lunedì 5 novembre 2007

Tanto fattore C, la Juve godicchia

C come cuore.
La Juve non muore mai.
Frase fatta? No,
verità ineluttabile radicata nel DNA (vincente) del club, indipendentemente dal blasone degli interpreti.
La ruota gira, e, a seguito della diaspora post-Farsopoli, il ruolo di favorita, assieme a Vieira ed Ibrahimovic, ha preso la residenza in Via Durini.
L'insolita veste di outsider calza a pennello ad una squadra operaia, capace di coniugare un innato spirito indomito con la classe dei pochi operai specializzati rimasti.
La spina dorsale dell'undici titolare è specchio fedele della situazione attuale. Le coppie Legrottaglie - Chiellini e Nocerino - Zanetti, da un lato testimoniano le infelici scelte di mercato, dall'altro una dimensione tecnica inferiore alle corazzate milanesi (una, quella di Ancelotti, rivelatasi piena di falle) e alla Roma.
Il centrale pugliese, un tempo oggetto di ironie causa errori marchiani e look da tronista, è rinato una volta scoperto Dio e guarito dalla pubalgia. Da cigno a brutto anatroccolo e ritorno. Assieme al carro armato targato Livorno, mette la museruola agli avanti interisti. Lo sbruffone svedese viene così sommerso non solo dai fischi ma anche dalla strabordante fisicità di Giorgio, sempre più a suo agio al centro della difesa. Il Cyrano svedese è disinnescato, spada batte fioretto.
'Chi non risica, non rosica', dice un famoso proverbio. Ranieri osa, disinnescando la premiata ditta del gol interista con la tattica del fuorigioco, applicata con costanza e rigore dalla retroguardia bianconera. Cruz e Ibrahimovic fanno la figura di un Inzaghi qualsiasi, e visti i tempi, è il caso di sottolineare la prova impeccabile degli assistenti Biasutto e Lion.
A volte, però, basta la stecca di un singolo per far stonare l'intero coro. Fuor di metafora, l'errore, doppio, è di Grygera, che tiene in gioco Cruz e si dimentica di stringere verso il centro, lasciando all'argentino lo spazio giusto per inserirsi e far secco Buffon con un destro chirurgico. Tra Feyenoord, Bologna e Onesti, il 'Giardiniere' si conferma lo spauracchio della Vecchia Signora, e lascia ancora una volta il segno: C come Cruz. Per la cronaca, il fischietto fiorentino non ravvisa un fallo di Chivu Del Piero meritevole di essere punito con un calcio di punizione. Sul ribaltamento di fronte, il vantaggio Onesto.
Tutto da rifare. Sino a quel momento, i pericoli maggiori li aveva corsi Julio Cesar, pur conservando i guanto intonsi o quasi a causa della scarsa mira dei tiratori scelti juventini. L'eccezione è rappresentata da un calcio piazzato dalla sinistra di Del Piero, respinto in bagher dall'estremo difensore brasiliano. Siccome non c'è Juve - Inter senza episodi dubbi, tempo 5 minuti ed Alex, spalle alla porta, viene abbracciato affettuosamente da Samuel. L'arbitro Rocchi sorvola, e sul prosieguo dell'azione Zanetti in proiezione offensiva trova la deviazione in angolo.
Il possesso palla dei Ranieri boys è sterile, Trezeguet reclama vanamente palloni giocabili, i bolidi di Nedved, un tempo destinati al sette, finiscono a Pinerolo. Le iniziative di Del Piero si infrangono contro il muro eretto da Samuel versione The Wall e compagni. Un episodio su tutti: 31°, Palladino supera in bello stile due avversari, ma anzichè andare in profondità, si muove in orizzontale, e quando tenta la verticalizzazione la difesa avversaria è schierata da un quarto d'ora.
L'incapacità di costruire palle gol si spiega con un centrocampo ricco di fosforo e sostanza, ma povero in inventiva. Nocerino pare posseduto da Gattuso, come confermato sia dal suo ringhiare ogni qual volta scorge qualcosa di nerazzurro che dai lanci sconclusionati. La foga con cui mette in atto i dettami del Paròn Rocco ("Tuto quel che se movi su l'erba, daghe. Se xe la bala, pasiensa") trova risposta, dopo nemmeno dieci minuti, in un cartellino giallo che funge da anestetico per i bollenti spiriti del napoletano. Accanto a lui, svetta la calma olimpica di Zanetti, vero metronomo del centrocampo bianconero, bravo in fase di non possesso a togliere aria e spazi ai portatori di palla avversari, pur non disdegnando aperture ed inserimenti. Encomiabile.
Alla resa dei conti, le maggiori delusioni arrivano dai protagonisti più attesi.
