Donadoni contro la Francia complicano il cammino azzurro verso Euro 2008 e gettano ulteriori ombre sul futuro dello stesso CT.
Tra i papabili per sostituirlo, i soliti noti, da Capello a Lippi, passando per Ancelotti e Gentile.
Chi è il tecnico più adatto? Ecco una Bignami del mondo allenatori, suddivisi per categorie.
Categoria "Datemi chi voglio e vi solleverò il mondo": Fabio Capello.
Il tecnico friulano ha un curriculum da far spavento, ha vinto ovunque. Ego smisurato, probabilmente va d'accordo solo con se stesso. Certamente non con Totti, Del Piero, Ronaldo, Cassano, Beckham, e così via. Per allenare la Nazionale chiederebbe probabilmente di naturalizzare Terry, Gerrard, Lampard, Cristiano Ronaldo, Ibrahimovic e Trezeguet.
Categoria "So tutto io": Josè Mourinho.
Il tecnico del Chelsea è un dittatore. Il presidente gli impone Shevchenko, il portoghese lo sbatte in panchina o lo schiera fuori posizione. Ego più che smisurato (dite che è impossibile? Non conoscere Josè), probabilmente non va d'accordo nemmeno con se stesso. Ha più nemici di Bin Laden. Poliglotta, arrogante e presuntuoso, è il classico individuo che, se te lo ammanetassero al polso, pur di levartelo dalle scatole ti taglieresti tutto il braccio.
Categoria "Chi si accontenta gode, così così": Claudio Ranieri.
Abramovich voleva il sovracitato Mourinho, dovette aspettare un anno, così Ranieri rimase. La Juve voleva Lippi, questi disse no, e arrivò Ranieri. Destinato ad essere una seconda scelta, ha la grande occasione. Ha preso un Parma derelitto, centrare la salvezza è un po' come convertire Bin Laden al cattolicesimo. Lui ce l'ha fatta. A salvare il Parma. Lo chiamano 'Tinkerman' (pasticcione), in un paio di mesi gli juventini hanno subito capito il perchè.
Categoria "Nozze con i fichi secchi, abbinati ad un buon vino": Marcello Lippi.Ovvero, l'uomo che ha vinto la Champions anche con Nonno Vierchowood, Torricelli e Padovano; i Mondiali anche con Grosso e Iaquinta. C'è da dire che di finali di CL ne ha perse 3 su 4. Oggi fa il vinocoltore.
Categoria "Ahò, ma quanto semo fichi?": Bernd Schuster.
Ha la fama di essere un esteta. A Madrid, si sa, vogliono prima di tutto spettacolo e gol. Calderon, che la sa lunga, ma anche no, lo chiama per sostituire Capello. Esordio ufficiale al Bernabeu, sconfitta per 3-5 contro il Siviglia. Gol e spettacolo, viva la Spagna!Categoria "Dimenticati dal Signor... Albertini": Claudio Gentile.
Sergente di ferro, grande protagonista con l'Under 21. Difetti? Non ha mai giocato con Albertini. Voi direte, vabbè, chi se ne frega? Magari nessuno, ma lui c'è rimasto fregato. Oggi è a casa, dove si diletta con le bamboline voodoo raffiguranti Guido Rossi, Albertini e Casiraghi.
Categoria "Kasparov del pallone": Rafa Benitez.
Poliglotta, colto ma soprattutto preparato tatticamente. Il suo Liverpool è squadra letale, regala sprazzi di spettacolo e costante rigore tattico. Aria da secchione, piglio battagliero, sarebbe un perfetto giocatore di scacchi. Ad Istanbul, juventini, interisti e comunisti lo ringraziano per lo scacco matto alla squadra del Cavaliere.
Categoria "Gallina vecchia fa buon brodo": Gigi Cagni.
Vince solo perchè Mazzone al momento è disoccupato. Pur di non schierare Marchisio e Giovinco, fa giocare Moro e Antonini, mica De Rossi e Cristiano Ronaldo. Dovesse essere chiamato in Nazionale, verrebbero certamente precettati Tacconi, Beccalossi e Ciccio Graziani.
Categoria "Figlio dei tempi moderni": Ciccio Graziani.
Alzi la mano chi non ha imparato, grazie al Ciccio nazionale, a memoria la formazione del Vodafone Cervia. Non se la ricorda nessuno? Vabbè, il programma non ha avuto 'sto gran successo, ma Alfieri ha recitato in "Vita Smeralda", a fianco di Eleonora Pedron e Jerry Calà. Non c'entra con il calcio? E perchè, che c'azzecca Graziani con gli allenatori?
Categoria "Giovane è meglio": Arsene Wenger.
Hai più di 30 anni e non sei un portiere? Ok, allora fuori dalle palle. Questa, in sintesi, la politica dell'Arsenal. Merito di Arsene Wenger, che ai suoi giocatori cambia pure il pannolone. Sostituisse lui Donadoni, proverebbe a convincere Christian Totti a tornare in Nazionale.
In questa categoria rientra anche Cesare Prandelli della Fiorentina. Ha l'aggravante di stravedere per Adriano e Gilardino.
Categoria "Ringrazio il mio manager, e basta": Didier Deschamps.
Ha riportato la Juve in A. Come vincere un GP partendo in pole con una Ferrari mentre gli altri montano una Minardi con motore depotenziato. L'eccessiva invadenza di Werth, si dice, gli è costata la panchina. Grazie Werth.
Categoria "Recoba è Dio": Walter Novellino.
Il tecnico dei bovini stravede per Recoba e stima parecchio Paro. Non aggiungo altro perchè non mi va di infierire.
Categoria "Viva l'UE": Carlo Ancelotti.
In Europa è l'incubo di tutti. Pure di Berlusconi, il suo presidente, che odia l'albero di Natale (4-3-2-1). Si, però pure te Silvio se compri Olivera come seconda punta che pretendi, cribbio? Così, si fa un lifting e sorride a dentri stretti.
