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Venerdì 17, incroci pericolosi tra Juventus e Milan.Mentre i baby di Chiarenza battono i rossoneri per 2-1 (gol delle stelle Esposito e Pasquato) nella semifinale della Champions Youth Cup, gli uomini di Ranieri vengono sconfitti all'inglese dai campioni d'Europa in carica, doppietta di Superpippo Inzaghi.Il manuale del buon difensore, articolo 1, primo paragrafo, recita più o meno così: "Mai lasciare più di 1 millimetro quadrato a Filippo Inzaghi all'interno dell'area di rigore". Andrade e Criscito versione belle statuine gli hanno concesso un metro buono. Un gioco da ragazzi per il famelico bomber incornare alle spalle di Buffon. Nel caso specifico è giusto parlare di concorso di colpa, visto che prima è Andrade a perdere l'uomo, ma nel momento in cui il portoghese va sul primo palo dovrebbe essere il giovane napoletano a prendere in consegna l'attaccante avversario. Dovrebbe.
Il raddoppio, ad inizio ripresa, è il classico gol alla Inzaghi: piattone ad un metro dalla porta dopo spizzata di Criscito (!) su azione d'angolo.
Episodi (per quanto decisivi) a parte, in realtà la partita dell'ex genoano non è stata degna del peggior Boumsong. Ha mostrato eccessiva irruenza in certi frangenti ma pure calma olimpica e classe cristallina. Il partner Andrade si conferma tipo senza fronzoli, lui nel dubbio il piede lo mette sempre, palla o gamba è un dato accessorio.
Pensare che per mezz'ora sono è l'undici di Ranieri a fare la partita.
Almiron è il regista atteso per anni. Gioca di prima e si inserisce, tentando spesso la botta da fuori. I compagni lo hanno già eletto faro del gioco.
Nocerino dimostra di meritare la nomea di 'Gattuso dai piedi buoni', aggredendo il portatore di palla avversario e mostrando una buona disciplina tattica.
Note dolenti arrivano dalle fasce, private di alcuni attori protagonisti come Chiellini, Camoranesi e Marchionni, e dall'attacco orfano di Trezeguet.
Molinaro è come Balzaretti appena sbarcato a Torino sulla sponda giusta: l'approssimazione fatta calciatore. In fase difensiva soffre l'intraprendente Oddo (stantuffo dai piedi buoni, ciò che manca alla Juve), in offesa si fa vedere saltuariamente.
Dalla parte opposta, mentre Grygera si rivela buon terzino di posizione, attento su Seedorf e abile nel cross nelle rarissime sortite offensive, Salihamidzic fa quello che può con i piedi che si ritrova, lasciando ad Ambrosini il tempo di controllare pure la direzione del vento in occasione del vantaggio milanista.
Le punte si fanno un mazzo tanto, e Del Piero tenta, e porta a compimento, giocate degne dei tempi d'oro, costringendo non di rado al fallo gli avversari.
Iaquinta è una punta di manovra, per chi non l'avesse capito. Tiri in porta? No, grazie.
La sincronia nei movimenti è buona: se uno dei due viene incontro, l'altro attacca la profondità o si defila, allargando le maglie rossonere e permettendo gli inserimenti degli intraprendenti Almiron e Nedved. Peccato che tutto ciò sia stato vanificato dall'assenza di uno stoccatore professionista come Trezeguet.
Il Milan ha il problema opposto. Due bocche da fuoco come Inzaghi e Gilardino finiscono per pestarsi i piedi, con il risultato che il più timido dei due (il Gila, of course) scompare dal gioco. Movimenti spesso identici facilitano il compito dei marcatori bianconeri, abili nel metter loro la museruola. Fino alla fatale distrazione.
Il match si mette in salita con il primo gol di Inzaghi, e la pendenza aumenta vertiginosamente con il raddoppio ad inizio ripresa.
Ranieri aveva appena sostituito Almiron e Iaquinta con Tiago e Palladino.
Bocciata, almeno per ora, la coppia annunciata, difesa ad oltranza, e giustificata più dagli investimenti che da una logica tattica. Il portoghese cresce alla distanza, andando vicino al gol con una bomba da fuori destinata a togliere le ragnatele dal sette. Dida, però, non è d'accordo, e mette in angolo.
Raffaele da Mugnano di Napoli è una sorta di Iaquinta con meno fisico e più tecnica. Curioso vedere come pressi ma, palla al piede sia inconsistente. Date a Vincenzone i piedi del Palla e vi solleverà il mondo. O, almeno, tirerà in porta.
Nei secondi 45 minuti, il Milan controlla la partita, mettendola in naftalina sino ai minuti finali, quando l'orgoglio della Juve viene fuori e Dida deve sporcarsi i guanti in un paio d'occasioni.
Una Juve double face, insomma.
Più che buona prima della zampata di Inzaghi, con i reparti distanti al punto giusto, manovra fluida e difesa logicamente alta per mettere in fuorigioco le punte avversarie.
E' bastato disunirsi un po', e arriva il giustiziere della notte milanese che non perdona.
Ecco la differenza tra Juve e Milan: entrambi belli a tratti, ma inconcludenti noi, cinici loro. Quando l'appendice principale si chiama Inzaghi, l'essenzialità trova la sua massima espressione.
