lunedì 24 settembre 2007

Chi è causa del suo mal pianga se stesso

"Mi chiamo Jerda, e non è con le chiacchiere che uscirai da questa merda". Così parlò Jules Winnfield (Samuel L. Jackson) in "Pulp Fiction", capolavoro del geniale Quentin Tarantino.
Una frase del genere potrebbe benissimo essere rivolta al duo comico ma nemmeno tanto Blanc - Secco, rei di non aver operato un ultimo, fondamentale, sforzo ad agosto per accaparrarsi un altro centrale difensivo.
Un tesoretto di circa 20 milioni in cassa, la palese carenza di alternative, i dubbi sulla coppia titolare Andrade - Criscito, vuoi per motivi fisici (il primo), vuoi per l'inesperienza (il secondo), sembravano motivi sufficienti per completare il reparto. Invece, nisba.
Le perplessità sono confermate sin dall'esordio con il Livorno, dove i nostri soffrono la fisicità di Rossini. Brutto segno in vista di impegni ben più gravosi. Le conferme non tardano ad arrivare, tanto che Buffon non è mai riuscito a mantenere la porta inviolata. 6 gol in 4 partite, avendo tra i pali il miglior portiere del mondo, è un bottino allarmante.
Per la serie "Piove sul bagnato", a Roma arriva la mazzata: al 52° minuto, per intercettare un tiro di Perrotta, il ginocchio sinistro di Jorge Andrade subisce una torsione innaturale ed il tendine rotuleo cede, così pare almeno. Se la prima diagnosi fosse confermata, si tratterebbe dello stesso infortunio occorsogli il 5 marzo 2006 al medesimo arto, e che lo costrinse a saltare i Mondiali.
Le parole di Ranieri a fine partita non lasciano molto spazio alle interpretazioni, e dunque la stagione del portoghese è destinata a chiudersi qui. Vista la recidività dell'infortunio, potrebbe rischiare la carriera. La stessa cosa accadde a Ronaldo, a più stretto giro d'orologio, e prima di rimettere piede in campo dovette aspettare un annetto.
Il quadro, a questo punto, è disarmante. Una natura morta.
"Non può piovere per sempre", diceva il Corvo (Brandon Lee). Vero, si spera, ma sino a gennaio sono previsti acquazzoni localizzati nella zona di Buffon. Un po' come la nuvoletta di Fantozzi, degna appendice di una fantozziana - tafazziana dirigenza.
Volenti o nolenti, il portoghese era il punto fermo davanti a Buffon. A suo fianco, ha solitamente agito Criscito, a disagio contro avversari prestanti, tanto da venir sostituito nell'intervallo in due occasioni, ieri e a Cagliari. Così facendo, Ranieri rischia di bruciarlo, sarebbe stato meglio operare l'inversione con Chiellini, ridicolizzato in Sardegna dallo scatenato Foggia.
Proprio l'invenzione di Giorgio centrale fu una delle pochissime note positive del periodo Deschamps. Sulla fascia, dopo lo straripante esordio contro il nulla del Livorno, ha patito giocatori veloci di gambe e dal baricentro basso. Riproporlo in una posizione dove, in B, ha patito il Serafini di turno può essere un suicidio, ma, in tempi di vacche anoressiche, pure la soluzione migliore.
Dicevamo di Criscito. Senso dell'anticipo e della posizione, non gli mancano tanto i centrimetri quanto i chili. Gli ci vorrebbe una settimana di lavoro intensivo con Ventrone, poi possiamo pure presentarlo al campionato italiano di body building. Una costante: l'avversario fa perno sul corpo di Mimmo e, facendo valere una maggior prestanza, lo aggira con facilità. Sulla fascia spingerebbe ovviamente meno di un caterpillar come Chiellini, ma ha la tecnica per regalare cross invitanti a Trezeguet. Senza dimenticare Molinaro.
A questi discorsi, validi indipendentemente dal crack di Andrade, si aggiunge la scelta del centrale di destra.
Da scartare l'ipotesi dell'inquietante coppia centrale Criscito - Chiellini, due mancini, di cui il primo presenta il già citato handicap fisico, mentre il secondo è un terzino adattato.
Restano in piedi le candidature di Boumsong, Grygera, Legrottaglie e Zebina. Non quella di Birindelli, che si ribalta come accade al giocatore ogni qual volta viene puntato.
I due francesi sono out, Bum Bum per infortunio (ne avrà per 2 mesi), l'altro è squalificato ancora per 2 turni.
Il pugliese è uno specialista del ruolo. Non che la cosa tranquillizzi, viste le sue frequenti disattenzioni, ma tant'è, questo passa il convento. Che Dio ce la mandi buona, e lo guidi sulla retta via.
L'ipotesi migliore resta però l'accentramento di Grygera. Ranieri l'aveva provato centrale in estate nel corso della tournee inglese, salvo proporlo sulla destra al Trofeo Berlusconi. E' un terzino di posizione, apprezzabile crossatore nelle rare incursioni nella metà campo avversaria. AI centro ha disputato buone stagioni in Olanda con l'Ajax. E' tristemente la miglior soluzione possibile.
Sulla destra, in attesa del rientro del pazzo Zebina, può agire Salihamidzic. Se non altro, in quel ruolo, a ranghi presto compatti, c'è persino abbondanza, ma è solo un contentino vista la penuria di centrali affidabili.
Sino a gennaio, avanti con Salihamidzic (Zebina) - Grygera - Chiellini (Criscito) - Criscito (Chiellini). Pensare di affrontare l'Inter con questa difesa provoca un po' d'inquietudine.
I dirigenti dovrebbero farsi un esame di coscienza, perchè, oltre alla sfortuna, la colpa di questa situazione è loro. Spendere 10 milioni per un giocatore reduce da un infortunio gravissimo e a rischio ricaduta, senza intervenire sul parco alternativo, è stato imperdonabile.
Il braccino corto mostrato in estate dovrà necessariamente venir meno a gennaio, perchè gli interlocutori, consapevoli delle nostre necessità ed essendo in corso i vari campionati, ci faranno svenare. A questo punto, però, non se ne può davvero fare a meno.
Chi è causa del suo mal pianga se stesso.