Categoria "Pelato è mejo": Luciano Spalletti.
Dopo la gavetta, finalmente la grande occasione in una big. A Roma, impone Totti centravanti e propone un gioco frizzante e veloce. Divertimento per tutti, soprattutto per il Manchester.
Nella stessa categoria rientra anche Stefano Colantuono, il quale, essendo fidanzato della Ribas, porterebbe con sè in azzurro Francesco Arca come massaggiatore, Fabrizio Corona come fotografo ufficiale, Costantino e Daniele come coppia d'attacco. Lele Mora nuovo presidente FIGC, al posto di Matarrese destinato all'"Isola dei Famosi".
Categoria "Kick boxing": Silvio Baldini.
Il piede più veloce della Serie A. Ha già fatto sapere di non volere in azzurro naturalizzati, oriundi, giocatori nati sotto Roma, gente troppo abbronzata, con orecchini e/o tatuaggi. Altrimenti, prende tutti a calci nel culo.
Categoria "Il 5 maggio è, quella data che, non ti scordi più": Hector Cuper.
Con lui, Mendieta e Farinos sembrano due fenomeni. Resterà nella storia per questo, ma soprattutto per la mitica conferenza stampa nel corso della quale cercò di chiarire il ruolo di Recoba. Nessuno capì cosa volesse dire, nemmeno lo stesso Chino, che continuò ad allenarsi nel giardino di Moratti.
Categoria "Gente di un certo livello": Giancarlo Corradini.
Due partite con la Juve, due sconfitte. Una partita con il Venezia, una sconfitta ed esonero. Nemmeno Donadoni avrebbe saputo fare peggio. Forse.
Categoria "Allenatori per caso": ex aequo, Bruno Conti e Mimmo Caso.
Ecco svelato il 3° segreto di Fatima: Conti e Caso, allenatori per caso.
Categoria "Genio incompreso": Alberto Zaccheroni.
Profeta ad Udine, vincente ma presto allontanato a Milano sponda Milan, disastro sull'altra sponda, stava per far retrocedere il Torino. Gli manca la Nazionale, poi ha fallito ovunque.
Categoria "Il cuore va, il cuore è uno zingaro e va": Walter Zenga.
Ha lavorato in USA, in D, in Romania per ben tre squadre di Bucarest (attualmente è alla Dinamo), negli Emirati Arabi e in Turchia. Gli manca l'Inter, poi avrà allenato tutte le squadre straniere possibili ed immaginabili.
Categoria "Vittime di Massimo Cellino e Maurizio Zamparini: il 40% dei tecnici provvisti di patentino.
Categoria speciale: "L'uomo che vince sempre": Roberto Mancini.
Qui c'è poco da dire, bisogna solo ringraziare San Massimo da Milano*, protettore dei dentisti, per non averlo ancora esonerato. Solo Roberto può riuscire nell'impresa di non vincere con uno squadrone del genere. Dai, siamo tutti con voi.
* presto o tardi, molti juventini si augrano venga ribattezzato San Massimo da San Vittore.
Punteggio ad occhiali a San Siro tra Italia e Francia, e il risultato è specchio fedele di una gara alla camomilla.
Lo squalificato Domenech schiera i suoi con un classico 4-4-2, proponendo l'insolita coppia di centrali Thuram - Escudè. In attacco, fuori Trezeguet e spazio ai veloci Anelka ed Henry.
Nonostante la nota ritrosia del tecnico dal sopracciglio folto per il bomber bianconero, la scelta è pienamente condivisibile alla luce dell'impostazione del match. Squadra votata al contropiede, bisognosa dunque di attaccanti rapidi e bravi nel ripartire. David non tiene palla, è devastante in area di rigore, ma stasera sarebbe stato decisamente fuori posto, finendo per rallentare la manovra e intasare gli spazi.
Donadoni, come noto, non brilla per acume tattico, e sceglie un 4-1-4-1 che sembra dire "primo, non prenderle". Del Piero è costretto per l'ennesima volta a fare l'esterno di centrocampo, Inzaghi è isolato, stretto nella morsa dei difensori francesi, i centrocampisti non si inseriscono. Risultato: Landreau spettatore non pagante per 90 minuti, non fosse per il bel tiro di Camoranesi nella ripresa. Senza dimenticare la traversa dallo stesso Inzaghi nella prima frazione, ma è solo un episodio estemporaneo.
Basterebbe leggere le formazioni per capire l'indirizzo della partita.
Nonostante il calcio regali sorprese, questa volta la storia già scritta viene fedelmente rispettata.
Chi si aspettava un'Italia aggressiva e propositiva, è rimasto deluso.
Sbagliata la distanza tra i reparti, innanzitutto. Baricentro troppo basso, con ben 9 uomini dietro la linea della palla e Inzaghi maliconicamente solo, poco pressing e Francia che, per senza affondare, fa possesso palla.
Camoranesi e Del Piero sono troppo defilati, i pericoli arrivano unicamente quando i due si accentrano.
In mezzo c'è troppa confusione, non possono essere De Rossi o Gattuso a smistare i palloni davanti alla difesa.
Quando, nella ripresa, entra Lucarelli, per dare più peso all'attacco, non cambia nulla, visto che Del Piero è costretto a portare la croce rientrando sovente su uno spento Ribery, mentre la fantasia è venuta meno con l'uscita di Camoranesi per Perrotta.
Ci voleva un Foggia in grado di far saltare il banco. Il pupillo di Giampaolo è in gran forma, praticamente sconosciuto e velocissimo. Niente, in panchina, e poi in campo per Del Piero, c'è Di Natale, fuori rosa da agosto all'Udinese e mai in campo in questo inizio stagione.
Se a questo si aggiunge l'assenza di inserimento offensivi da parte di chi (De Rossi, pessimo oggi) ha questa caratteristica nel DNA, ecco dipinto il quadro di una squadra senza nè capo nè coda, per colpe da imputare in primis ad un tecnico assolutamente inadeguato. Grazie ancora a Red Drive e Albertini.