Peccato, ma è già un altro giorno. E' tempo di guardare avanti, di serrare le fila. C'è tempo, almeno sino al 25 agosto, giorno della sfida contro il Livorno.
Questo, per quanto riguarda Ranieri.
La società, invece, dovrebbe fare un ulteriore sforzo, regalandoci un nuovo centrale difensivo, vista la pochezza qualitativa del parco alternative. Per far ciò, c'è tempo sino al 31 agosto.
I soldi ci sono, non fate i genovesi.
Pagelle:
Buffon 6
Grygera 6
Andrade 6
Criscito 6
Molinaro 5.5
Salihamidzic 5.5
Almiron 6.5
Nocerino 6.5
Nedved 6
Del Piero 6.5
Iaquinta 6
La Vecchia Signora seduce l'aitante giovanotto di colore con il fascino dei soldi.Non è una storia di cronaca rosa, semmai nera, come l'umore di molti tifosi bianconeri ogni qual volta Jean Alain Boumsong mette piede in campo.
Il gigante francese ha respinto ogni spasimante, dopo aver impalmato (il termine giusto sarebbe un altro, ma è il caso di scivolare nel volgare) la Signora appena un anno fa.
Sin dall'esordio ufficiale si è capito che l'amore non sarebbe stato reciproco.
L'addio del suo main sponsor, Deschamps, poteva agevolarne l'approdo ad altri lidi.
Mera illusione, grosso pacco tiratoci dalla premiata ditta Werth&DD.
L'ingaggio è di quelli pesanti, quasi impossibile da sbolognare a maggior ragione se non suffragato dalle prestazioni. Ci credo che vuole a tutti i costi restare...
Per stessa ammissione di Secco, il Valencia lo ha richiesto ufficialmente. Secco (aggettivo) "No" di Boumsong e trattiva naufragata.
Pure il destino ci mette in mezzo, sembra volerci dare una mano, Cris si infortuna gravemente al ginocchio e, non si sa perchè, i dirigenti del Lione pensano a Boumsong per sostituirlo. Vedi sopra, niente da fare.
Andare ad offrirlo in giro sarebbe perfettamente inutile, vista la conclamata volontà del giocatore di non levare le tende.
Tanto vale rassegnarsi, nella speranza che se non altro il compagno di reparto 'Infradito' Legrottaglie riesca a trovare una nuova sistemazione. Uno basta e avanza.
A qualcuno sembrerà da ingrati sperare ardentemente che il soggetto cambi idea e qualcuno se lo porti via. In fondo, non ha lesinato impegno, mostrando un inaspettato (ed insperato) attaccamento alla maglia.
La tenerezza che suscita la sua espressione paciosa (vedi foto) è spazzata via dalle insicurezze palesate in B, contro Ricchiuti e Martinetti.
Bisogna dirla tutta, da carnefice è diventato talvolta vittima di ingiustificate critiche, che lo hanno colpito quasi fosse il colpevole di tutti i mali della Juve targata Deschamps. Questo, ovvio, non cambia il giudizio sul giocatore, ma lo rende un po' più simpatico.
E' stato recentemente inserito nell'elenco dei convocati di Domenech per la doppia sfida amichevole contro la Slovacchia. Questo può favorire l'autoconvincimento forzato del tifoso sulla bontà del giocatore, finchè non ci si ricorda che il tecnico è il discutibile Domenech, che si tratta di un listone di ben 34 nomi, che Roque Junior è stato Campione del Mondo nel 2002 ma viene ricordato con terrore dai milanisti, e si finisce per sperare in un suo impiego contro l'Italia a settembre.
Forse siamo noi tifosi ad assere troppo esigenti. (Sento una vocina: "No, è proprio un pacco da far invidia a Moratti")
In fondo, era al primo anno in Italia, in un contesto non facile. (La stessa vocina mi dice: "Alibi. Gli mancano pure i fondamentali, altro che contesto")
Dai, pure Mexes ha balbettato all'inizio alla Roma, mentre ora è considerato uno dei marcatori più affidabili della A. (Ancora lei: "Mexes aveva 22 anni, prima esperienza all'estero, Serie A, 4 allenatori in un anno")
Ok, mi arrendo, la martellante vocina ha vinto.
C'è chi lo ama e chi lo odia (sportivamente parlando), chi sente semplicemente presagio di tragedia imminente vedendolo in campo. Ecco, mi colloco in quest'ultimo gruppo, lungi da me sentire una fortissima avversione verso un giocatore bianconero, però è più forte di me, mi fa paura, come l'uomo nero (non Moggi, e manco quello di Nesti) ai bambini. Ovviamente, a prescindere da simpatia o antipatia, tutti gli zebra boys lo sostengono per il semplice fatto di essere uno di noi.
Dopo Legrottaglie, il peggio sembrava passato.
Cannavaro e Thuram (chi?) erano la quiete dopo la tempesta.
Il peggio doveva ancora arrivare, e al peggio non c'è mai fine, così si dice.
Falso, il 'the end' ha una data precisa: 30/06/2010, quando il contratto sottoscritto la scorsa estate con Bum Bum scadrà, sperando sempre di piazzarlo prima, chiaro.