domenica 23 settembre 2007

La Juve tiene vivo il campionato

La 4° giornata porta poco fieno in cascina per le grandi.
Pareggio sia per le milanesi, che per Roma e Juventus nello scontro diretto.
Bianconeri in vantaggio con Trezeguet, poi l'uno-due firmato Totti porta avanti i giallorossi. Nella ripresa, il rigore fallito da Del Piero sembra tagliare le gambe ai bianconeri, che ottengono però un pareggio insperato con Iaquinta, il migliore dei suoi, dopo i numerosi errori sotto porta dei padroni di casa. Da segnalare il gravissimo infortunio di Andrade, per lui stagione finita.
Nell'anticipo serale, il Milan si fa fermare anche dal Parma. A Seedorf risponde Pisanu, a conferma della priorità riservata alla Champions League.
Il risultato più clamoroso è però il pareggio a Livorno dell'Inter. Sotto dopo nemmeno un minuto con De Vezze, è Ibrahimovic a segnare l'1-1 dopo una grande azione di Maicon, poi espulso a pochi minuti dalla fine. Dagli undici metri le altre due marcature, ad opera di Loviso prima e dello svedese poi. Ennesima dimostrazione di come dalle lune dell'ex bianconero dipenda il destino della truppa di Mancini.
Al secondo posto, dietro proprio alla Roma, spunta a sorpresa l'Atalanta, vittoriosa contro la derelitta Lazio di Delio Rossi, priva di un organico in grado di reggere il doppio impegno campionato - Champions. Avanti con Langella, il pareggio di Mutarelli è vanificato dall'ennesimo gol di Zampagna in pieno recupero.
A braccetto con i bergamaschi la Fiorentina che espugna Catania con un colpo di testa del solito Mutu.
Colpo esterno anche per il Palermo, vincente in quel di Cagliari grazie a Zaccardo.
Punteggio ad occhiali per Empoli e Napoli. Cagni, finalmente, si decide ad inserire dal 1° minuto Giovinco che non delude ma viene sostituito per motivi tattici da Marchisio al 53°.
Stesso risultato nel posticipo serale, l'attesissimo derby genovese. Le due squadre non si fanno male, al contrario dei tifosi fuori.
Anche i cugini impattano, in casa contro il redivivo Siena. Non bastano due rigori parati da Sereni (il secondo ribattuto in rete da Maccarone), così come il gol di Dellafiore.
Continua il momento d'oro di Di Natale: prima la doppietta contro l'Ucraina, poi il gol ammazza-Juve, infine le due splendide reti che condannano la Reggina al ko. Se va avanti così, un posto per la sfida di ottobre contro la Georgia non glielo leva nessuno.

Classifica:
Roma 10
Inter, Atalanta, Fiorentina 8
JUVENTUS, Napoli, Palermo, Udinese 7
Milan 6
Sampdoria 5
Cagliari, Torino 4
Lazio, Parma, Genoa 3
Catania, Empoli, Reggina, Siena, Livorno 2