La Francia? Non pervenuta, d'altronde pareggio volevano, e pareggio è stato, con il fondamentale contributo degli azzurri. Unico lampo, un occasionissima, la più limpida del match, capitata sui piedi di Anelka che spara su Buffon.
A corollario di ciò, un vergognoso atteggiamento del pubblico. L'inno francese è stato sommerso dai fischi. Stesso trattamento riservato a Del Piero al momento del cambio. Grevi pecoroni, questa gente avrebbe meritato una sconfitta della Nazionale. Il pubblico francese, che rispettò il minuto di silenzio in onore di Facchetti all'andata nonostante il clima invelenito dalla querelle Materazzi - Zidane, ci ha inflitto la sconfitta più pesante sul piano morale.
La sfida di mercoledì in Ucraina (senza lo squalificato Gattuso) diventa un crocevia fondamentale. Vincere, non esistono alternative.
In caso contrario, è meglio che Donadoni si trovi un'altra sistemazione.
LE PAGELLE:
ITALIA: Buffon 6.5, Oddo 6, Barzagli 6, Cannavaro 7, Zambrotta 6.5; Camoranesi 6 (Perrotta 5.5), Gattuso 6, Pirlo 5.5, De Rossi 5, Del Piero 5.5 (Di Natale ng); Inzaghi 5.5 (Lucarelli ng). All.: Donadoni 3.
FRANCIA: Landreau 6, Diarra 6.5, Thuram 6.5, Escudè 6, Abidal 6.5; Ribery 5.5 (Toulalan ng), Vieira 6.5, Makelele 6.5, Malouda 6; Anelka 5.5, Henry 5. All.: Markovsky (Domenech squalificato) 6.
Pubblico fischiante 3.
Dalle stelle alle stalle.
Da uomo-mercato a Fantozzi dell'area di rigore.
Questa la strana parabola di Alberto Gilardino.
Protagonista di due grandi stagioni a Parma, condite da 47 gol quasi equamente suddivisi, l'approdo in una grande. Doveva essere la Juve, della quale è tifoso sin da bambino (ritornello fastidioso e già sentito), invece è il Milan.
Buona la prima annata, discreta la seconda, che gli vale un posto per Germania 2006, la terza inizia sotto pessimi auspici.
A corollario di prestazioni anonime, tuffi degni del Cagnotto dei tempi d'oro in area di rigore e controlli approssimativi, gli assordanti fischi dei tifosi rossoneri nel match contro la Fiorentina hanno sancito la rottura, forse definitiva, con il giovane biellese.
Inzaghi scalpita, Ronaldo è prossimo al rientro, mentre la new sensation Pato si allena con il gruppo in attesa di gennaio.
La fiducia gli viene ribadita a parole, ma sembrano le classiche frasi di circostanza.
Il gioco basato su scambi veloci palla a terra mortificano il bomber costretto a giocare spalle alla porta nella morsa dei difensori avversari.
Precipitato in una sorta di crisi d'identità apparentemente senza sbocchi, appare un malinconico Calimero tra tanti bellissimi cigni.
La nuvoletta di Fantozzi lo accompagna sempre, quando si arrabatta in area di rigore concludendo il tutto con un tuffo carpiato, oppure quando cicca il pallone per la gioia della Gialappa's.
Dov'è finito il Gilardino conteso dalle grandi, promessa del calcio italiano e non solo e capace di trascinare un disastrato Parma alla salvezza?
Ricattato da Corona, deriso dai tifosi, abbandonato dal CT azzurro.
La frenetica realtà meneghina, a mo' di frullatore, rischia di bruciare l'ennesimo talento, per quanto questa sia una peculiarità più dell'altra sponda dei Navigli.
Il giocatore apre ad una possibile cessione, la società, per bocca di Galliani, è dapprima d'accordo salvo poi chiudere la porta.
Ecco, ciò di cui ha bisogno è proprio cambiare aria.
Torino potrebbe essere la città giusta. Tranquilla e discreta, a misura di Gilardino.
E' anche una questione di mentalità. Le sue caratteristiche tecnico-tattiche mal si conciliano con il viziato tifoso milanista, abituato ai giocatori di classe e a coccolare le bandiere, seppur sgraziate come Inzaghi. Alberto da Biella, giovane centravanti italiano, è come un elefante in un negozio di cristalli. Quantomeno, fuori luogo.
Con il supporter juventino, abituato a squadre operaie e ciniche, può scoccare la scintilla.
Difficile, ma non impossibile, pensare di vedere Gilardino in bianconero.
La Champions richiederebbe un ulteriore innesto in attacco, e l'identikit tracciata dalla dirigenza sui nuovi collima con le qualità di Alberto. Giovane, italiano, ingaggio non esoso.
Resta da convincere il Milan. Con il denaro, si possono scalare persino le montagne più impervie, e la strada che conduce alla punta è una salita non ripidissima.
Sono giorni che si parla di uno scambio con Adriano. Quasi impossibile che Moratti dia l'assenso, scottato da precedenti poco felici, per la sua Inter.
Il destino del biellese tornerebbe ad intrecciarsi con quello del brasiliano, dopo che la cessione di quest'ultimo aveva regalato, ai tempi di Parma, spazio, gol e successo all'italiano.
La storia, questa storia, non dovrebbe ripetersi.
Quella con la Juve, ancora nemmeno è iniziata. Tra un anno chissà.
In fondo, per trasformare il ranocchio in un bel principe (del gol), non ci vuole molto.
Basta trasferirsi un po' più ad ovest. Destinazione Torino.
Raymond Domenech colpisce ancora.
Riavvolgiamo il nastro: sono storia recente i deliri polemici contro il calcio italiano, causa acuto rosicamento provocato da pesanti sconfitte non digerite, prima con l'Under, poi a Berlino. Conseguenze inevitabili, somma incazzatura da più parti e squalifica da scontare proprio contro gli azzurri.