Fino a quando le nostre strade non si separeranno, magari dopo che avrà messo le radici in tribuna o, al limite, panchina, buona fortuna. Ne avremo tutti un gran bisogno.
Ogni tanto, tra la ridda di nomi che i media ci propinano, ne spunta qualcuno in grado di far breccia nel cuore dei tifosi.Solitamente l'onore spetta ai numeri 10, designati dal destino ad infiammare le folle urlanti il loro nome.
Le contingenze portano il tifoso bianconero a scontrarsi con la dura realtà, caratterizzata da un ridimensionamento degli obiettivi, causa status di neopromossa con i suoi annessi e connessi.
Depennato un nome pretestuoso come Diego, rimasto a Brema rinfocolando la speranza di agganciarlo l'anno prossimo, perso il 'bello dentro' (e costoso fuori) Ribery, di papabili ne restano pochi.
Van der Vaart, ennesimo talento sfornato dal fiorente vivaio dell'Ajax, è in rotta con l'Amburgo, ma la notizia che la dirigenza anseatica avrebbe respinto l'offerta di 14 milioni del Valencia stronca sul nascere qualsiasi abbozzo di trattativa.
I soldi ci sono, anzi no, dovrebbero esserci ma intanto restano in cassa.Le priorità sono altre, più indietro, con la difesa che necessita di un puntello.Bravo, cartellino in saldo e stipendio non eccessivo: questa l'unica ricetta che lo chef Secco può cucinare.
Identikit che calza a pennello per Juan Ramon Riquelme, l'uomo che ha portato il Boca alla conquista della Libertadores.
Tornato al Villareal, non rientra nei piani del tecnico Pellegrini, e difficilmente lo rivedremo con la maglia del 'sottomarino giallo'.
E' stato a lungo associato al Milan, che ha virato sulla nuova sensazione brasiliana Pato e ora pare avere nuove idee, dunque non sarà lui il famigerato 'Mister X'.
Un giocatore con le sue qualità potrebbe far crescere l'entusiasmo nel pubblico, ma pure creare grattacapi a Ranieri e risultare una ciliegina fine a se stessa.
Per prima cosa va valutata la sua funzionalità al gioco di squadra. La vicenda Tiago insegna.
Riquelme è un trequartista talentuoso, dotato di ottima tecnica e visione di gioco, ma dalle movenze cadenzate, troppo per la A, dove in un batter d'occhio si troverebbe accerchiato.
Nel 4-4-2 di Ranieri, non potrebbe ricoprire il suo ruolo naturale, ma dovrebbe arretrare il raggio d'azione, fungendo da playmaker. Nel ruolo c'è già l'ottimo Almiron, perfettamente integrato nei meccanismi di squadra e regista di professione. Impensabile immaginare l'ex idolo della Bombonera in coppia con il timido (fuori dal campo) Sergio, così come sulla fascia, non avendo assolutamente il passo giusto.
Con Trezeguet, giustamente, deve essere privilegiato il gioco sulle fasce, imprescindibile dunque l'uso del più classico dei moduli. Viene a decadere così l'ipotesi di farne un'arma tattica, avendo, al limite, già i vari Camoranesi e Del Piero da poter schierare sulla trequarti.Giocatore, insomma, forse inadatto al calcio italiano, certamente di difficile collocazione nello scacchiere della Juve targata Ranieri.
Altra storia sarebbe con il già citato Van der Vaart, in grado di fungere da alternativa a Nedved, ma per quest'anno è solo mera illusione.
Onde evitare di rimpinguare l'organico con delle semplici figurine stile Inter, meglio restare così, almeno dalla cintola in su.
La qualità in mezzo al campo non manca, tanto da diventare un problema la convivenza di Tiago con i compagni di reparto. Abbiamo chi fa girar palla (Almiron) e chi salta l'uomo (Camoranesi e Marchionni), oltre al bionico Nedved, che tutto può.
Tutto rimandato di una stagione, quando Pavel potrebbe appendere gli scarpini al chiodo e Alex
avrà un anno in più. Senza dimenticare quel ragazzino mignon tutto tecnica e fantasia, discutibilmente girato all'Empoli da dove potrebbero, si spera, giungere buone nuove sul futuro suo, e di conseguenza della Juve tutta.
Il 31 agosto si avvicina, ormai mancano solo due settimane.
Madama Juve reclama quelle pedine che la renderebbero più solida e completa, ma in Corso Galileo Ferraris fanno orecchie da mercante.
I tifosi, pazientemente, chi più, chi meno, sono in attesa e si interrogano sul tassello (o sui tasselli) mancanti.
Sono palesi le lacune qualitative in difesa, almeno per quanto riguarda le alternative.
Se infatti la coppia centrale Andrade - Criscito sembra fornire buone garanzie, i ricambi si chiamano Boumsong, Grygera e Legrottaglie, in rigoroso ordine alfabetico. In questo pacchetto il migliore è il ceco, che predilige agire sulla destra, e questo dice tutto.
Urge un rinforzo, destinato ad arrivare se e quando si riuscirà a piazzare almeno uno tra il francese e l'ex clivense. Il primo ormai ha messo radici a Torino, per il secondo, dopo la rocambolesca trattativa con il Fenerbahce, è appetito dal Genoa, ma l'alto ingaggio frena ogni discorso.