Doveva essere la partita di Del Piero (Ranieri dixit), invece il capitano non graffia, pur facendosi apprezzare per la buona volontà. Del compagno d'attacco, già in doppia cifra quest'anno, conosciamo vizi e virtù, vederlo avulso dal gioco è normale alla luce dell'assenza di rifornimenti. L'unico pallone buono arriva dalla sinistra, nella ripresa, ma un infido rimbalzo lo inganna e la sfera termina in curva Nord.
Il vero problema ha la chioma bionda di Pavel Nedved. Corre a vuoto, incide solo sulla caviglia destra di Figo, procurandogli la frattura del perone. Spiace dirlo, ma trattasi di ex grande giocatore.
Dall'altra parte, il portoghese, troppo lezioso, si marca da solo, facilitando il compito al timido Molinaro, avaro di sovrapposizioni come Grygera sulla destra. Quest'ultimo lascia troppa libertà a Cesar, facendo quasi rimpiangere la lucida follia di Zebina. Detto dell'abulico svedese, la differenza con il partner, autore del vantaggio, si nota in chiusura di prima frazione, quando il fischiatissimo ex, scattato sul filo del fuorigioco, riesce a farsi rimontare da Chiellini, mancando il raddoppio.
Il copione non cambia nel secondo tempo. La Juve tenta di acciuffare il pareggio, esponendo il fianco al contropiede. L'Inter siglerebbe pure lo 0-2 in grado di uccidere la partita, ma il tap-in di Cambiasso su imperfetta respinta di Buffon è vanificato dall'offside dell'argentino col parrucchino.
La squadra inizia ad allungarsi, arriva così il momento di Suazo. Il neoentrato dà subito sfoggio di velocità supersonica superando Zanetti e, rimbalzato Chiellini, riesce a servire Ibrahimovic, il cui destro, potente ma centrale è respinto dal numero 1 bianconero.
Dopo l'ingresso di Iaquinta in luogo dell'evanescente Nedved, ecco il cambio decisivo: fuori Del Piero, dentro Camoranesi.
V for Vendetta, C come Camoranesi.
L'italo-argentino si presenta con uno slalom degno del miglior Tomba e un cucchiaio a liberare Iaquinta, il cui cross viene intercettato da Cordoba, che anticipa Trezeguet e costringe Julio Cesar in angolo.
La verve del campione del mondo cambia il volto dei padroni di casa, ma l'occasione migliore capita agli Onesti. Cambiasso in profondità per Cesar, favorito dal buco di Grygera, pallone in mezzo per l'accorrente Suazo, ma Buffon intercetta la conclusione dell'honduregno. Poco dopo, ancora l'ex cagliaritano al tiro, ancora risposta di Super Gigi.
Al 31°, finalmente, Nocerino riesce a tener basso un pallone, ma Julio Cesar abbranca la sfera. E' il preludio al definitivo 1-1. Finta e controfinta di Palladino su Maicon, il napoletano lascia partire un cross dalla sinistra, Iaquinta, agevolato dallo svenimento di Chivu, appoggia di testa per l'accorrente Camoranesi, il cui tiro, impennato dal tacco sinistro di Samuel, batte imparabilmente il brasiliano. La fortuna aiuta gli audaci (C come... fortuna), esplode la gioia del popolo bianconero.
C'è spazio, volendo, per una polemica di colore nerazzurro, visto che Cesar, lanciato a rete, viene fermato per un controllo di braccio solo presunto. Nonostante Zebina sia in chissà quali altre faccende affaccendato, l'azione sfuma ed i rubinetti di Mancini vengono chiusi prima di aver il tempo di prendere in mano l'abituale fazzoletto.
Non succede più nulla, tranne qualche scaramuccia tra Chiellini e Ibrahimovic. Ordinaria amministrazione.
Alla fine, recriminazione di sorta a parte, moderata soddisfazione per entrambi i contendenti.
La Juve esce a testa da alta da un confronto improponibile sul piano tecnico, l'Inter non paga oltremisura la temuta sete di vendetta sabauda.
Chi sognava una roboante vittoria, si segni sul calendario questo appuntamento: 22 marzo, stadio San Siro di Milano. L'ultima volta, per i pochi distratti che non se lo ricordano, finì con una linguaccia. Siccome, come visto ieri sera, con il fattore C si può sopperire ad altre mancanze, mai porre limiti alla provvidenza. E poi, si sa, la vendetta è un piatto che si serve freddo, e nella tana del nemico c'è forse ancor più gusto.
Intanto, la sfida dell'Olimpico ci lascia in eredità un Palladino... in palla e conferma la graniticità delle coppie centrali di difesa e centrocampo. Pollice verso per Nedved, e anche questa non è una novità. La riprova più rilevante è rappresentata dall'ennesima dimostrazione di carattere di un gruppo capace di gettare il cuore oltre l'ostacolo, sempre e comunque.
- 4 dalla vetta, ma + fiduciosi di prima, l'impossibile può diventare possibile, purchè si mantengano i piedi ben saldi per terra, in nome della vecchia 'umiltè'.