La rivincita di BaStoner

Un po' Doohan, un po'... Rocky Balboa.
Questo, in sintesi, il ritratto di Casey Stoner, fresco campione del mondo della Moto GP. Dopo 33 anni, una moto italiana torna a dominare nella classe regina, ponendo fine al lungo monologo giapponese.
L'australiano, 21enne, cresciuto a pane e motori, è al primo titolo in assoluto da quando, era il 2001, esordì giovanissimo in 125. L'altalena con la 250, sino allo scorso anno, passa in Moto GP con la Honda del team di Lucio Cecchinello.
L'inizio è sfavillante: pole all'esordio. Successivamente, conferma un fastidioso feeling con l'asfalto, da cui il soprannome "Rolling Stoner", gioco di parole particolarmente azzeccato per inquadrare i primi anni di carriera. Passa per un pilota abile nel dare gas, ma troppo avvezzo a stendersi.
Non è un predestinato come Pedrosa. Prima di quest'ultima stagione, aveva raccimolato solo 7 vittorie, tante tute rovinate e moto distrutte. Nel 2005 è preceduto solo dallo spagnolo mignon nel mondiale 250.
Il talento è comunque palese, tanto che la Ducati lo mette sotto contratto per la stagione 2007. Sembra che la Yamaha lo avesse indocchiato, ma fosse stato proprio Rossi, abituato ad avere compagni di box poco ingombranti, a porre il veto all'operazione.
I motivi di un cambiamento così repentino sono fondamentalmente due, e riguardano i matrimoni, con la casa di Borgo Panigale e con la bellissima Adriana (come Rocky), 18enne di origine ceca impalmata nel gennaio 2007.
Lei lo segue ovunque, gli ha regalato tranquillità, fondamentale per un ragazzo dal carattere chiuso e spesso solo nei lunghissimi mesi passati lontano da casa. A fine GP si ripete la stessa, tenerissima scena. Casey la bacia, e la mogliettina gli sfila il guanto per infilargli l'anello nuziale.
E' accaduto spessisimo al parco chiuso, dove Stoner è stata presenza fissa. Vincente all'esordio, presto si capisce che non è un semplice fuoco di paglia. Si ripete in Turchia, Cina, Catalogna, Inghilterra, USA, Repubblica Ceca e San Marino. 8 vittorie, altrettante pole, 6 giri veloci. Numeri di un monologo.
L'essere alla guida di un mezzo ufficiale ha fatto la differenza, così come avere uno staff di prim'ordine che ascolta e mette in pratica le indicazioni dell'australiano. In passato, forse per la giovane età, le sue parole erano tenute poco in considerazione. Passava per un tipo un po' pazzo e lunatico, lo abbiamo ritrovato freddo, quasi glaciale, abile nella messa a punto, implacabile e cannibale sin dalle prove, ma comunque umile.
Nei rari duelli con Valentino Rossi, ha messo le ruote davanti al pesarese a Losail, Shangai e Montmelò. Insomma, pure nei corpo a corpo, 'Bastoner' (Meda dixit) c'è.
Ogni paragone con Hayden è gratuito e forzato. Due dati: 2 vittorie contro 8; titolo conquistato all'ultima gara per la scivolata di Rossi contro la vittoria ottenuta con 3 gare ancora da disputare. Ovviamente, i numeri parlano per Stoner.
Anche togliere meriti al pilota per attribuirli esclusivamente al binomio Bridgstone - Ducati è sbagliato: il ragazzo ci ha messo del suo, andando sempre a punti (peggior risultato, il 6° posto che lo ha decretato campione), al contrario di Rossi, e non solo per colpa della Yamaha.
Se proprio si vuol fare un paragone, sorge spontaneo quello con il connazionale Doohan, ma i tempi non sono maturi. In comune, l'essere sbarcati nella classe regina a secco di titoli nelle classi inferiori, con diverse modalità però, visto che Mick ha esordito nel Motomondiale direttamente in 500, e le frequenti cadute, che hanno falcidiato la carriera del pluricampione australiano.
Borgo Panigale e l'Australia non sono mai state così vicine. Budget decisamente inferiore a quello dei colossi nipponici, l'ingegno italiano ha però avuto la meglio, in una rilettura su due ruote della vittoria di Davide contro Golia.
Una parola la meritano pure gli avversari. Capirossi ha latitato a lungo, Melandri ha pagato un mezzo non all'altezza, Pedrosa è andato ad intermittenza, Hayden non pervenuto, battuto persino in casa, a Laguna Seca, dove aveva sempre vinto. Da chi, non c'è nemmeno bisogno di dirlo.
Rossi merita un capitolo a parte. Il pacchetto a sua disposizione è certamente inferiore a quello di Stoner, a parità di condizioni magari avrebbe vinto lui, ma sono discorsi inutili, in assenza di una controprova. Il suo valore, comunque, non è in discussione. Resta il fatto che non è stato perfetto (scivolata in Germania), il capolavoro l'ha comunque piazzato, ad Assen. A Misano è stato lasciato a piedi dalla moto, a causa del nuovo motore. A casa sua (il circuito è ad una decina di km in linea d'aria da Tavullia), ha vinto... beh, che ve lo dico a fare. Stoner, come detto, lo ha battuto anche a Donington, uno dei circuiti preferiti da Rossi. Lì ha trionfato spesso, ed inoltre vive a Londra. Non secondo la finanza italiana, ma questa è un'altra, brutta, storia.
Cos'altro dire su questo 21enne che cadeva troppo? Da ducatista, GRAZIE MILLE, CASEY.
L'anno prossimo, con le new entry De Angelis, Dovizioso e, soprattutto, Lorenzo, Melandri compagno di box, la Honda in cerca di rivincite e Rossi carico come una molla speranzoso che la moto l'assista, senza dimenticare l'ipotesi monogomma sempre più concreta, sarà difficile riconfermarsi. E' una sfida entusiasmante, che di certo non spaventa il secondo campione del mondo più giovane della storia.
Go, DesmoCasey!

Crederci sempre, mollare mai: 2-2!