Rispetto ad un mese fa, non è cambiato praticamente nulla, se non il raffreddamento di certe piste, in entrata come in uscita.
Il nome più caldo è ancora Meira, mentre è emersa la candidatura di Ivanovic, possente e duttile difensore serbo della Lokomotiv Mosca. La richiesta di 15 milioni blocca ogni discorso a lui relativo. Se tanto mi da tanto, il buon Pozzo non si dovrebbe discostare molto da quella cifra per lasciar partire Zapata, non avendo necessità di far cassa.
La caccia si fa difficile, ma il mercato non offre molto, e quel poco costa, parecchio.
Negli altri reparti, non c'è la necessità di nuovi interventi, nonostante qualcuno sogni il fantasista in grado di illuminare la manovra. A questo provvederà, si spera, Almiron, coadivato dai soliti noti, da Camoranesi a Del Piero.
Da qualche giorno sono invece scemate le voci su Chiellini, dopo che nè City nè Sunderland hanno fatto ridere la dirigenza bianconera. Sembra che l'offerta della neopromossa sia da brividi, 14 milioni di euro alla Juventus, 2.5 l'anno al giocatore, ma nisba, Secco risponde picche. Il problema non è tanto l'importo della proposta, quanto la difficile reperibilità di un sostituto, fermo restando che Molinaro non ha entusiasmato e la vicenda Heinze sta assumendo i contorni del giallo, tra avvocati e nuove pretendenti.
Sicuramente la sua cessione sbloccherebbe il mercato bianconero, per quanto, calcolatrice alla mano, qualche soldino in cassa ci dovrebbe già essere.
Siamo ancora in attesa che vengano spesi, ma, senza qualche nuovo introito, pure la speranza è destinata a morire.
Dura la vita del mediano.
Corre, mena e recupera palloni, ma poi le copertine se le guadagnano fantasisti e centravanti.
Quando l'Avvocato, vedendolo fumare, riprese Platini, si sentì rispondere che "l'importante è che non fumi Bonini".
L'identikit del settepolmoni è mirabilmente tracciata da Ligabue in uno dei suoi pezzi più riusciti, "Una vita da mediano". Sbaglia solo la citazione, visto che, da buon interista, nomina Oriali. Non che non quest'ultimo non fosse un mediano, è che oggi viene spontaneo associarlo ai passaporti, non alle imprese in calzoncini e maglietta dei tempi che furono.
Nella 'nuova' (che rabbia) Juve, la canzone calza a pennello per Cristiano Zanetti.
Il toscano è stato, assieme a Marchionni, l'ultimo regalo di Moggi, prelevato a parametro 0 dall'Inter su indicazione del mentore Capello.
Proprio il friulano lo aveva avuto alle proprie dipendenze a Roma, quando, guarda caso con Emerson, costituì la miglior mediana della A.
Dei personaggi sovracitati, Zanetti è l'unico ad essere rimasto alla Juve, per via delle note e tristi vicende.
Nel corso della carriera ha vestito la maglia azzurra in 16 occasioni, prendendo parte ai Mondiali 2002 e agli Europei 2004.
All'Inter, lo scarso feeling con Mancini gli ha consigliato di trovarsi una nuova squadra.
Mai avrebbe immaginato di ritrovarsi in B con la maglia bianconera, ma si sa, le vie di Zaccone sono infinite.
In cadetteria ha riassaporato il gusto del gol, a lui quasi sconosciuto, abituato com'è ad interrompere le sortite avversarie. Due gol, decisivi, contro Triestina e Treviso.
Quest'anno, la consapevolezza di partire come ultima ruota del carro, dietro nuovi arrivi e giovani arrembanti.
Nessun problema, ormai c'ha fatto il callo.
Prima Marchisio viene prestato all'Empoli, poi Tiago fatica ad inserirsi. Ultimo tassello, l'amichevole contro la Roma, il suo ingresso cambia il match.
Il gioco è fatto, le gerarchie ribaltate, Zanetti si candida prepotentemente per la maglia di titolare.
Il suo tallone d'Achille, gli infortuni. Ormai ha sviluppato un infelice feeling con l'infermeria degno di Kovac e Tudor.
Senza problemi fisici, è uno dei migliori mediani del campionato, abile anche a far ripartire l'azione.
Le luci della ribalta le lascia ad altri, consapevole della sua importanza nell'economia di squadra.
Il Milan, sinonimo di calcio spettacolo con i vari Pirlo, Seedorf e Kakà, ha vinto la settima Champions League opponendo al granitico Liverpool una squadra più chiusa, con l'albero di Natale tanto indigesto al Presidentissimo Berlusconi.
L'inserimento di Ambrosini ha regalato maggior copertura per una difesa non sempre impeccabile, con Seedorf più avanzato e Inzaghi unica punta, mattatore ad Istanbul.
Due mediani in campo, inusuale quanto necessario per Ancelotti.
Ranieri, invece, sembrava propenso a non proporne nemmeno uno, visto che Tiago ha altre caratteristiche.
Il campo, però, ha emesso la sua sentenza, e uno tra Nocerino e Zanetti difficilmente resterà fuori.