LE PAGELLE:
Buffon 7 - Salva la barca impedendone l'inabissamento, conferma di essere l'induscusso numero 1.
Grygera 5 - Ha il gol sulla coscienza, e concede a Cesar troppo spazio. Il buco su lancio di Cambiasso, che porta poi all'occasionissima di Suazo, testimonia la sua serata-no (Zebina 5.5 - Fa in tempo a dimentica Cesar, regalandogli un invitante contropiede).
Legrottaglie 6 - Elegante e tempestivo, dopo il vantaggio interista va in brodo di giuggiole. Da un rinvio maldestro nasce l'occasione per lo 0-2 interista, finito per nostra fortuna sui piedi di uno stralunato Ibra.
Chiellini 7 - Monumentale su Ibrahimovic, salva sullo svedese e Maicon.
Molinaro 5.5 - Fortunato a trovare un Figo troppo lezioso e compassato, è troppo timido, limitando al minimo sindacale le sovrapposizioni.
Palladino 6.5 - Nel primo tempo, è l'unico a dare un po' di qualità alla manovra. Perde troppi palloni, eccede nei preziosismi, ma sta crescendo a vista d'occhio. Al momento, anche con tutti gli effettivi a disposizione, merita il posto da titolare. Destra o sinistra non fa differenza, è un pericolo costante. Suo il cross che porta al pareggio di Camoranesi.
Nocerino 6 - Inizia con il sangue agli occhi, il giallo lo placa. Importantissimo per il dinamismo, deve però lavorare sui fondamentali.
C. Zanetti 7 - Factotum del centrocampo, esaltato dal desiderio di rivalsa, tiene bene il campo, tampona, fa ripartire l'azione e si inserisce. Da clonare.
Nedved 4 - Voto... d'incoraggiamento. Non ne azzecca una, nel primo tempo sparacchia a casaccio e corre a vuoto, nella ripresa la differenza si vede quando esce (Iaquinta 6 - Fa valere una fisicita maggiore rispetto a Del Piero, cresce infatti quando viene spostato dalla fascia destra a fianco di Trezeguet).
Del Piero 5.5 - Tanta buona volontà, ma contro il muro difensivo interista, poco assistito dai compagni, può fare poco. E difatti non fa molto. In calo nella seconda frazione, sembra quasi 'approvare' la sostituzione con Camoranesi (CAMORANESI 7.5 - Come a Cagliari, entra e cambia il volto della squadra. Subito una serpentina, poi il gol. Bentornato, Mauro).
Trezeguet 5 - Di palloni ne arrivano pochissimi, è vittima più che carnefice. L'unica palla buna la spedisce in curva. Si rifarà, senza dubbio.