Stavolta, l'allenatore-sopracciglio fa arrabbiare gli Onesti, a causa della scelta di convocare il convalescente Vieira, fuori dalla Supercoppa, ovviamente persa contro la Roma.
Povero Ray, lo scorso anno Deschamps se l'era presa con lui per il motivo opposto, ovvero il persistente ostruzionismo verso Trezeguet. Lo stesso giocatore che in B si è preso qualche mese di vacanza ben retribuita e quaglia poco con il gioco della propria Nazionale.
Non c'è che dire, Raymond è un uomo dalle mille risorse, un vulcano di idee.
Ricorre alle stelle per le convocazioni, lascia a casa Giuly per un SMS inviato alla persona sbagliata, ovvero la moglie dello stesso CT.
La storia risale al 2004, quando il neoromanista inviò un messaggio alla donna, inconsapevole del suo legame con Domenech. A seguire ci fu un chiarimento tra tecnico e giocatore.
Il finale è storia nota. Prestazioni positive e trofei vinti con il Barcellona sono stati insufficienti per guadagnarsi un posto nei 23 di Germania 2006. Comprensibilmente, il ragazzo non l'ha presa bene.
Vecchie ruggini e simpatia si sono protratte sino al giorno d'oggi.
Dicevamo di Trezeguet.
In occasione dell'ormai famosa sfida di Palermo tra Italia e Francia Under 21, partita comprata a detta del CT, David era in panchina.
Tra Boumsong e Mexes, 99 persone su 100 sceglierebbero il secondo. Quell'1 è Ray, che, in occasione dei Mondiali, ha lasciato a casa il biondino in luogo del pupillo di Deschamps.
Oggi sembra rinsavito, o forse il quadro astrale di Bum Bum è sfavorevole, fatto sta che il romanista è nell'elenco dei convocati per la gara di San Siro, al contrario dello juventino.
Persino Frey, anch'egli osteggiato sin dai tempi dell'Under, è stato chiamato.
C'è un tempo per tutto.
Forse, anche per un Domenech cheto e simpatico, ma quel giorno pare essere lontano.
Prima la zampata a Cagliari, poi il volo a Montecarlo per ricevere il Golden Foot 2007, infine a Coverciano con la Nazionale.
Una due giorni davvero intensa per Alex Del Piero.
Sullo sfondo, la grana del rinnovo che tarda ad arrivare.
In primo piano, una condizione ancora in divenire, come dimostra il gol clamorosamente fallito in Sardegna, a corollario di una prova non entusiasmato.
Quanto basta per scatenare i classici strali antidelpieristi.
La discussione attorno alla figura di Alex vive come al solito su due piani.
Innanzitutto c'è lo scontro tra soggetti che viaggiano su binari paralleli. Da una parte, chi considera Del Piero come un Dio in terra, che predica calcio e parla con gli uccelli; dall'altra, chi auspica una rescissione contrattuale, afferma che è finito dal '98, e così via. Ecco, questi ultimi sono gli antidelpieristi, con dati inconfutabili che smentiscono categoricamente tesi campate per aria.
Per fortuna, poi, ci sono le posizioni, distinte, inconciliabili ma equilibrate, che animano i forum stimolando discorsi articolati ed interessanti. In questa dimensione, non è giusto parlare di 'pro' ed 'anti' in senso aprioristico, ci sono semplicemente menti aperte al dialogo con idee diverse.
Essere bandiera, capitano e bomber più prolifico della storia non può mettere al riparo dalle critiche, alle quali sono soggetti tutti i professionisti, a maggior ragione chi riceva un lauto stipendio. L'importante, positive o negative, è che siano costruttive.
Alla luce di ciò, bisogna affrontare con serenità il nodo Iaquinta. Dopo l'incerto precampionato, all'esordio ufficiale, l'ingresso dell'ex Udinese ha regalato profondità e velocità all'attacco.
Inamovibile Trezeguet, un nuovo dualismo si profila all'orizzonte.
Vincenzone non è Baggio, Totti o Ibrahimovic, nemmeno Mutu.
Il tempo passa per tutti, quindi pure Del Piero non è più quello del '96.
L'infortunio lo ha cambiato. Sono più rari i tiri 'alla Del Piero', mentre da un paio d'anni è tornato a cercare con maggiorù continuità l'uno contro uno e la soluzione personale.
Si muove più da prima punta, nonostante l'assenza di un regista e l'abulia di Camoranesi gli abbiano richiesto uno sforzo supplementare in B.
A Cagliari lo abbiamo visto alternarsi con Trezeguet nei rientri a centrocampo.
Una sorta di Totti juventino. Come il romanista, si muove sul fronte d'attacco, che però divide con il partner storico.
Il rischio è pestarsi i piedi con il franco-argentino ed esaurire anzitempo le energie a causa dell'eccessivo sacrificio tattico al quale si deve sottoporre.
D'altro canto, il timido, quasi timoroso Almiron, in linea con il fantasma di Tiago, giustifica a maggio ragione la presenza del più efficace creatore di trame offensive (assieme a Camoranesi) in organico.
Con Iaquinta ad aprire spazi, i centrocampisti possono inserirsi con maggior frequenza e c'è l'uomo giusto per il contropiede.
Poi accade che Del Piero, pure in giornata storta, segna il gol del momentaneo 1-2 e procura con astuzia la punizione decisiva, tenerlo fuori diventa sempre davvero difficile.
La patata bollente passa a Ranieri, il quale, tenendo conto di parametri quali età, condizione fisica e caratteristiche dell'avversario, di volta in volta deve avere il coraggio di fare la scelta giusta, che può essere pure la più ardua.
La certezza è comunque rappresentata dallo stesso Alex, come dimostrato durante il regno di Capello.
Quando lo chiami in causa, risponde presente.
Non è contento al momento delle sostituzioni? E chi lo è?