Con buona pace di chi ha speso 13 milioni per assicurarsi un ottimo giocatore non funzionale però al gioco bianconero.
E con gioia di chi, per guadagnarsi la pagnotta, corre e (fa) legna, senza disdegnare per questo la giocata, ma solo se necessaria, perchè, come canta il Liga "il pallone devi darlo a chi finalizza il gioco".
Gli esteti storsero quando Moggi andò a Londra per prelevare il mastondotico Vieira, pagandolo ben 20 milioni di euro, facendone la spalla di Emerson. Poca qualità, si diceva. Con il senno del poi, Lucianone quel viaggio se lo poteva davvero risparmiare, sia per la pubalgia che ha attanagliato il giocatore che per il suo successivo trasferimento all'Inter.
Il centrocampo dell'Arsenal, orfano del capitano, venne così affidato al giovane Cesc Fabregas, affiancato dal brasiliano Gilberto Silva. Dolorosi ricordi affiorano ripensando alla disfatta di Highbury, quando i due demolirono la muraglia umana Emerson - Vieira.
A distanza di due estati, il centrocampista brasiliano dei Gunners potrebbe ripercorrere la strada dell'illustre collega.
La sua situazione all'Arsenal non è semplice: si ritrova a fare da balia ad una banda di ragazzini talentuosi ma acerbi per aspirare a grandi traguardi.
La sua carta d'identità ingiallita non si intona con la linea verde scelta da Wenger.
A questo aggiungiamo il recente smacco, con la fascia da capitano assegnata a Gallas, prelevato l'anno scorso dal Chelsea, ma francese, come Vieira, Henry e... Wenger. Guarda caso.
Ecco, ora mescoliamo bene, spruzziamo qualche milioni di euro e otteniamo la ricetta, forse, vincente per la mediana della Juve di Ranieri: Gilberto Silva alla Juve.
Troverebbe a Torino la concorrenza di Nocerino, Tiago e Zanetti, visto che Almiron pare essersi assicurato una maglia da titolare.
L'arrivo del brasiliano paleserebbe il grossolano errore di valutazione commesso dalla dirigenza relativo a Tiago.
Preso per affiancare Almiron, i due hanno suscitato dubbi ancor prima di essere ufficializzati.
Perplessità preconfezionate per accendere la miccia della polemica, dicevano gli ottimisti.
C'è di più. Il problema non sono le qualità dei due, ma la loro compatibilità.
In un centrocampo a 4 in linea, insieme faticano, con loro gli esterni, a ruota la difesa, ergo tutta la squadra.
Siamo passati dall'avere poca qualità in mezzo al campo, prima ai tempi di Capello poi con Paro regista (!) la scorsa stagione, ad averne troppa.
Fortunatamente, Nocerino e Zanetti scalpitano. Il primo ha alle spalle solo i 6 mesi difficili a Messina in A, mentre il secondo passa molto tempo in infermeria.
Così, mentre Tiago rischia di vedersi scavalcato diventando il 4° centrale, almeno finchè la forma non arriverà, la dirigenza si guarda intorno, e Silva è la possibilità più concreta, sfumati Emerson e Makelele.
Che ne sarebbe di Nocerino, a quel punto? Probabilmente verrebbe ceduto in comproprietà per fare cassa.
Errore, anzi, orrore. Il ragazzo è pronto, ha grinta, carisma e piedi buoni, pur non essendo un Pirlo. Deve restare.
La scelta più sensata è rimanere così, visto che abbiamo un regista (Almiron), un incursore (Tiago) e due mediani (Nocerino e Zanetti).
Investiamo su un centrale difensivo, visto che, dietro Andrade e Criscito, c'è il vuoto.
O meglio, ci sono Boumsong e Legrottaglie, ed è pure peggio.
Povero Gilberto Silva, uno come lui poteva starci nel nostro centrocampo, non essendo un semplice ruvido mediano, ma uno che sa pure inserirsi con i tempi giusti. Riprova di ciò sono i 10 gol realizzati la scorsa stagione.
Povero Tiago, allora, costretto a snaturarsi per il bene comune. Forse a sedere in panchina, nonostante sia colui che più si avvicina al concetto di campione tra i nuovi arrivi.
Poveri noi, sperando nell'exploit del portoghese, nella tenuta fisica di Zanetti e nell'esplosione di Nocerino.
Con Almiron bloccato da tempo, resta un dubbio: perchè Tiago?
Fretta nel concludere una trattativa avviata da tempo complicatasi con l'inserimento del Milan?
Clamoroso equivoco tecnico?
Altre idee tattiche rivelatesi sogno di una notte di mezza estate?
Mistero.
Ha ragione Ranieri, la Juve ha fatto dei passi in avanti ieri sera. Difesa alta, giusta la distanza tra i reparti, Zanetti che regala solidità al centrocampo, Iaquinta (nella prima partita) che fraseggia bene con Del Piero. Avesse un maggior fiuto del gol, sarebbe un'insidia per Trezeguet. Basta con il gioco alla 'viva il parroco' visto con Capello e Deschamps, finalmente si gioca palla a terra. Non siamo ai livelli della Roma spallettiano, ma dalla nostra possiamo vantare una maggior fisicità e concretezza.