Il fattore C (cuore e carattere, niente... fortuna) premia la Juve che blocca la capolista Roma sul 2-2.
Ranieri propone una formazione audace, preferendo Grygera a Salihamidzic ed inserendo Iaquinta a fianco di Trezeguet, mentre Del Piero è il vertice avanzato del rombo di centrocampo che vede Zanetti davanti alla difesa.
Parte bene la Juve, con un Nocerino particolarmente volitivo che arriva due volte al tiro dalla distanza, peccato che i cross non siano il suo forte.
Il punto di forza della Roma, si sa, sono gli inserimenti da dietro, ed il primo a fornirne un assaggio è Cassetti, il quale, imbeccato benissimo da Totti, con un bel diagonale appena dentro l'area impegna Buffon.
Al 18° sono i bianconeri a passare in vantaggio. Del Piero allarga bene per Iaquinta, cross al centro sul quale irrompe come un falco Trezeguet che anticipa Mexes e trafigge Doni. 100° gol in A con la maglia bianconera per il bomber francoalgerino, 1° gol incassato da Doni in questa stagione e la dimostrazione che il tridente funziona.
L'ex attaccante dell'Udinese è una costante spina nel fianco per la difesa romanista, affonda a destra e a sinistra, muovendosi attorno a Trezeguet, e dimostrandosi il più in forma là davanti.
La difesa è messa costantemente sotto pressione, ma sembra reggere piuttosto bene, considerando la forza dell'avversario. Al 31°, però, il 'fattaccio': Mancini dalla sinistra verticalizza su Totti, spalle alla porta aggira Criscito e ha tutto il tempo per battere imparabilmente l'incolpevole Buffon. Le responsabilità sono da attribuire al difensore napoletano, troppo leggero nel contrastare la Scarpa d'Oro.
La partita cambia, sono i giallorossi a prendere in mano il pallino del gioco, la Juve concede campo alla Roma in crescita, mettendo alle corde gli uomini di Ranieri soprattutto sulle fasce. Così, 6 minuti dopo arriva il raddoppio, firmato ancora Totti, abile a scaravantare una palla vagante alle spalle di Buffon. Merito ancora una volta delle ali romaniste, bravissime nel defilarsi allargando le maglie difensive bianconere, e dei centrocampisti abili nell'aprire il gioco ed inserirsi senza palla. Meccanismi perfetti che valgono il primato. Stavolta è Mancini a sfuggire al controllo di Grygera che stringe al centro, mette in mezzo un pallone sul quale si avventa Aquilani, la respinta di Buffon taglia fuori i due centrali e Totti firma il 2-1.
La Juve non demorde, ed ancora una volta è il tridente a mettere in difficoltà la difesa romanista. Iaquinta, dalla sinistra, spizza per Trezeguet, finta del bomber e tiro a botta sicura di Del Piero, ma Doni compie un grande intervento.
Non succede più nulla, il primo tempo si conclude con la Roma in vantaggio. Peccato, il vantaggio di Totti ha cambiato la partita, fin lì ben controllata dalla Juve.
Ranieri presenta subito una novità: Legrottaglie sostituisce Criscito. Iaquinta parte più largo sulla destra, il modulo diventa una sorta di 4-2-3-1 speculare a quello romanista.
Il pallone del ko finisce sui piedi di Mancini su azione d'angolo, ma Grygera con la punta lo contrasta e l'azione sfuma.
Se qualcuno si chiede come mai Cassetti (infortunatosi nel primo tempo) sia stato preferito a Cicinho, la risposta non si fa attendere. Nedved si sveglia e affonda sulla sinistra dell'area di rigore, il brasiliano lo colpisce da dietro, il rigore è netto e, udite udite, viene concesso. Forse sorpreso da cotanta grazia, Del Piero calcia alle stelle.
Altra possibilità di chiudere il match per i giallorossi, che non fanno valere il classico "gol sbagliato, gol subito". Perrotta, al termine di un'azione insistita, calcia alle stelle, a porta vuota, su cross di Taddei.
Il destino si accanisce sulla Juve, Andrade si infortuna e viene sostituito da Birindelli, che va a destra, mentre Grygera affianca Legrottaglie in una difesa assolutamente inedita. Per il portoghese si parla di rottura del tendine rotuleo, sinonimo di stagione finita.
La Roma crea pericoli in successione, e Buffon deve compiere due difficili interventi prima su Totti (punizione) e poi su Mancini avventatosi sulla respinta. Il reparto arretrato soffre, si distrae sui calci d'angolo facendo infuriare il portierone. Se non altro, il fuorigioco viene applicato con rigore.
L'altalenante Del Piero viene sostituito da Palladino, la Juve lotta con grinta nonostante il tasso tecnico inferiore. Come prevedibile, il giovane napoletano non cambia l'inerzia del match, incanalato verso il 2-1 giallorosso con conseguente fuga.
All'87°, ancora Cicinho commette un'ingenuità, facendo invertire la rimessa laterale, battuta troppo avanti. Rimessa lunghissima di Chiellini, Iaquinta anticipa tutti sul primo palo, scavalcando Doni e rendendo inutile il tentativo disperato di Juan. 2-2, esplode la gioia incontenibile, in campo, in panchina e sugli spalti.
Il risultato va benissimo agli ospiti, e da qui alla fine non accade più nulla.
Senza un regista, con un centrocampo di contenimento e Nedved, piuttosto abulico, costretto a sacrificarsi, non si poteva chiedere di più.
Sarebbe una giornata da ricordare, non fosse per il terribile infortunio occorso ad Andrade (auguroni!) che complica i piani per il futuro. Ora che pure Boumsong avrebbe fatto comodo ma ne avrà per due mesi, Criscito palesa i suoi limiti fisici e, da mancino, faticherebbe a fianco di Chiellini, rischia di diventare fondamentale Legrottaglie, e uno tra Grygera e Zebina, quando rientrerà dalla squalifica, potrebbe essere accentrato.
Vanificato il tentativo di fuga della Roma, ora l'attenzione si sposta sull'impegno infrasettimanale contro la Reggina, dove il povero Ranieri dovrà necessariamente inventarsi qualcosa per schierare una difesa quantomeno presentabile.
E poi, il derby. Servono 6 punti, e nulla ci sarà precluso.

LE PAGELLE:
Buffon
7 - Decisivo su Cassetti, Totti e Mancini, non ha colpe sui gol.
Grygera 6 - All'esordio assoluto, tiene bene la posizione.
Andrade 6.5 - Stava disputando la sua miglior partita in bianconero. L'infortunio lo toglie di mezzo, forse sino al termine della stagione. Auguri (Birindelli 5.5 - Regala sempre brividi ai suoi tifosi, fa quasi tenerezza al cospetto di Totti).
Criscito 5.5 - Fino al vantaggio di Totti, gioca una buona gara. Nell'occasione, però, paga un fisico minuto al cospetto di avversari più prestanti (Legrottaglie 6 - Nonostante la pressione giallorossa, tiene piuttosto bene. Servirà, e molto, in futuro).
Chiellini 6 - Rispetto alle abitudini spinge poco, ma si fa valere con vigorosi interventi.

Nocerino 6 - Senza infamia nè lode, aggredisce i portatori di palla romanisti. Parte bene, ma i suoi cross sono sempre sballati.
Zanetti 6.5 - Preziosissimo davanti alla difesa, è l'unico indispensabile in mezzo al campo.
Nedved 5 - Nota dolente. Si fa vedere solo in occasione del rigore, per il resto la posizione inedita lo limita e corre a vuoto.
Del Piero 5.5 - Nel primo tempo impegna Doni con una bella volèe e su punizione, appare un po' troppo lento ed egoista, fatica da trequartista. Pesa il rigore sbagliato, una rarità (Palladino ng).
Trezeguet 6 - Media tra l'8 per il gol da re dell'area di rigore e il 4 per i restanti 90 minuti più recupero. Movimenti apprezzabili, ma non la vede mai. Nei primi 5 minuti riesce a toccare qualche pallone non azzeccando un passaggio nemmeno per sbaglio. Il solito, nel bene e nel male.
IAQUINTA 7.5 - Corre, salta, affonda ovunque, segna il gol del pareggio: semplicemente devastante, alla faccia di chi lo chiama "Iapippa".