Ha l'intelligenza per accettare, seppur a malincuore, la panchina.
Il suo punto di forza, l'equilibrio, che tutti, dai tifosi al tecnico, devono mantenere.
Perdere il senso della misura, fare il passo più lungo della gamba è controproducente.
Impensabile possa disputare tutte le 38 partite in calendario.
Nessuno è eterno, e il nuovo contratto da stipulare dovrà tener conto anche di questo.
Ci vuole equilibrio, per l'appunto.
L'inizio sprint ha fornito a Mister Ranieri indicazioni contraddittorie.
Non inganni il bottino pieno tra A e Coppa Italia, le crepe palesate dovrebbero far riflettere la società sull'eccessiva sufficienza con cui è stato approcciato il mercato post-Bettega.
Questione di centimetri davanti a Buffon, e di personalità latitante in mezzo al campo.
Andrade e Criscito, titolari per forza vista l'imperdonabile carenza di alternative, hanno sofferto la fisicità dei vari Rossini, Larrivey e Matri, non propriamente stelle di prima grandezza del firmamento mondiale.
Maglie troppo larghe, marcature allegre ed approssimative, gli avversari sentitamente ringraziano.
Il Chiellini versione Briegel dell'esordio ha lasciato spazio al gigante impacciato di fronte alla scheggia impazzita Foggia. Differenza di passo mortificante per l'ex leader dell'Under 21, cingolato grezzo dalla lingua lunga.
Almiron, per non far sfigurare eccessivamente il malinconico Tiago, ha deciso di contendergli la poco ambita statuetta di 'nuovo Paro'. Anarchico, impreciso, indolente, timido e pasticcione, sembra il cugino sfigato del regista ammirato ad agosto. Magra consolazione, peggio di così, non può fare. Per la serie, poche idee ma confuse.
Nonostante questo (e non solo: l'isteria di Zebina, la pochezza del Brazzo e la cacarella di Iaquinta), il feeling con la vetta della classifica è rimasto tale e quale. 6 punti, 8 gol fatti e 3 subiti, ringraziando San Gigi che veglia su di noi.
Fortuna e palle ("due palle così", per la precisione) non mancano a questa squadra.
I computer della Lega hanno dato una mano, regalandoci un inizio piuttosto in discesa. Almeno fino al 4° turno, quando ci sarà il primo big match dell'anno, a Roma contro gli scatenati Spalletti boys.
Sarà un banco di prova fondamentale per la Juve, una vera 'prova del 9', dopo la passeggiata sui resti del derelitto Livorno e la sofferenza in terra sarda. Nel mezzo, dopo la sosta, l'impegno contro un'Udinese asfaltata dal Napoli de 'El Pocho' Lavezzi, rieletto (ennesimo) erede di Maradona da un pubblico dai facili entusiasmi.
Cullarsi sui primi successi è una violenza autoindotta.
Inutile illudersi, le carenze sono evidenti, il gap rispetto alle big consolidate non è stato colmato; la delusione, al momento dell'inevitabile confronto con la realtà, sarà meno duro se l'approccio del tifoso è improntato sul low profile, se paragonato alle vecchie, sfarzose abitudini.
Niente ridimensionamento o normalizzazione, ma un semplice calarsi nella mentalità operaia della squadra.
Ogni partita è una battaglia, abbiamo poco da perdere e molto da guadagnare. Questa deve essere la nostra forza.
Guai ad avventurarsi in voli pindarici di fantasia, la politica dei piccoli è passi è una necessità.
Osservando le avversarie, un posto in Champions è tranquillamente alla nostra portata.
Manteniamo un certo equilibrio.
La squadra è ancora in fase embrionale, come una larva in attesa di trasformarsi in farfalla, spiegare le ali verso orizzonti importanti.
Siamo solo la parvenza di una grande squadra.
Essere o sembrare, qui sta la differenza.
Solo il tempo scioglierà ogni dubbio sulla dimensione del gruppo di Ranieri.
Il secondo turno di A ha regalato emozioni, gol e sorprese.Non ad Empoli, dove l'Inter regola con punteggio all'inglese i padroni di casa. Ibrahimovic è il mattatore della serata con due reti, anche se gli contende lo scettro l'arbitro Ayroldi che non sanziona con un sacrosanto (per tutti tranne che per la Gazza) un fallo di Cordoba su Saudati. Per il resto da segnalare l'ingresso di Giovinco nella ripresa, mentre Marchisio è rimasto per motivi che sfuggono alla ragione in panca per tutto il match.In testa alla classifica svettano Juve e Roma.
I bianconeri battono per 3-2 il Cagliari al termine di una partita tiratissima. Anche qui l'arbitro, Tagliavento, ruba la scena a protagonisti come Foggia (doppietta) e il rientrante Camoranesi, concedendo ben tre rigori ai padroni di casa, ma facendone battere due, entrambi realizzati. Il capoccione di Chiellini rigetta indietro polemiche e fantasmi, vecchi e nuovi.
La Roma sconfigge con un perentorio 3-0 il modesto Siena, che pure fa soffrire gli uomini di Spalletti, in vantaggio con l'ennesima perla di Aquilani. Di Giuly e Totti, fresco di Scarpa d'Oro, nella ripresa, le reti della sicurezza.
Dietro, appaiate, Fiorentina e Milan non si fanno male nel posticipo giocato oggi causa Supercoppa di venerdì. Al rigore di Kakà risponde Mutu. I rossoneri hanno giocato in inferiorità numerica per 65 minuti a causa della scelta di Ancelotti di schierare Gilardino.
A 4 punti pure l'Atalanta, protagonista di una convincete vittoria contro il Parma orfano di Budan e Corradi. Nonostante l'assenza in extremis di Doni, il rigore di Zampagna e il colpo di testa di Carrozzieri regalano tre punti d'oro agli orobici.