Ranieri 6 - Azzecca i cambi, ok. La tempistica, però, lascia spazio a qualche dubbio.

Inter: Julio Cesar 6, Maicon 6.5 (Dacourt ng), Cordoba 6.5, Samuel 7, Chivu 6; Figo 5.5, J. Zanetti 6.5, Cambiasso 7, Cesar 6.5; Ibrahimovic 5, Cruz 6.5.

Arbitro, Rocchi 6 - Qualche sbavatura, nel complesso, promosso con riserva.
Assistenti, Biasutto 7, Lion 7.

Così non Vale

L'anno scorso, una caduta gli costò il titolo, a favore di un incredulo Hayden.
Quest'anno, con Stoner già iridato, ci ha rimesso la mano destra, fratturata, e la piazza d’onore.
Nella stessa città, sempre nel 2006, la sua squadra del cuore ha perso Champions e faccia, con mega-rissa finale e conseguenti maxi-squalifiche.
Due destini che si uniscono, quelli di Valentino Rossi e dell'Inter, almeno nelle disgrazie, essendo il primo vincente per antonomasia nonostante le recenti disgrazie, mentre i secondi devono affidarsi ai santi in FIGC per strappare titoli a tavolino e/o di cartone.
La ruota però gira, e dopo anni di assoli perfetti, sono arrivate le prime, pesanti, stecche. Più che di ruote, è giusto parlare di gomme, vero ago della bilancia, croce e delizia, dipende dai punti di vista.
Se Stoner, dall'alto di un inarrivabile binomio Ducati - Bridgstone, è stato perfetto nel domare un cavallo in passato imbizzarrito, legittimando la vittoria aldilà dei problemi altrui, Nicky Hayden ha un debito con la fortuna superiore a quello (sempre meno presunto) di Valentino con il fisco.
Tutti, e dico, tutti, gli avversari per il titolo hanno perso punti indipendente dai propri meriti. Non bastava l’assortimento completo di guai per il pilota di Tavullia, si è aggiunta la fantozziana (nella forma, non certo nelle conseguenze) orgia di caduti in Catalogna. Tra gli altri, Capirossi, Gibernau, Melandri e Pedrosa, colpevole di aver poi speronato un inferocito ‘Kentucky Kid’, favorendo così la furiosa rimonta del Dottore, vanificata dal clamoroso autogol di Valencia.
Hayden, profeta solo in patria e ad Assen grazie al capitombolo di Edwards all’ultima chicane e con Rossi menomato, giustifica così il perenne sorriso a 32 denti con un bel numero 1 a stelle e strisce sulla carena.
Nessuno avrebbe scommesso un soldo bucato sulla sua riconferma ai vertici, e i primi GP hanno sgombrato le menti da ogni ragionevole dubbio: trattasi di meteora.
Stoner no, lui è campione vero, cannibale dalla tempra d’acciaio, impermeabile alle pressioni, maturato e fortificato dai matrimoni con Adriana e Ducati. Ha dimenticato come stendersi, ora si diverte a stendere gli avversari a suon di vittorie. La superiorità del pacchetto aiuta ma non è sufficiente ad illustrare il quadro del ‘fenomeno Casey’, come testimoniato dagli altalenanti risultati di Capirossi. Ci vuole il manico, e Stoner lo ha usato per bastonare gli altri contendenti.
Resta il rammarico per non aver centrato la vittoria n.° 11 in stagione, eguagliando così Agostini e Rossi, dietro solamente al connazionale Doohan. La pista valenciana sorride alla Honda di Dani Pedrosa, che conquista così il 2° posto nella classifica finale. Il centauro marchigiano, invece, è costretto al ritiro a causa della rottura del motore. Pienamente comprensibile e condivisibile il suo sfogo contro la squadra, alla luce della sofferenza patita per l’infortunio alla mano, vanificata da un mezzo ancora una volta deludente. E stavolta, la colpa non è della Michelin. Uno stralcio del ‘Valentino furioso’ pensiero: “Mi sono fatto un culo così per correre…”.
Alcuni, come il compagno di box Capirossi, vogliosi di voltar pagina con un successo; altri, Pedrosa su tutti, desiderosi di dare una vigorosa spallata al nuovo che avanza.
Per il pilota più amato d’Italia, svilito da un anno di vacche magre, meglio guardare avanti. L’infornata di talenti dalla 250 rischia, dall’anno prossimo, di rimescolare le carte.
Difficile immaginare un Lorenzo disposto ad attendere con pazienza il suo momento dopo un periodo di apprendistato dietro a Rossi. Lo spagnolo, ma anche Dovizioso, hanno talento e voglia di spaccare il mondo. Il tempo è dalla loro, ma la pazienza mal si concilia con l’abitudine a dare gas.
‘Porfuera’ dividerà solo formalmente il box con il numero 46. Nei fatti, montando gomme diverse (Michelin per il deb, Bridgstone per l’italiano), l’interazione tra quelle che saranno strutture indipendenti e separate non ci sarà.
Insistere sulle Bridgstone, due anni fa, pareva un azzardo; la Ducati c’ha creduto, e ha avuto ragione. Il pluricampione del mondo rifiutò il trasferimento alla casa di Borgo Panigale anche per questo motivo, salvo ritrovarsi a bramarle dopo le ultime vicissitudini. Le avrà, ma intanto, come una potenziale amante ripudiata prima di consumare, la vendetta è stata già servita, ed il boccone è di quelli duri da mandar giù.
Ottenuto quanto chiesto (preteso), dovesse andar di nuovo male, per Valentino saranno tempi (ancor più) cupi: il capitolo gomme andrà depennato dall’elenco di possibili scuse. In passato, gli avversari storici furono demoliti prima di tutto psicologicamente. Da Biaggi a Gibernau, hanno presto deposto le armi, accontentandosi di sorrisi parziali e facendo i bagagli verso lidi meno ambiziosi, o addirittura hanno appeso il casco al chiodo. Ora la storia è diversa. Il Re è nudo, lontano parente del despota che fu, i pretendenti al trono crescono, di numero e qualità. I giovani avanzano, i vecchietti stoicamente resistono. Basterà cambiar pelle per rinverdire i fasti dei tempi d’oro?