Ranieri 6.5 - Come a Cagliari preferisce togliere Criscito, inserendo Legrottaglie anzichè scambiarne la posizione con Chiellini. Scelta discutibile, mentre il tridente, e soprattutto Iaquinta, lo ripaga alla grande.

Roma: Doni 6.5, Cassetti 6.5 (Cicinho 5), Mexes 6, Juan 6.5, Tonetto 6; Aquilani 6.5, De Rossi 6.5; Taddei 5.5, Perrotta 6.5, Mancini 6; Totti 7.5.

Arbitro, Morganti 6.5 - Bravo, ed è una notizia.
Assistenti, Faverani 6; Stefani 6.

Gli avversari: Roma

Probabile formazione (4-2-3-1): Doni; Panucci, Mexes, Juan, Tonetto; De Rossi, Aquilani; Taddei, Perrotta, Mancini; Totti.
(Curci, Cassetti, Ferrari, Cicinho, Pizarro, Giuly, Vucinic).
All.: Spalletti.


Inarrestabile. In una parola, la Roma di inizio stagione.
Vittoriosa a San Siro in Supercoppa Italiana, a punteggio pieno in campionato, reduce dall'esordio vincente in Champions League contro quella Dinamo Kiev che rievoca sinistri ricordi.
Il vero tallone d'Achille della squadra, lo scorso anno, è stata la coperta corta. Spalletti era costretto a schierare spesso lo stesso 11 a causa della penuria di alternative.
Al contrario di Secco e compagnia, il mercato dei giallorossi ha sfiorato le perfezione. Sono arrivati Juan, Cicinho, Barusso, Giuly (per 4 milioni, gran colpo) ed Esposito, ripreso Brighi e riscattato Pizarro, senza dimenticare i colpi in prospettiva come Andreolli e Antunes.
L'unica partenza pesante è stata quella di Chivu. Difensore carismatico e bravissimo nel dirigere il traffico là dietro, ha altresì evidenziato pecche nel controllo dell'uomo, parzialmente mascherate dall'ottimo Mexes. Il brasiliano Juan, ex Leverkusen, è un arcigno marcatore, rendendo il reparto più compatto rispetto al passato.
Di questa rinnovata solidità si giova in primis il connazionale Doni, classico estremo difensore della terra di Pelè e Garrincha: alterna interventi prodigiosi ad incertezze clamorose. L'uomo di esperienza è Panucci, riciclatosi in caso di necessità addirittura centrale. Cicinho ha trovato un cliente durissimo. Dall'altra parte, Tonetto si sta confermando come uno dei migliori terzini sinistri della A.
Un'altra novità della nuova Roma è la rinascita di Aquilani. Lo scorso anno, numerosi problemi fisici ne hanno frenato l'esplosione; stavolta, sono stati i malanni di Pizarro a spalancargli le porte del campo. Con De Rossi forma una coppia giovane, italiana, cresciuta a pane e Roma, che abbina qualità e quantità e con margini di miglioramento. Per il cileno si preannunciano tempo grami. Serve maggior copertura? No problem, ci sono Brighi e Barusso, impressionante all'esordio in B contro la Juve.
I collaudatissimi meccanismi hanno permesso di sopperire all'assenze iniziali di Mancini e Perrotta. Giuly si è inserito in maniera rapidissima, impressionando per l'intesa con i compagni. Cambiano gli interpreti, ma la musica è la stessa. Persino Vucinic, altra vittima di frequenti malanni fisici in passato, si è calato bene nel ruolo di esterno, in attesa di rimpiazzare, quando necessario, l'inamovibile Totti.
Proprio il capitano deve molto al tecnico toscano che lo ha inventato centravanti atipico. Si muove a tutto campo, apre spazi per l'inserimento dei compagni portandosi appresso un difensore, ma nonostante questo (e l'imprecisione dal dischetto, per la disperazione dei fantallenatori) ha conquistato titolo da capocannoniere e Scarpa d'Oro per i 26 gol realizzati nel campionato aziendale.
Marcarlo ad uomo può essere molto pericoloso. A parte il rischio di ricevere sputi e calci, seguirlo in ogni zona del campo rischia di aprire autostrade per i trequartisti giallorossi, Perrotta in primis.
Messa così, il quadro appare desolante. Volendo guardare il pelo nell'uovo, le alternative ai centrali difensivi titolari non sono il massimo, mentre l'assenza di un centravanti di peso potrebbe pesare in certe occasioni.
L'unica via per batterli è aggredire i loro portatori di palla, lasciando il compito di far ripartire l'azione ai difensori, costretti così ai lanci lunghi che non esaltano certo le doti palla a terra degli avanti giallorossi. Il contropiede può essere l'arma decisiva per gli uomini di Ranieri, non a caso Trezeguet rischia una clamorosa esclusione a favore del veloce Iaquinta.
Si parla anche di Legrottaglie, Molinaro ed Olivera, ma preferisco non pensarci.

CASEY CAMPIONE DEL MONDO!