A proposito di lotta salvezza, punteggio ad occhiali al 'Massimino', di nuovo aperto dopo la tragica scomparsa di Raciti, tra due delle squadre più spregiudicate del campionato, Catania e Genoa, a dimostrazione che ancora lo squalificato Baldini e Gasperini hanno molto da lavorare.
Nulla di fatto anche per l'altra genovese, la Samp che impatta con la rabberciata Lazio di Delio Rossi. Non basta l'ingresso di Montella per uno spento Caracciolo, mentre l'espulsione di Ziegler rimanda l'esordio di Cassano.
Spettacolo a Torino, dove i bovini vengono acciuffati in extremis dalla rete di Cozza che fissa il 2-2. Buon esordio di Recoba, gran gol di Rosina, le altre marcature portano la firma di Amoruso e Ventola.
Gol a grappoli pure a Livorno ed Udinese.
In terra toscana, la truppa di Orsi è sotto di 4 reti a fine primo tempo. Sembra di rivivere la serataccia dell'Olimpico di Torino della settimana prima. Stavolta, i labronici soccombono sotto i colpi dello scatenato duo Amauri - Miccoli (doppietta per lui), dopo la rete in apertura di Rinaudo. Rossini e rendono solamente meno amara la pillola. Curiosa l'assenza di Amelia; scelta di Orsi che lo ha visto turbato dalle voci di mercato, mentre il portiere se la spassa in tribuna e viene convocato da Donadoni in azzurro.
Si consolino, a Livorno, piange quasi tutta la Toscana, con 3 squadre su 4 ancora a quota 0 in classifica.
La sorpresona di giornata arriva da Udine, così come la conferma della stranezza di questo sport.
Una settimana fa, l'Udinese impone il pari all'Inter, giocandosela alla pari e potendo persino recriminare per qualche occasione fallita; il Napoli viene sconfitto senza appello dal Cagliari al San Paolo. Ieri, al Friuli l'uragano Lavezzi si abbatte sui malcapitati uomini di Marino, ispirando le marcature di Zalayeta (doppietta) e dell'ex Sosa. Nel mezzo, l'acuto dello stesso fantasista ex San Lorenzo e la rete del rientrante Domizzi.
Vallo a capire 'sto calcio...
Classifica:
JUVENTUS*, Roma 6
Milan, Atalanta, Fiorentina, Inter, Sampdoria 4
Napoli, Cagliari, Palermo 3
Catania, Lazio, Reggina, Torino 2
Parma, Genoa, Udinese 1
Empoli, Siena, Livorno 0
* 78 giornate consecutive in testa alla Serie A.
Il calcio è una malattia, regala soddisfazioni ma consuma fisicamente e mentalmente spettatori e protagonisti.
Proprio i calciatori sono colpiti da curiose patologie.
Tra le più note, c'è la cosiddetta "Sindrome di Masiello", che colpisce difensori ancora in giovane età.
I sintomi sono distrazioni in marcatura ed esitazioni da oratorio, interventi goffi e dormite colossali. Tra
le vittime illustri, Andreolli, attualmente tesserato per la Roma di Spalletti.
Malattia pericolosa è anche la nota "Sindrome di Guzman", forma meno aggressiva del "Morbo di Morfeo". Quest'ultimo, particolarmente attivo negli anni '90, ha colpito tra gli altri Locatelli (Siena) e Pirri, irrimediabilmente risucchiato in C ma un tempo talentino conteso. Si manifesta in maniera subdola, mascherato da colpi di classe ma palesato da lunghe pause.
La sua recente variante ha attecchito parecchio a Torino, dove ha colpito, dopo il 'capostipite' Guzman, Chiumiento e Palladino. Inconsistenza e giocate fine a se stesse sono l'innegabile dimostrazione del progredire della malattia. Inevitabili conseguenza, il parcheggio in provincia sino a definitiva cessione.
Ultima patologia, la terribile "Sindrome di Paro".
Lentezza esasperante, sguardo smarrito e passaggi in orizzontali sono segnali inequivocabili.
Se l'identikit calza a pennello, sei fottuto, caro il mio calciatore, la sindrome ha colpito anche te.
Proprio i tifosi juventini ne sanno qualcosa.
Registi che si trasformano in oscure presenze che passeggiano in campo senza un perchè.
Analizziamo l'evoluzione della malattia.
In principio, ovviamente, fu Paro Matteo, classe 1983, da Asti, aria assonnata, sguardo assente, faccia da impiegato comunale, passo da tartaruga zoppa.
Risulta essere 'regista', pur avendo palesato lo scorso anno limiti in fase di costruzione.
Sbolognato a Genova sponda rossoblu, il bravo Gasperini lo schiera a fianco di Milanetto, il vero fulcro della manovra. Il tecnico lo conosce bene per averlo avuto ai tempi della Primavera bianconera. Deschamps lo ha allenato un anno, e, amabilmente, non c'ha capito una cippa, preferendolo a lungo al ben più talentuoso Marchisio.
Via Paro, dentro Almiron e Tiago.
Eppure, l'ombra dell'astigiano continua ad aleggiare su Torino.
La malattia ha sin da subito colpito il portoghese, trasformatosi da stella annunciata in timida ombra del giocatore che fu.
L'argentino sembrava immune, dopo le prime, incoraggianti, uscite, tanto da costringere il tecnico Ranieri ad una scelta, con l'ex Lione immalinconito in panchina.
I nodi, però, stanno venendo al pettine.
Classico caso di contagio dovuto a costante contatto. I due sono, per la cronaca, persino stati in camera insieme durante il ritiro.
Durante l'ultima uscita a Cagliari, la timidezza di Almiron si è manifestata pure in campo. Passaggini, spesso sbagliati, anarchia tattica, vittima consapevole e colpevole del gioco a la 'viva il parroco' impostato dai difensori, è stato letteralmente travolto da Conti e Parola, mica Pirlo e Gattuso.
In una parola, si è 'parizzato'.