Il giorno dei giorni


L’ultima volta finì con una linguaccia. Fallo di Cordoba su Nedved, calcio di punizione, Del Piero sul pallone, il resto è storia.
Fu quello il sigillo sul 29° scudetto di Madama. 9 finalisti di Germania 2006 in squadra, 76 giornate consecutive in testa alla classifica, o, se preferite, “91 punti, teste di cazzo”, parola di Mughini. Comunque la si metta, un’armata invincibile, almeno sulla lunga distanza.
Gli unici in grado di piegarla sono stati i tribunali, per i quali quei 2 scudetti dell’era Capello non s’hanno da assegnare ai legittimi vincitori, Moggi è peggio di Belzebù e la Juventus merita la B. Su questo punto, trovano il consenso dell’avvocato difensore (?) della società. Poveri noi.
Siccome al peggio non c’è limite, all’elenco delle beffe si aggiunge la cessione di Ibrahimovic agli odiati nerazzurri, beneficiari di uno scudetto a tavolino, ed evidentemente nelle grazie della nuova dirigenza, quella dei moralizzatori e, come visto, degli errori/orrori di mercato.
Una volta espiate le nostre colpe (come avrebbe detto il ‘primo’ Cobolli), il ritorno nella massima serie, dove, nel frattempo, l’Inter si è imposta per manifesta superiorità derivante dalla generosità di Secco & co. e dalla guerra preventiva perpetrata ai danni delle possibili avversarie con il placet di giudici e degli amici di Massimo.
Si potrebbe aggiungere che il main sponsor di campionato e Coppa Italia è la stessa compagnia telefonica italiana, il cui proprietario è anche secondo azionista dell’Inter, che ha fornito i tabulati.
Per completezza d’informazione, si dovrebbe render conto della curiosa parabola di Guido Rossi, ex membro del CDA interista, ex membro del CDA Telecom, ex presidente della FIGC durante la lunga estate caldissima del calcio italiano, attuale presidente Telecom.
Giusto per non farsi mancare nulla, è legittimo chiedersi dove siano finite le telefonate tra Bergamo e dirigenti di altre squadre, Inter compresa.
Per 90 minuti più recupero, meglio mettere da parte tutti questi, legittimi, discorsi.
Le parole distensive dei mesi scorsi, le aperture (a 90°…) verso la nemesi storica mal digerite dai supporters della Vecchia Signora, sono un lontano ricordo. Era ora, abbasso il buonismo, alla faccia dei sogni impossibili di Verdelli che farebbero impallidire ‘smiles’ ed operazione simpatia made in Lapo.
“E’ la prima volta che affronto i campioni d’Italia…”. Pensieri e parole di Cristiano Zanetti, ex con il dente avvelenato. Viva la sua ironia pungente, erede, in piccolo, di quella inarrivabile dell’Avvocato e di Peppino Prisco.
Le frasi di circostanza sono dure a morire, meglio non farci caso.
Inutile negarlo: non è una partita qualsiasi, non è nemmeno una Juve – Inter qualsiasi. E’ speciale, ma non vale una stagione, perché una possibilità del genere non è contemplata per la Juventus. Certe attese le lasciamo ai cugini.
Pensiamo al campo, unico giudice supremo, stavolta senza tribunali.
I valori tecnici dicono Inter, altri fattori parlano bianconero.
Non sempre i grandi nomi pagano, e nessuno meglio di Moratti lo sa. Quando la bilancia pendeva verso la Juve, furono due gregari come Balzaretti e Chiellini ad annullare Stankovic e Figo, e quei duelli vinti furono una delle chiavi del match.
Immaginare il terzino toscano, riciclato centrale, contro Ibrahimovic, e Legrottaglie alle prese con uno tra Crespo e Suazo, potrebbe indurre anche gli incrollabili ottimisti a cattivi pensieri.
Ci vorrà una grande prova corale per fermare i solisti nerazzurri. Obiettivo: inaridire le fonti di gioco avversarie. Pressing degli avanti bianconeri sul pacchetto arretrato avversario per impedire i lanci lunghi ad innescare lo svedese. Duelli rusticani in mezzo al campo con la grinta di Nocerino e Zanetti, si spera, sugli scudi. Bissare i primi 20 minuti di quel Juve – Milan 2-1, quando ci fu un’applicazione tattica pressoché perfetta nel pressare costantemente il regista avversario, Pirlo, è la strada giusta. Estendere quei primi minuti sino a coprire l’intera distanza vorrebbe dire realizzare un piccolo capolavoro, ipotecando il successo.
Ranieri, testata la solidità della coppia Legrottaglie – Chiellini, potrebbe comunque optare per l’inserimento di Zebina in luogo di Molinaro, rimpiazzato sulla corsia esterna proprio dall’ex capitano dell’Under 21. In mezzo, muscoli al potere e fantasia saggiamente confinata sulle fasce, affidata ai piedi di Palladino, certo di giocare ma non della posizione. Camoranesi non è al top, Nedved è in dubbio per un problema alla coscia, e questo potrebbe riabilitare il prezioso Salihamidzic. In tal caso, il napoletano giostrerebbe a sinistra. Davanti, confermato il duo dei record, Del Piero – Trezeguet. Spazio dunque alla vecchia guardia, mentre i nuovi (Andrade, Almiron, Tiago, Iaquinta), chi per un motivo, chi per un altro, non saranno della partita sin dal fischio d’inizio.
Nell’Inter… sinceramente, chi se ne frega. Hanno un organico impareggiabile, sono i più forti, è il loro anno, come sempre. Stasera, però, non conterà. Si spera.
Fiato alle trombe, alle 20.30, e per le successive due ore, il mondo del calcio avrà occhi solo sull’Olimpico di Torino.
Che vinca il migliore, magari con una bella linguaccia.
Forza ragazzi, fateci sognare.


* scritto la mattina del 4 novembre.

giovedì 1 novembre 2007

In attesa del V-day

Atalanta-Cagliari 2-2 (Vittoria interna tabù per gli uomini di Del Neri)

Fiorentina-Napoli 1-0 (la zampata di Bobo, il Napoli se la prende con l'arbitro)

Inter-Genoa 4-1 (l'Inter va, Adriano pure. In tribuna)

Juventus-Empoli 3-0 (Uno, due, Tre-zeguet)

Palermo - Parma 1-1 (Amauri su rigore salva i suoi in extremis)

Reggina-Livorno 1-3 (Ficcadenti esonerato)

Roma-Lazio 3-2 (Vucinic ancora sugli scudi)

Sampdoria-Milan 0-5 (ufficiale: il Gila è tornato)

Siena-Catania 1-1 (Polito salva i suoi)

Udinese-Torino 2-1 (Udinese al 5° posto in solitaria)

CLASSIFICA:
Inter 24
Roma 21

JUVENTUS, Fiorentina 20
Udinese 18
Atalanta 15
Catania, Palermo, Napoli 14
Milan, Genoa 13
Torino, Sampdoria 11
Lazio, Parma 10
Cagliari 9
Empoli, Siena 8
Livorno, Reggina 5

AUGURI, VECCHIA SIGNORA!