Da Ducatista non posso che dire grazie a Casey, semplicemente implacabile quest'anno.
Ottimo il pacchetto Ducati - Bridgstone, Stoner l'ha sfruttato alla perfezione, non commettendo errore alcuno in gara.
A coronamento di questa annata fantastica, Capirossi ha vinto a Motegi il suo primo GP stagionale.
Soprattutto, però, possiamo finalmente urlare...
BASTONER
CAMPIONE DEL MONDO!

venerdì 21 settembre 2007

Jesus of Suburbia

Juve contro Roma, Del Piero contro Totti.
Si ripropone la sfida tra i numeri 10 più amati/odiati d'Italia.
A porre fine al dualismo in azzurro ci ha pensato il romanista, chiamatosi fuori al pari di Nesta. Il bianconero lo seguirà probabilmente dopo aver chiarito a Donadoni di essere una seconda punta.
Tutto iniziò ad Euro 2000 (a Francia '98 andava di moda il Del Piero vs. Baggio), che ha visto ampliarsi la forbice del consenso mediatico tra i due: ad Alex si imputa la sconfitta per due gol divorati, Totti è stato giudicato uno dei più positivi dell'intera spedizione. A seguire, un Mondiale da dimenticare per la Nazionale che Del Piero ricorderà per il gol al Messico, ed il successivo Europeo, anch'esso finito nel libro nero, che invece Totti rimembrerà pur volendolo rimuovere dalla mente per lo sputo a Poulsen.
Il momento delle rivincite è stato Germania 2006. Ad imporsi è l'Italia della difesa, da Buffon al sorprendente Grosso passando per il Pallone d'Oro Cannavaro, del trascinatore Gattuso e del condottiero Lippi.
La lunga cavalcata contro la Germania, il passaggio alla cieca di Gilardino e il piattone a girare con Lehmann inesorabilmente superato, resta probabilmente la sequenza più bella per il tifoso bianconero. Invece, il romanista probabilmente ricorderà la tensione negli occhi di Totti prima di battere il rigore decisivo contro l'Australia, il tiro nel sette, il ciucciarsi il pollicione a mo' di esultanza come tradizione.
Un anno da protagonisti con i rispettivi club, titolo da capocannoniere per entrambi. Purtroppo per noi, Alex ha gonfiato le reti in B, a seguito delle note vicende.
Dopo il ricco antipasto estivo, si ritrovano faccia a faccia all'Olimpico (di Roma).
Diversi in tutto e per tutto, soprattutto nel carattere. Tanto è schivo Del Piero quanto mediatico Totti. Il primo è passato dall'essere gay allo sposarsi ogni estate con Sonia, professione commessa. Questo secondo i giornali, per i quali la moglie sarebbe stata ingravidata un numero imprecisato di volte. In realtà, il matrimonio è stato celebrato in gran segreto e sul bebè in arrivo c'è il massimo riserbo. I diritti della cerimonia non sono stati venduti a Sky, la lista nozze non è apparsa su Internet. Di Del Piero non si ricordano calci, avversari calpestati, sputi, tiramolla con il CT e gesti bambineschi, dal "Vi ho purgato ancora" alle 4 dita mostrate a Tudor. Stile diverso.
Stile, per l'appunto.
Diverso è anche lo stato d'animo dei due. Tra disavventure in azzurro e la grana del rinnovo, lo juventino qualche preoccupazione ce l'ha. Serena la sua nemesi giallorossa, forte del momento straordinario della 'sua' Roma.
Roma, per l'appunto.
Croce e delizia del capitano. Dentro e fuori dal raccordo anulare, due storie diverse. Amato, venerato, elevato ad icona laica a Roma, coccolato dai giornalisti pronti ad esaltarne persino i peti, la consacrazione internazionale non è ancora arrivata, sia a livello di club che di Nazionale. Quando è stato investito del ruolo di trascinatore (Portogallo 2004, da Trapattoni; Manchester 2007, da tutti), ha deluso.
Popolare Totti, nazionalpopolare Del Piero. L'accezione del termine popolare assume connotati diversi. Nel primo caso, trattasi del 'suo' popolo, i romanisti. Nel secondo, di popolo italiano. Certo, non tutti amano o semplicemente rispettano Alex (per primi certi juventini...), ma è considerato una delle pochissime icone universali del nostro calcio. Come Maldini, esemplare anche fuori dal campo.
L'emancipazione di Francesco da Roma passa anche dal pomeriggio di domenica, in attesa della rivincità dell'Old Trafford.
Il calcio è pieno di eroi di provincia (la capitale d'Italia, dopo i due anni di gloria a cavallo del nuovo millennio, resta una realtà in disparte rispetto alle potenze del Nord).
Uno dei casi più eclatanti è certamente Julen Guerrero, centrocampista spagnolo, pardon, basco baciato dal talento ma tartassato dagli infortuni. Avesse voluto, negli anni d'oro c'era la fila per accaparrarselo, ma nel 1995 firmò un contratto decennale con l'Athletic Bilbao, il suo unico club professionistico. Il declino precoce ha tolto al calcio mondiale un protagonista annunciato ed incompiuto.
Totti può contare su qualità decisamente superiori alla media e una squadra all'altezza, inoltre il modulo di Spalletti è perfetto per esaltarne le qualità. Adesso o mai più. Inderogabile, anche se, in fondo, ha aspettato anni, può pure attendere un'altra domenica.
Ora come ora il giallorosso è più in palla e decisivo di Alex, ma comunque vada, una cosa è certa: non sarà mai come Del Piero. Stile diverso, per l'appunto.

giovedì 20 settembre 2007

Zero...

... sono i minuti giocati questa sera da Giovinco contro lo Zurigo.
Al momento della sua cessione (in prestito, deo gratias) ricordo frasi del tipo "Ad Empoli sarà titolare", oppure "Potrà disputare la Coppa Uefa". Alla faccia...