La Juve teorizzata a giugno, con la coppia Almiron - Tiago a dettare legge in mezzo, si è sciolta come neve al sole già a luglio inoltrato. Solo un sogno di una notte di mezza estate.
L'unico inamovibile è Zanetti. L'intoccabile, anche perchè se lo sfiori rischi di romperlo.
Tra infortuni e cartellini (è più falloso di Rocco Siffredi, ma in un altro senso) salta abitualmente mezzo campionato.
Marchisio avrebbe fatto comodo, ma adesso è all'Empoli, dove fa da riserva a Giacomazzi e Moro, in attesa che Cagni si accorga del talento suo e di Giovinco.
Su Claudio incombe la "Sindrome di Brighi". In parole povere, centrocampista molto talentuso che si perde tra prestiti sbagliati e problemi fisici.
Il problema non dovrebbe sussistere, vista la caratura del giocatore, ma, nel dubbio, riportarlo a casa sin da gennaio è un'idea affatto peregrina.
Soprattutto alla luce della 'parizzazione' imperante.
Ranieri meglio di Capello.Almeno a Cagliari, da dove il tecnico friulano non è mai uscito con i 3 punti.Partita da cuori forti, quella giocata in un Sant'Elia infuocato, vuoi per l'ambiente fin troppo caloroso (addirittura una sassaiola contro un pullman di tifosi bianconeri), vuoi per il caldo estivo.Nell'undici iniziale, Zebina preferito a Nocerino, con l'avanzamento di Salihamidzic sulla linea dei centrocampisti.Iniziano bene i padroni di casa, grazie ad un Foggia versione deluxe che fa perdere diversi anni di vita al povero Chiellini.Tutta la difesa è in sofferenza. I due centrali pagano lo strapotere fisico di Larrivey e Matri, e Criscito evidenzia problemi di concentrazione che gli fanno perdere sovente l'uomo. La mira delle punte isolane, per fortuna, è da rivedere. Abili ad incunearsi tra le maglie difensive bianconere, creano se non altro qualche grattacapo a Buffon.E la Juve? Lanci lunghi alla 'viva il parroco', sembrava di rivedere la squadra di Deschamps, con Almiron nelle vesti di Paro.L'unica, enorme, occasione, arriva proprio in extremis con Del Piero che, sfruttando un errore di Bianco, supera con un pallonetto Fortin, ma con il piattone mette la sfera sopra la traversa.Degno coronamento di 45 minuti indecenti.La ripresa si apre con l'uscita di Criscito, troppo in sofferenza sulle palle alte, avvicendato da Legrottaglie.Sono sempre gli uomini di Giampaolo a fare la partita, comprimendo la Juve nella propria metà campo.La sveglia arriva quando un anonimo Salihamidzic si infortuna è sostituito da Camoranesi, che pare subito ispirato.Il gol del vantaggio è realizzato da Trezeguet, come al solito implacabile in area di rigore nello sfruttare ogni pallone vagante.Non c'è nemmeno il tempo di sedersi dopo aver esultato, che la premiata ditta Tagliavento - Legrottaglie la combina grossa. Il difensore trattiene un po' Matri, che si lascia cadere come colpito da una testata di Zidane. Rigore generoso, che Foggia trasforma, nonostante Buffon sia riuscito ad intercettare la conclusione.Tutto da rifare.Tutto in due minuti.Così come tra il 54° e il 56° il pupillo di Giampaolo risponde al nemico di Domenech, tra il 67° e il 69° succede di tutto.Prima, viene concesso il secondo rigore al Cagliari per fallo di Chiellini su Conti dopo una percussione del figlio di Bruno. L'intervento pare essere sul pallone, e lo stesso Giorgio protesta in maniera veemente, con i compagni costretti ad allontanarlo dall'arbitro e Buffon che gli deve persino tappare la bocca. Il guardalinee, per fortuna, vede bene e costringe l'arbitro a cambiare la decisione, assegnando quindi un calcio d'angolo.
Due minuti dopo, Bianco si fa respingere un tiro a colpo sicuro da un Buffon stre-pi-to-so.
Al 75°, la magia la fa Camoranesi, che, su imbeccata di Almiron, mette in mezzo al volo da posizione defilata con un pallonetto che supera Fortin e viene spinto in rete, ad un centimetro dalla linea, dal capitano per il 2-1.
Partita finita? Neanche per sogno.
Pochi minuti e Tagliavento concede il terzo penalty ai padroni di casa, per fallo di Zebina su Larrivey. Anche qui, qualche dubbio. Stavolta, Foggia spiazza Buffon. 2-2.
Il francese viene espulso per proteste, dimostrandosi ancora una volta tipo irascibile e finendo per litigare addirittura con un operatore TV.
Pochi giri d'orologio e finisce anzitempo sotto la doccia pure Del Grosso per doppia ammonizione.
La Juve, però, non muore mai. Del Piero si guadagna con astuzia una punizione al 90°. Batte Camoranesi, cross al bacio per il testone di Chiellini che batte Fortin.
Stavolta, non c'è tempo per replicare.
Dopo 5 minuti (!) di recupero, il triplice fischio finale spegne i sogni di gloria degli uomini di Giampaolo, che dimostra, per l'ennesima volta, di meritare ben altri palcoscenici.
A proposito di conferme, dietro si balla, di testa Andrade e Criscito hanno palesato limiti preoccupanti. Legrottaglie, ha problemi in tutto il resto, non è la panacea di tutti i mali, anzi.
Almiron troppo avulso dal gioco, Tiago in panchina per 90 minuti, c'è voluto il rientrante Camoranesi per dare la sveglia.
Seriviva un rinforzo, che non è arrivato. Che Dio ce la mandi buona, intanto oggi è andata, e sono 78 giornate consecutive in testa alla classifica.
LE PAGELLE:
Buffon 7 - Da Pallone d'Oro su Bianco, sfortunato sul primo rigore di Foggia.
Zebina 4 - Macchia una prova comunque mediocre con l'assurda espulsione.