110 anni fa, il 1° novembre 1897, iniziava un grande sogno, chiamato JUVENTUS, grazie all'iniziativa di alcuni studenti del liceo D'Azeglio di Torino.
Da quella famosa panchina, ne è passata di acqua sotto i ponti, ma la Signora del calcio italiano è sempre la più amata.
Auguroni, amore mio!

mercoledì 31 ottobre 2007

Quanto si gode con Tre-seghe

In attesa del 'giorno dei giorni' (4 novembre, orario da definire), la Juve si regala un rotondo 3-0 ai danni dell'Empoli con cui festeggiare, domani, 110 anni di storia.
Protagonista indiscusso della serata è Trezeguet, autore della seconda tripletta stagionale dopo quella rifilata al malcapitato Livorno.
Guai a farsi fuorviare dal risultato, eccessivamente punitivo per la compagine toscana. Il primo tempo deve far necessariamente riflettere Ranieri. Ripetere 45 minuti del genere contro la capolista richiederebbe il ricorso al pallottoliere.
Cagni opta per un prudente 3-5-1-1, come sua abitudine in occasione delle visite alle grandi. In mezzo al campo, la quantità di Marchisio è preferita alle geometrie di Giacomazzi, mentre Giovinco parte, al solito, dalla panchina.
Tra squalifiche (Legrottaglie, Chiellini, Nocerino e Nedved) ed infortuni (i lungodegenti Andrade e Boumsong), Ranieri è costretto ai salti mortali per presentare una formazione decente. A sorpresa, Birindelli viene preferito a Zebina, vista la necessità di accentrare Grygera a fianco del ripescato Criscito. Con Camoranesi e Marchionni ancora a secco di benzina, viene confermato Salihamidzic, così come, sull'altra fascia, un Palladino in crescita. Logiche di turnover costringono Del Piero alla panchina, in luogo del rientrante Iaquinta.
La vera attrazione della serata, però, si chiama Tiago, chiamato a dare segni di vita dove gli compete, e non di fronte ad un taccuino. Le speranze di vederlo sciolto di piede come di lingua svaniscono ben presto di fronte al fantasma del giocatore capace di infiammare Lione.
Dovrebbe velocizzare il gioco, fa il contrario, attirando avversari come mosche. Probabilmente, a fine primo tempo la sua maglietta è praticamente asciutta.
Verticalizzazioni ed inserimenti, questi sconosciuti. Un tempo, suo cavallo di battaglia; oggi, sbiadito ricordo.
Quando va di lusso, i suoi passaggi sono laterali.
Sguardo spaurito di chi sembra chiedersi che cosa ci fa di mercoledì sera in un grande prato verde.
Passo... ad esser buoni, in pratica gioca da fermo.
Paro o Tiago? La differenza c'è, basta vedere costo del cartellino ed ingaggio, in campo non si vede. Nella prima frazione.
Sono anzi gli ospiti a partire meglio, pur non creando grattacapi a Buffon. Grygera e, soprattutto, Criscito, fanno buona guardia. Quest'ultimo, puntuale nelle chiusure ed elegante nei disimpegni, è il vero leader dell'inedito reparto arretrato, rilanciando la propria candidatura come titolare. Arriva persino a rendersi pericoloso in attacco: è sua, infatti, l'occasione più ghiotta nei primi 45 minuti, ma Balli risponde d'istinto alla girata di sinistra dell'ex genoano a pochi metri dalla porta. Iaquinta, probabilmente appesentito dai postumi della bronchite, non brilla, facendosi notare solo per un calcio di punizione insidioso respinto dal portiere toscano. Il resto è una storia già sentita: Zanetti indispensabile, soprattutto con il nulla assoluto vicino, Palladino a sprazzi, Brazzo costante, nella mediocrità.
Altra musica nel secondo tempo. Serve un'intuizione individuale, e arriva dal destro del numero 20 bianconero, il cui pallonetto è un invito a nozze per Trezeguet (già pericolo di testa in due occasioni), bravo nello stoppare la sfera, girandosi rapidamente e puntando Balli, costretto ad atterrarlo. Stavolta niente tuffi, niente Bergonzi, è rigore, netto, per la Juve. Sul dischetto va il francese, che porta in vantaggio i bianconeri.
Cagni osa, anche questa è una notizia, e si gioca la carta Giovinco, al posto di Marianini. L'Empoli, in coincidenza dell'ingresso del talentuosissimo puffo pelato, si accende, e proprio Sebastian crea parecchi problemi a Birindelli.
Prima che il giovane prodotto del vivaio bianconero possa lasciare il segno, ci pensa, tanto per cambiare, Trezeguet, con la complicità di Tiago, in evidente crescita grazie anche al maggior spazio concessogli. Una sua pennellata su punizione dalla destra permette a David di fare doppietta, di testa, al 62°. Lo stesso binomio è decisivo in occasione del terzo sigillo. Del Piero, subentrato ad uno spento Iaquinta, vede l'avanzata del compagno, lo serve e il portoghese, dal limite dell'area, lascia partire un tiro, respinto goffamente da Balli, sul quale si avventa il falco franco-argentino per il 3-0 finale.
Due minuti dopo la 10° perla stagionale del bomber, accadono due fatti di carattere completamente diverso. Per la Juve, si rivede finalmente in campo Camoranesi per Palladino. Posizionatosi sulla sinistra, l'obiettivo è chiaro: incamerare minuti in vista della Grande Battaglia. A cinque minuti dalla fine, toccherà a Marchionni.
Nell'Empoli, invece, il portiere Balli dà forfait a causa di un guaio muscolare. Esauriti i cambi, visti i precedenti ingressi di Abate e Volpato, altro ex, per Antonini e Vannucchi, tra i pali finisce Saudati, riuscendo finalmente a farsi notare dopo essere scomparso tra le maglie difensive bianconere.
Gli ospiti chiuderanno addirittura in 9, per l'infortunio dello stesso Volpato. Un po' per appagamento, un po' per risparmiare energie preziose e un po' per carità cristiana, gli uomini di Ranieri rallentano, e la partita si spegne alla distanza. L'unico a tentare l'affondo, dall'altra parte, è il solito Giovinco, ma è un predicatore nel deserto.
Vedendolo in panchina, accanto ad un Pozzi qualsiasi, con Marchisio in campo a ringhiare su Palladino e chiunque gli passi a tiro e il timido Tiago dall'altra parte, il dubbio di aver fatto una triplice minchiata (quadrupla, pensando che i due talenti sono andati in Toscana nell'affare, diciamo così, Almiron) viene.
E' stata, senza dubbio, una serata fruttuosa.
Per la squadra, capace, pur non brillando, di portare a casa l'intera posta.
Per Del Piero, che raggiunge Furino al 2° posto nella classifica delle presenze.
Per Trezeguet, ora capocannoniere solitario della A e sempre più miglior goleador straniero nella storia ultracenteneria con 150 reti.
Infine, per Ranieri, il quale, con i rientri di Camoranesi e Marchionni, il recupero certificato di Criscito e il rilancio di Tiago, ha tutti gli elementi per preparare la sfida di domenica, quando, come non mai, avremo un solo risultato a disposizione: la vittoria.