L'ennesima esclusione può significare due cose: la prima, Sebastian ha scavalcato Antonini (stasera in campo) nelle gerarchie, quindi domenica sarà finalmente in campo dal primo minuto; la seconda, Cagni non lo vede, se non come arma tattica da sfoderare quando a partita in corso per sfruttarne tecnica e rapidità.
L'Empoli visto sabato scorso a Roma, schierato con un prudente 3-5-1-1, rende il quadro più complicato. La presenza dell'inamovibile Vannucchi dietro l'unica punta riduce drasticamente gli spazi per il fantasista tascabile di scuola Juve. Ighli è la bandiera, il punto di riferimento, imprescindibile ed inamovibile, un po' come Del Piero in bianconero.
Già, Del Piero. Allenarsi con un campione del suo calibro, senza scordare i vari Camoranesi, Nedved e Trezeguet, può rivelarsi decisivo per un giovane. Decisamente meglio sedere in panchina a Torino ed annusare il calcio al quale Madre Natura l'ha destinato, piuttosto che fare lo stesso ad Empoli (nel senso di restar fuori, s'intende), osservando Antonini sbagliare controlli elementari e Pozzi inciampare sul pallone.
L'assenza prolungata di Camoranesi, l'età di Nedved e il difficile inserimento di Almiron e Tiago rendono la squadra attualmente povera di fantasia. La manovra si sviluppa perlopiù in orizzontale, il capitano è costretto ad arretrare alla ricerca di palloni giocabili, rischiando di isolare eccessivamente Trezeguet. Storia vecchia, film già visto. Titolo: "Un anno d'inferno", regista Deschamps, prodotto dal Cobolli&Gigli Group.
Non che un ragazzino di 20 anni possa essere la panacea di tutti i mali, ma una pezza, ogni tanto, la può mettere, perchè ha talento e voglia di sfondare. Chiede solo un po' di spazio e fiducia.
La storia di Amantino Mancini insegna. Riserva per sei mesi nel Venezia (in Serie B!), protagonista l'anno dopo di uno spendido campionato con la Roma. Dimostrazione di come la classe non basti, ci vuole anche qualcuno in grado di apprezzarla e valorizzarla.
Riportandolo a casa non abbiamo nulla da perdere, ma tanto da guadagnare.
Se la situazione in Toscana non dovesse cambiare, urge davvero ricondurlo all'ovile. Per il bene di tutti.

The song remains the same

Come l'anno scorso a Lisbona.
Allora fu Caneira, ex interista presto sbolognato.

Come Roberto Carlos, terzino rimpiazzato con Pistone, perchè secondo Hodgson non sapeva difendere.
Oggi, il brasiliano, dopo una splendida carriera, chiude in Turchia, al Fenerbahce, gli altri due sono senza squadra. Dio vede e provvede.
E' proprio la squadra preferita di Ataturk, al quale è intotolato lo stadio, teatro della Caporetto milanista datata 25/05/05, ad aver tenuto a battesimo la nuova Inter di Mancini.
Nuova fino ad un certo punto, perchè, seppur modificata in alcuni interpreti, la musica è la stessa.
Squadra spaurita e costretta sulla difensiva, reparto arretrato in costante difficoltà, centrocampo inesistente e attacco in balia del lunatico Ibrahimovic. Svestiti i panni del salvatore della patria vestiti in campionato, lo svedese si riconferma foca inconcludente non appena varcati i confini italiani.
L'isteria a strisce nerazzurre si è manifestata dopo il fischio finale.
Quando ci si interroga sulla possibile dipendenza della squadra dal terzino destro (Maicon), allora vuol dire che la sconfitta ha definitivamente compromesso la tua salute mentale.
Poi c'è chi rimpiange Recoba, chi maledice Solari, Stankovic e/o Suazo, oltre, ovviamente, al 'solito' Mancini.
Taccio di cose peggiori, mi è stato inculcato il rispetto verso le persone più sfortunate.
Curioso notare come il tecnico jesino divida, ancora una volta, le tifoserie. Se i supporters bianconeri auspicano una riconferma, per continuare a sognare, diversi interisti gli scavano, metaforicamente, la fossa, chissà perchè.
Confido in Moratti, che se lo tenga.
In fondo, solo il masochismo dei tifosi può portare "L'UOMO CHE VINCE SEMPRE" alla gogna.
Che ci volete fare, l'abitudine a vincere ha reso l'Onesto medio piuttosto esigente.
Cosa vuoi che sia una sconfitta contro la squadra del 50enne Roberto Carlos, di Alex, 5 presenze con il Parma, lento come pochi ma beneficiario della classica giornata di gloria come un Poborsky qualsiasi, e di Deivid (ma chi è?). Allenatore, Zico, per il quale Mancini aveva speso parole d'elogio nel prepartita. Indubbiamente, dopo la sfida il brasiliano avrà accresciuto la propria stima per l'allenatore marchigiano.
Nessuno lo dice, tutti lo sanno. L'obiettivo, uno solo: fare meglio dell'anno scorso.
Allora furono gli ottavi lo scoglio insormontabile, (il) Valencia, la rissa nel postpartita come pesante eredità in tema di squalifiche.
Quest'anno, riusciranno i nostri eroi a farsi, volutamente si capisce, eliminare sin dalla fase eliminatoria, in modo da dedicarsi alla Coppa Italia? Di questo passo, sicuramente.
E poi, con "L'UOMO CHE VINCE SEMPRE" (scusate se mi ripeto, ma la definizione mi ha catturato per quanto è calzante"), mai porre limiti alla Provvidenza.

mercoledì 19 settembre 2007

All'arrembaggio!