L'assenza di Tiago non si è fatta sentire, o forse si, la squadra ne ha guadagnato in compattezza.
Rimane comunque invariato il divario tecnico rispetto alle milanesi, con l'Inter che si è presentata a ranghi ridotti con alcuni intraprendenti giovani ad infoltire la truppa.
Per quanto non manchi l'abnegazione, alcuni elementi evidenziano dei cronici limiti tecnici.
Due nomi a caso: Chiellini e Molinaro.
Il primo crossa peggio di Balzaretti, e non è cosa da poco. La maggior parte dei suoi traversoni sono rasoterra e sbilenchi, facile preda delle difese avversarie. Per Trezeguet ci vuole ben altro. Incredibile come qualcuno possa pensare di spendere 14 milioni per un giocatore del genere. Sarà la calura estiva.
L'ex Siena alterna giocate importanti ad amnesie improvvise, finendo per impappinarsi nei controlli più elementari, come l'ultimo dei Boumsong.
Per fortuna c'è chi tiene alto il nome della tecnica e dell'eleganza nei movimenti. Criscito sembra un lord inglese, algido e carismatico, pulito ed impeccabile negli interventi, quasi mai scomposto, un campioncino da coccolare.
L'altra faccia della medaglia è Palladino, che sta alla concretezza come Galeazzi al bodybuilding.
E poi c'è chi incarna il vero spirito della Juve, ovvero Pavel Nedved.
Leone indomabile, furia ceca, quando sembra ormai stremato riesce a trovare il guizzo decisivo, come avvenne anni orsono (era ancora la 'vecchia' Juve, per qualcuno) quando, colpito duramente alla schiena, non si arrese e scagliò un sinistro imparabile alle spalle di Toldo.
L'avversario, infatti, era l'Inter.
Lo sarà anche in futuro, assieme ai cugini rossoneri e alla Roma di Totti.
Per non partire sconfitti, dovremo tirar fuori l'asso nella manica: le motivazioni.
Un anno di B, l'espiazione di chissà quali peccati tacitamente accettata da una difesa peggiore dell'accoppiata Boumsong - Legrottaglie.
Diventeremo più simpatici, si diceva.
A Genova gli ex tifosi di Criscito ci hanno chiamati ladri.
Alla faccia degli smile.
I campioni rimasti sono passati dal sogno Champions e Berlino, a Frosinone e Crotone.
C'è chi ha sempre onorato la maglia e chi si è preso una vacanza ben retribuita (Camoranesi e Trezeguet), salvo ritrovarsi e trascinare la squadra in A assieme agli altri.
Dopo i rinnovi difficoltosi, in attesa di quello di Alex, si riparte, con sensazioni diverse ma obiettivo comune, vendetta.
Ci sono Gigi, Mauro, Pavel, Alessandro e David che hanno ritrovato palcoscenici degni della loro classe, blasone e conto in banca.
Abbiamo perso per strada qualche pezzo, come il Balza, poco male, oppure l'incompreso Bojinov, se ne riparla tra qualche anno.
Nuovo condottiero (Deo gratias), nuovi interpreti, da Andrade a Tiago, da Criscito a Iaquinta, passando per il Brazzo e Nocerino.
C'è chi, come Almiron e Iaquinta, ha l'occasione della carriera, dopo una vita in provincia.
Chi, come Criscito e Nocerino, è giovane ma consapevole, sia del proprio talento che delle responsabilità, e affronta la nuova avventura con grandissima personalità.
Chi, vedi Andrade, deve provare di essere tornato quello pre-infortunio.
Chi, il connazionale Tiago, vuole allontanare i fantasmi e tornare quello di Lione.
Non si possono dimenticare i gregari, come Zanetti e Salihamidzic, non appariscenti, ma che garantiscono grinta e polmoni.
Tutti uniti per vincere. O almeno per provarci.
Lo scudetto al momento è una chimera, ma la voglia di fare, la bava alla bocca e gli occhi di tigre possono capovolgere i valori tecnici, e cambiare le carte in tavola.
Seconda partita della serata, seconda sconfitta per la Juventus, condannata dal gol di Gilardino.Come da copione, Ranieri cambia alcuni uomini.Davanti a Buffon, confermata la coppia centrale Andrade - Criscito, segno che, salvo nuovi innesti, i titolari saranno loro. Ai fianchi, Grygera e Molinaro sostituiscono Zebina e Chiellini.Nocerino parte da esterno destro dopo la positiva prova di Cesena, con Almiron, Zanetti e Nedved confermati.Cambia la coppia d'attacco, formata da Palladino e Trezeguet.Dopo un inizio titubante, anche a causa dell'arrembante Milan, la Juve riprende a macinare gioco, vedendosi annullare il gol di Palladino, che sbilancia Oddo.Raffaele che commette fallo e la butta dentro è già una notizia, ma è Gilardino ad impossessarsi della scena, andando in gol sfruttando l'errore di Molinaro che lo tiene in gioco.
E' il 26°, la variante del tradizionale 'gol sbagliato (qui annullato), gol subito' si manifesta in tutta la sua crudeltà.