LE PAGELLE:
Buffon 6 - Serata di relax.
Birindelli 6 - Preferito, non si sa perchè, a Zebina, fa la sua porca figura, pur patendo la vivacità di Giovinco nella ripresa.
Grygera 6 - Prestazione positiva, nonostante qualche piccola sbavatura.
Criscito 6.5 - Elegante e risoluto. La partita del rilancio.
Molinaro 6 - Generoso, vigoroso, ma ha due piedi preoccupanti.
Salihamidzic 5 - Non spinge, come al solito. I rientri di Camoranesi e Marchionni ci restituiranno un esterno destro come si deve (Marchionni ng).
Tiago 6 - Terrificante nel primo tempo, cresce alla distanza, non a caso quando l'Empoli toglie un mediano (Marianini) per osare qualcosa in più. Deve trovare continuità, ma la Juve non può permettersi di regalare un centrocampista agli avversari per 45 minuti. In partenza?
Zanetti 6.5 - Non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. Corre per due, tampona, rilancia.
Palladino 6.5 - Conferma di essere in crescita, ma deve trovare maggior continuità nella giocata. Bellissimo il pallonetto con cui innesca Trezeguet nell'azione del rigore (Camoranesi 6 - Bentornato).
Iaquinta 5.5 - Lotta, ma non incide (Del Piero 6 - E' tornato lui, e si vede).
TREZEGUET 7.5 - Segna, e fin qui, niente di nuovo. Partecipa al gioco, rientra addirittura nella propria metà campo, e questa invece è una buona nuova.

Ranieri 6 - Misteriosa l'esclusione di Zebina. Ci riprova con Tiago, ha ragione a metà.

Empoli: Balli 5.5, Raggi 6, Piccolo 5.5, Marzoratti 5.5; Antonini 5.5 (Volpato ng), Marianini 6 (Giovinco 6.5), Marchisio 6.5, Moro 6, Tosto 6; Vannucchi 5 (Abate ng); Saudati 5.5.

Arbitro, Celi 6 - Non modifica il corso del match, ed è già un'ottima cosa. Sacrosanto il rigore.
Assistenti, Cariolato 6, Pugiotto 6.