Piove sul bagnato in casa Juve.
Dopo l'infortunio di Camoranesi (fuori 45 giorni), lunedì sera Nocerino è stato investito da un auto in pieno centro a Torino. Niente di grave, solo un grosso spavento, e vista la dinamica spettacolare dell'incidente, può considerarsi fortunato.
Sul numero 23 bianconero aleggia dunque un punto interrogativo in vista della sfida esterna contro la Roma, in calendario per domenica pomeriggio.
L'inconsistenza di Almiron e il Tiago non pervenuto di questo inizio stagione potevano aprire la strada ad una coppia di centrali più muscolare, ma soprattutto di maggior consistenza, come quella formata dal mastino napoletano e Zanetti.
Uscito quest'ultimo, domenica scorsa si è spenta la luce. Se nel primo tempo non si segnalano interventi impegnativi di Buffon, la ripresa, apertasi con la rete di Di Natale, ha visto il centrocampo dell'Udinese prevalere sul nostro, impoverito dall'ingresso del cuggino scarso di Tiago. Ne ha risentito anche la fase offensiva, confusionaria e sconclusionata, affidata all'ispirazione del singono anzichè all'azione corale.
I presupposti per attaccare la tana del lupo, o per meglio dire della Lupa, non sono dei migliori.
Il binario di destra, sulla carta persino lussuoso, ritrova Grygera e Salihamidzic, ma perde il già citato Camoranesi, che si aggiunge allo squalificato Zebina e all'infortunato cronico Marchionni.
L'ipotesi Nocerino viene a decadere per un duplice motivo: innanzitutto le difficoltà mostrate nelle recenti uscite, secondo la possibilità (necessità) di schierarlo più centrale.
Partiamo però dalle note liete, anche se fino ad un certo punto.
La difesa a 4 è un punto di partenza. Impensabile ipotizzare un'assurda linea a 3 mai provata prima.
La scelta del terzino dipende dalle condizioni dei rientranti Brazzo e Grygera e dalla situazione del centrocampo. Sicuri del posto Andrade, Criscito e Chiellini. La coppia di marcatori ha mostrato incertezze sui palloni alti, contro i possenti Rossini, Matri e Larrivey. Paradossalmente, potrebbero patire meno la velocità dei romanisti, visto che il gioco di Spalletti non contempla cross dal fondo quanto invece scambi rapidi palla a terra. L'Udinese è stato il banco di prova ideale, e nonostante qualche pecca, i passi in avanti ci sono stati (è tutto dire...).
Piuttosto, da valutare l'inversione di Domenico con Giorgio. Abbiamo visto il corazzato ex capitano dell'Under soffrire terribilmente Foggia, baricentro basso e struttura fisica completamente diversa dalla sua. Nell'uno contro uno, i vari Cicinho, Giuly, Mancini e Taddei hanno le qualità atletiche e tecniche per metterlo in difficoltà. Con Criscito, più svelto di gambe, la storia potrebbe cambiare, e Totti al centro potrebbe trovare un altro marcatore più arcigno e fisico. Tra l'altro, l'ex genoano tende ad uscire troppo per marcare l'avversario, eredità questa del periodo genoano, e con gente come Perrotta, Aquilani e De Rossi pronti a penetrare centralmente come lame nel burro è un'abitudine pericolosa.
I nodi principali, però, stanno in mezzo. Gli unici certi di giocare sono Zanetti (la grattata è d'obbligo) e Nedved, molto probabilmente in linea a 4. Pavel ha già mostrato che l'età è un problema anche per lui, corre ma a vuoto ed incide poco. Il miglior Nedved lo abbiamo visto con Lippi, il Pallone d'Oro, non a caso, lo ha vinto agendo alle spalle della coppia gol, non confinato a sinistra.
Gli uomini per questa impostazione ci sono. Tiago ha dato il meglio giocando a destra nel centrocampo a 3 del Lione, Nocerino ha costruito le proprie fortune con una mediana speculare, ma agendo a sinistra. In mezzo toccherebbe all'inamovibile Zanetti.
L'ago della bilancia sono le condizioni dello sfortunato napoletano e del portoghese. Puntare su quest'ultimo potrebbe essere un azzardo, ma anche lanciare dall'inizio il rientrante bosniaco.
E se Ranieri tirasse fuori l'asso nella manica? Iaquinta, attaccante riciclabile come esterno d'attacco, visto il periodo gramo, potrebbe agire sulla destra. I cross non sono affar suo, ma le ripartenze sono nelle sue corde. Ed imporre il gioco senza aver chi fa girar palla è dura, più facile ripartire sfruttando la velocità degli esterni.
Peccato che sia Del Piero che Trezeguet non siano esattamente uomini da contropiede. Così, alla fine, visto che ne manca sempre mezza, l'ipotesi più probabile è il 'rassicurante' Salihamidzic, abile in contenimento, meno in fase di spinta.
L'accoppiata Nocerino - Zanetti da le stesse garanzie, e promette di aggredire i portatori di palla giallorossi sin da quando questi ricevono palla davanti alla difesa. In un famoso Juve - Milan, vinto per 2-1 dagli uomini di Lippi, la chiave di (s)volta del match fu proprio il pressing costante sul regista avversario (Pirlo) che fruttò due gol, di cui uno, in contropiede (!), realizzato da Thuram (!!). Il tutto, nei primi 20 minuti, roba da manuale del calcio.
In avanti, l'ipotesi di tridente viene a decadere immediatamente, alla luce delle recenti parole di Ranieri e delle caratteristiche di David, unico punto fermo là davanti. E' imprescindibile la presenza di una spalla in grado di portargli via uomini (Del Piero) o dare profondità (Iaquinta). Senza, si marca da solo.
Alex non è al massimo splendore, ma il suo contributo lo da, anche in termini di sacrificio, dovendo, ancora una volta, far da raccordo con un disastrato centrocampo. La sua arma in più sono i calci piazzati, e, si sa, nelle grandi sfide spesso le palle inattive sono decisive (indimenticabile la punizione con annessa linguaccia contro l'Inter).
Vincenzone è l'arma tattica da sfoderare a partita in corso. Nel finale, con le squadre allungate e stanche, può trovare il terreno ideale per sfoderare tutti i suoi cavalli. E se invece Ranieri azzardasse la coppia Iaquinta - Del Piero per mettere alle corde i giallorossi in contropiede e non regalare punti di riferimento a Mexes e compagnia?
In sintesi, questa potrebbe essere una buona formazione per affrontare i giallorossi:

Buffon
Grygera Andrade Chiellini Criscito

Salihamidzic Nocerino Zanetti Nedved

Trezeguet (Iaquinta) Del Piero
Purtroppo, tra problemi muscolari e raptus di follia, il piatto piange, questo e poco altro passa il convento.
Basterà? No, almeno sulla carta, ma il responso del campo potrebbe essere differente, visto che, come mima Buffon, "abbiamo due palle così".