La Vecchia Signora non riuscirà più ad incidere, sarà anzi il Milan a rendersi di nuovo pericolo con Kakà, il cui diagonale è sventato da Buffon.Andrade, in versione 'Palla o gamba, purchè se magna', commette qualche fallo di troppo, mentre Criscito mantiene l'aplomb very british che lo contraddistingue, giocando un buon match. Compito non facilitato dall'inquietante Molinaro, che alterna buone cose a disattenzioni degne del peggior Balzaretti, mentre dalla parte opposta Grygera svolge il compito con diligenza.Nocerino stasera aveva scambiato gli scarpini con Chiellini, tanto erano imprecisi i suoi cross. Applicazione, comunque apprezzabile, anche una volta spostato in mezzo per l'ingresso di Olivera. I compagni di reparto, pur pagando i 45 minuti sulle gambe e la freschezza degli avversari, più agili e abili nel far girar palla, riescono comunque a tener botta.A Palladino qualcuno dovrebbe spiegare che, calciando il pallone con forza, quest'ultimo non se la prende, c'è abituato, il pericolo di ritorsioni non sussiste. Per ora, meglio defilato. No, non sulla fascia, ma in panchina. Scarsa l'assistenza al solito Trezeguet, alias 'Mi marco da solo'.
Paradossalmente, le indicazioni più rilevanti le hanno fornite gli assenti.
Le esclusioni di Boumsong, Legrottaglie e Blasi lasciano presupporre, oltre al consolidamento di certe scelte, che il loro futuro sarà lontano da Torino. Il primo, addirittura, è cercato dal Lione. Misteri della fede.
Il povero Tiago, invece, pur figurando tra i convocati, è rimasto a casa, causa problemi gastroenterici, altrimenti detti 'cacarella'. Causata dal cibo, da una frescata, dalla preoccupante (per lui) concorrenza di Nocerino e Zanetti o altro, non si sa. Certo che è un'occasione persa per fare un sensibile passo in avanti agli occhi di Ranieri e dei tifosi.
Nessun problema, sabato si torna a San Siro, stavolta per una sfida di 90 minuti, l'ultima prima dell'esordio contro il Livorno, eccezion fatta per il vernissage di Villar Perosa.
Contro il Milan, ancora, per il 'Trofeo Berlusconi'.
Allora, forse, anche Tiago avrà la sua occasione, da sfruttare a tutti i costi, perchè i concorrenti nel ruolo sono agguerritissimi, e gli ringhiano alle spalle.
Sempre che non l'abbiano già scavalcato.
Promossi: Criscito, Zanetti.
Bocciati: Palladino.
P.S.: il trofeo l'ha vinto l'Inter, battendo il Milan per 1-0 con gol di Recoba (!!!). Di sinistro, of course.
Il trofeo TIM. L'Inter. Tronchetti Provera. Giusto così.
La Juventus non riesce a vendicare la sconfitta patita al 'Moretti' e viene battuta ai rigori dagli Onesti per 5-4. Decisivo l'errore di Criscito, uno dei migliori in campo nel 45 minuti.Stavolta, niente minitempi, niente Barbara D'Urso, ma, soprattutto, niente Lucio Dalla, forse per non offuscare il ricordo dell'irripetibile duetto con il malcapitato Jorge Ben Jor a Napoli.
La sfida non ha regalato spunti particolarmente interessanti.
Per una volta, Ranieri lascia da parte gli esperimenti e schiera una formazione normale, con il classico 4-4-2.
Buffon ha addirittura avuto modo di richiedere alla panchina l'Autan per proteggersi dalle zanzare, tanto Adriano e Cruz si marcavano da soli.
Il pacchetto arretrato ha comunque destato sensazioni positive, con Criscito sempre più autoritario, mentre Andrade ha messo da parte le rudezze di Cesena mostrandosi ostico nell'uno contro uno. In velocità è riuscito a farsi sverniciare da Solari, che non è un Martins, segno che la condizione è ancora in divenire.
Il rientrante Chiellini ha coperto piuttosto bene la fascia, salvo regalare i soliti cross sbilenchi. Meglio nelle rimesse laterali.
Per un Almiron un po' sottotono e impreciso, Zanetti si è confermato mastino tignoso, ottimo partner dell'argentino. Salihamidzic affonda poco, tanto che i palloni più interessanti li ha messi in mezzo un positivo Zebina, puntuale nelle sovrapposizioni e attento in difesa.
L'occasione migliore l'ha avuta Iaquinta, sparando a lato da posizione favorevole su imbeccata di Nedved. Il pupillo di Lippi si è mosso bene, a frenarlo i carichi di lavoro e i piedi 'umili'. Del Piero, che i piedi li ha, eccome se li ha, si è distinto per alcune giocate pregevoli, ed è alla ricerca della continuità.
Il gioco espresso è comunque soddisfacente, nonostante sia mancato il guizzo decisivo, i rischi sono stati ridotti al minimo. Un passo in avanti rispetto ai 20 minuti da incubo contro la Roma, con la linea difensiva in versione ballerine del Moulin Rouge.
L'Inter ha lasciato a casa molti titolari in previsione della Supercoppa Italiana in programma sabato, e non ha punto. Tra una cosa e l'altra, comunque, Ibrahimovic non ha mai affrontato la sua ex squadra. Scommettiamo che il 4 novembre sarà assente, causa... una qualsiasi?