Andrade 5.5 - Di testa la vede poco, non è (ancora?) il leader che ci si attendeva.
Criscito 5 - Troppe amnesie, un passo indietro rispetto alle ultime prove (Legrottaglie 5 - Di testa la prende ogni tanto, ma da una sensazione di costante insicurezza, e regala a Tagliavento l'alibi perfetto per il primo rigore assegnato).
Chiellini 6 - Foggia lo fa impazzire, il gol riscatta una prova altrimenti opaca.
Salihamidzic 5.5 - Affonda poco, dimostrando di essere meglio come terzino, o come rincalzo (CAMORANESI 7.5 - Semplicemente, cambia la partita).
Almiron 4.5 - Involuto rispetto alle uscite estive, riuscirebbe a non far sfigurare il Tiago visto fino ad oggi in bianconero (Nocerino ng).
Zanetti 7 - Dio lo benedica e lo conservi sano e diffidato. In questa Juve è fondamentale.
Nedved 5.5 - Corre, corre, corre e... basta.
Del Piero 5.5 - Il gol sbagliato nel primo tempo è degno di Pacione. Troppo egoista, non basta un gol realizzato ad un centrimetro dalla linea per rivalutare una brutta prova.
Trezeguet 6 - Segna. Stop. Il solito, per il resto non pervenuto.
Ranieri 5.5 - Altro tuffo nel passato, altra vittoria. Questa Juve così grintosa e a sua immagine e somiglianza. Discutibile la scelta di togliere Criscito, meglio invertirlo con Chiellini. Altra pecca, Almiron doveva essere sostituito prima.
Cagliari: Fortin 5.5, Pisano 6 (Ferri ng), Lopez 5.5, Bianco 5, Del Grosso 5.5; Foggia 8, Conti 6.5, Parola 6.5, Fini 6 (D'Agostino ng); Larrivey 6, Matri 6 (Acquafresca 5.5). All.: Giampaolo 6.5.
Arbitro, Tagliavento 3 - Come i rigori concessi al Cagliari. Osceno come un film porno.
Assistenti, Puggiotto 6; Cariolato 6.5.
Probabile formazione (4-4-2): Fortin, Ferri, Lopez, Bianco, Del Grosso; Foggia, Conti, Parola, Fini; Larrivey, Matri.
(Marruocco, Canini, Pisano, Budel, Biondini, Marchini, Acquafresca).
All.: Giampaolo.
Dopo la larga e comoda vittoria all'esordio contro il Livorno, la Juve cerca il bis al Sant'Elia contro il Cagliari. Trasferta storicamente ostica quella sarda.Le ultime due discese in quel di Cagliari hanno prodotto solo due pareggi, entrambi per 1-1, maturati in maniera rocambolesca.
Un gol di Emerson, viziato dal fuorigioco del brasiliano stesso, non fu sufficiente per tornare in penisola con i 3 punti, alla luce del pareggio in extremis di Zola (168 cm), abile ad anticipare di testa Zebina (189 cm) mettendo alle spalle di Buffon.
A proposito di polemiche, l'anno dopo fu una rete di Cannavaro a recupero già concluso a fissare il risultato dopo il rigore di Suazo. Gli isolani hanno iniziato alla grande la stagione, espugnando il San Paolo all'esordio e staccando il biglietto per il secondo turno di Coppa Italia con la vittoria contro il Siena.
Sulla carta, la squadra appare indebolita rispetto alla scorsa stagione, ma anche più funzionale al credo tattico di Giampaolo.
Il giovane tecnico marchigiano è uno dei più preparati della A, abile tattico capace di dare un gioco alla squadra.
Fare meglio senza i 'tre tenori' Esposito, Langella e Suazo è l'affascinante scommessa dell'allenatore, nonostante un mercato condotto al risparmio.
La scorsa stagione è stata inficiata dal grave infortunio del primo e dall'eclissi del secondo, mentre l'honduregno ha brillato solo ad intermittanza, anche a causa del passaggio dal tridente ad un più pragmatico 4-4-2.
Quest'anno, i tre sono stati rimpiazzati con giovani di belle speranze come Acquafresca, Matri e Larrivey.
La sorpresa potrebbe essere l'attaccante scuola Milan, ex Rimini, che ha timbrato il cartellino già all'esordio in A. Forte fisicamente, dotato di discreta tecnica, vede la porta e legge bene i movimenti dei compagni.
Le sue qualità ben si combinano con l'opportunismo di Robert Acquafresca, in doppia cifra a Treviso lo scorso anno, e con la rapidità d'esecuzione dell'argentino.
Visto l'arrivo, in extremis, del transfert, potrebbe essere proprio quest'ultimo ad esordire.
I pericoli per gli uomini di Ranieri arrivano soprattutto dalla fasce, dove Giampaolo ha potuto ricostiture la coppia di ali che ha fatto la fortuna del suo Ascoli. Foggia a destra e Fini a sinistra garantiscono cross e, almeno l'ex milanista, giocate d'altra scuola degne del suo numero di maglia, quel 10 che a Cagliari vuol dire Gianfranco Zola.
In mezzo, il regista Conti e il mediano Parola costituiscono una coppia affidabile, e a dar loro manforte potrebbe essere Biondini, schierato anche a Napoli nel prudente 4-5-1 iniziale, pronto a diventare 4-3-3 in fase d'attacco.
La difesa non è certamente granitica. Mistero attorno a Canini, che il tecnico sembra proprio non vedere. La cessione ipotizzata i giorni scorsi non si è poi verificata. Spazio comunque alla coppia Lopez - Bianco, con ai fianchi Ferri e Del Grosso, davanti al discontinuo Fortin. Probabilmente tali scelte si spiegano alla luce della maggior esperienza dei titolari rispetto al già citato Canini e Pisano, protagonista con la nuova Under 21.
Una trasferta da non fallire, i 3 punti sono certamente alla portata di Del Piero & co..