Per ora, implalpabili le punte, Cambiasso inquietante senza ciuffo con capigliatura 'alla Almiron', mentre Zanetti si è distinto per aver dribblato l'omonimo dirimpettaio e pure se stesso (come sempre).
Più che partite vere, poveri showcase. Fortuna che ci sono i telecronisti Mediaset a regalare perle di saggezza.
Ecco il must. Rigore di Del Piero. Secondo Longhi, battuto non benissimo. Interviene Serena, che parla di esecuzione perfetta. Grazie di esistere.
Sempre in tribuna, da segnalare un bambino, probabilmente tifoso interista, in lacrime dopo la rete, giustamente, annullata a Cordoba. Colpa dell'uomo nero Moggi.
Tra i presenti, pure Donadoni. Qualcosa mi dice, non per ammirare gli italiani dell'Inter.
Promossi: Zebina, Criscito, Zanetti.
Bocciati: nessuno.
Il Real si tinge d'orange e aggiunge alla collezione di tulipani il giovane Wesley Sneijder, (stra)pagato all'Ajax 27 milioni di euro.
Julio Baptista diventa di troppo, lo vuole il Milan, campione d'Europa, in prestito con diritto di riscatto.
Fotogrammi di una realtà disarmante.
L'epoca di Cragnotti e Tanzi è uno sbiadito ricordo. Questo non è un male, viste le conseguenze, che potevano essere ben più gravi, di anni di scellerati investimenti.
I club italiani hanno perso in competitività a livello internazionale. Questo, invece, è un male.
I contratti televisivi in essere sono stipulati a seguito di trattative condotte dalle emittenti con le singole società, generando una voragine economica, e di conseguenza tecnica, tra i grandi club (sempre meno) e le altre.
La vendita collettiva porterà ad una ripartizione più equa, ad inevitabile discapito delle società più importanti. La torta è ricca, ma non abbastanza per accontentare tutti.
Per un Foti che farà i salti di gioia, unitamente a chi auspica un campionato più credibile, ci sarà un Galliani che storce il naso vedendo entrare meno euro in cassa.
Il problema di fondo rimane comunque un sistema fiscale sfavorevole se paragonato a quello degli altri paesi europei.
Per rendere l'idea, se un calciatore in Italia ha uno stipendio netto di 1 milione l'anno, la sua società deve sborsare il doppio, tasse comprese.
All'estero ci sono maggiori agevolazioni, per questo la A non è più l'Eldorado dei campioni.
E' un circolo vizioso.
Più tasse, quindi pochi presidenti con portafogli pieno, di conseguenza meno liquidità e giocatori sul mercato, eccezion fatta per l'abbondanza di prestiti e comproprietà. In base all'economia di scala, meno scelta corrisponde a maggior prezzo per il singolo, ma l'assenza di magnati rende impossibile il mantenimento della competitività di un tempo. E perchè gli Abramovich non investono in Italia? Torniamo all'inizio della catena, e non se ne esce.
I motivi non si esauriscono, però, sull'aspetto squisitamente finanziario, per quanto sia quello predominante.
L'immagine del calcio italiano è stata macchiata dal processo estivo e dalla falsa informazione, complice degli onesti mistificatori.
I problemi non nascono però dalla torrida estate 2006, ma sono precedenti e ormai storici.
L'immagine del calcio inglese, invece, si è ripulita dopo gli orrori degli hooligans nei decenni passati. Non che oggi siano scomparsi, il fenomeno si manifesta sotto forma di risse tra ubriachi nei pub, ma è certo che gli stadi oltre Manica siano più sicuri e colmi rispetto ai nostri.
Realtà e mentalità diverse. Le leggi ci sono ma non vengono applicate, anzi, sono osteggiate e contestate. Tutto vero, intanto però, gli impianti fatiscenti e i problemi d'ordine pubblico (il tristissimo culmine con la morte di Raciti) scoraggiano gli investitori.
Difficile per non dire impossibile che un nuovo Abramovich acquisti un club italiano sorvolandone lo stadio.
L'adeguamento delle strutture non può più essere procrastinato, ed è auspicabile che diventino di proprietà delle società, con tanto di polizia al soldo delle stesse.
Questa però è un'altra, complicata, storia.
Mentre come al solito in Italia si fa solo del fastidioso "bla, bla, bla", i magnati investono all'estero, soprattutto in Inghilterra, dove il Sunderland è disposto ad offrire 14 milioni alla Juve per Chiellini (!), al quale ne andrebbero 2.5 annui (!!).
Il Manchester United di Glazer, un tempo osteggiato, ha speso più di Inter, Milan e Juventus messe insieme.
Di talenti se ne importano sempre meno, in compenso ne esportiamo di più che in passato.
Dio benedica la formula della comproprietà, esclusiva italiana, altrimenti operare sarebbe ancora più difficile.
Le colpe sono diffuse, nel nostro piccolo noi tifosi possiamo dovremo 'solo' comportarci bene e foraggiare la società in tutti i modi possibili (biglietti, abbonamenti, gadgets...).
Starà poi ai dirigenti fare il massimo con i capitali a disposizione, senza nascondersi dietro false promesse di grandi investimenti presto ridimensionati.
Qualsiasi riferimento a Elkann e soci è fortemente voluto.