lunedì 29 ottobre 2007

Milan in andropausa

Dr. Jekill e Mr. Hide, la doppia personalità del Milan colpisce ancora.
Dopo la disfatta interna contro l’accorto Empoli e la passeggiata in cavalleria tra le praterie ucraine, una volta esauritosi l’eco dell’inno dell’amata Champions, ecco riaffiorare le vecchie magagne.
A beneficiarne è la Roma, che pur priva di Totti, espugna San Siro grazie ad un colpo di testa del rinato Vucinic, bravo nel rubare il tempo a Nesta (piccola parentesi: da inizio anno si è fatto uccellare, tra gli altri, da Santana, Pisanu e dal montenegrino...) su perfetto invito dell’ottimo Cicinho. Lo sterile forcing dei padroni di casa lascia inoperoso Doni, e solo un cucchiaio fuori misura di De Rossi su rigore (provocato da Ambrosini, espulso) evita un passivo più umiliante.
Maldini torna all’antico e giostra a sinistra, trovandosi di fronte il duo brasiliano Cicinho – Mancini: questo è lo specchio della ‘Villa Arzilla’ rossonera. Le alternative sono in età da INPS oppure giovanotti imberbi come Gourcuff, il risultato è un mortificante +3 sul Siena terz’ultimo.
Il ciclo, culminato con la vittoria di Atene, è concluso, a meno di improbabili colpi di coda. Data anche l’età di alcuni uomini, si può parlare a ragion veduta di andropausa.
La dimensione degli uomini di Ancelotti è chiaramente europea, sia mentalmente che tatticamente, viste le difficoltà palesate sullo stretto, contro squadre desiderose innanzitutto di non prenderle. Gli affondi di Oddo, i lanci lunghi di Pirlo e le accelerazioni di Kakà restano così esclusiva per la platea internazionale, dove gli ampi spazi facilitano una manovra ad ampio respiro.
Se la diagnosi non è così difficile da formulare, per la cura, come suggerito da tifosi dotati di pungente autoironia, l’unica via è rivolgersi al dottor House, cinico e spietato, l’opposto del Milan versione campionato.
Dall’altra parte, la Roma pare ormai guarita dopo le recenti sbandate. Uscita con le ossa rotto dalle grandi sfide contro Inter, Fiorentina, Juventus e Napoli (appena 3 punti conquistati, frutto di altrettanti pareggi, con un corredo di 12 reti incassate), si è risollevata contro lo Sporting confermandosi a Milano. Le medicine giuste si chiamano Juan e Vucinic: il primo ha ridato solidità ad una difesa sonnacchiosa, il secondo si è scoperto uomo della provvidenza. Non a caso, sono stati i due marcatori del martedì di Champions. Superato l’appannamento, pur cambiando gli interpreti, la sinfonia resta la stessa, grazie ai violini giallorossi capaci di suonare all’unisono regalando sprazzi di calcio champagne.
Roma e Milano sono spaccate in due, calcisticamente, non solo per il tifo ma anche per i sentimenti, decisamente agli antipodi. Milanisti e laziali piangono lacrime amare, figlie anche di un mercato condotto al risparmio. Lotito, al contrario di Galliani, non può nemmeno cullarsi su qualche Champions racimolata negli anni, ma ha lo stesso sfoggiato il famigerato ‘braccino’. Il brusco risveglio, dopo il faticoso superamento dei preliminari e lo stoico pareggio contro il grande Real, lo ha procurato lo stesso Milan in una rara serata di gloria tutta italiana. L’incornata di Asamoah, fischiato dai soliti beceri pecoroni, inchioda gli uomini di Rossi ai bassifondi della classifica, proprio a parimerito con Maldini e soci.
Sorriso amaro per Mancini. Il pareggio di Palermo è un buon risultato, offuscato dall'infortunio di Stankovic. Un Fontana in giornata di grazia nega a più riprese la gioia del gol ad Ibrahimovic, mentre la traversa colpita da Chivu su punizione grida ancora vendetta.
La Fiorentina non approfitta dei passi falsi altrui, mezzi o completi che siano, ed impatta a Marassi contro il Genoa. Partita senza gol, con poche emozioni, che consente un piccolo passo in avanti ad entrambe le sorprendenti compagini.
I tifosi del Grifone possono consolarsi pensando alla disgraziata domenica dei cugini blucerchiati, sconfitti per 2-0 a Catania (Mascara e Martinez). Da segnalare l'ennesimo 'Cassanata': al 37° della ripresa, si ferma sulla trequarti, chiede ad Edusei di buttar fuori la sfera ed abbandona il campo lasciando sgomenti i compagni. L'amico Montella, ricordando le miraboli imprese del barese, tenta di ricondurlo a più miti consigli pensando ad uno dei suoi soliti colpi di testa, salvo essere mandato a quel paese da un nervosissimo Antonio, in realtà vittima dell'ennesimo infortunio muscolare. Resta comunque la primizia dell'uscita senza aver prima comunicato con la panchina. Una sorta di 'autosostituzione'.
Dopo il rocambolesco pari interno contro il Torino (vittorioso nell'anticipo pomeridiano, 2-0 al Cagliari a firma di Rosina e con un'autorete di Ferri), risale l'Atalanta, capace di espugnare Empoli grazie al gol del solito Doni. Da segnalare l'ingresso ad inizio ripresa di un vivace Giovinco, al contrario di Marchisio sorprendentemente rimasto in panchina dopo l'ottima prova contro il Milan. Turno di riposo in vista della sfida con il passato di mercoledì? Si spera, anche se, conoscendo Cagni, mai dare nulla per scontato.
In fondo alla classifica, respira il Parma di Di Carlo, contestato nel prepartita e salvato da quel Morfeo mai schierato nell'undici titolare nonostante tecnicamente mangi in testa a tutti i compagni. In vantaggio con l'ex Morrone, il rinato Tavano risponde con una doppietta, ma ci pensa Paci, colpevole di aver regalato un penalty agli uomini di Camolese, a riequilibrare il match. Curioso come la rete del fantasista abruzzese sia arrivata di testa, colpo per lui inconsueto.
Anche a Siena ci sono un tecnico in bilico (Mandorlini) e un numero 10 incompreso (Locatelli). In campo nel secondo tempo, l'ex talento del Milan non basta per conquistare la vittoria. Le occasioni fioccano, ma la Reggina resiste, e porta a casa un punto prezioso. La classifica, per entrambe, piange ancora, ma in tempi di magra, ci si accontenta, almeno in attesa del turno infrasettimanale di mercoledì.

CLASSIFICA:
Inter 21
Roma 18
JUVENTUS, Fiorentina 17
Udinese 15
Napoli, Atalanta 14
Catania, Palermo, Genoa 13
Torino, Sampdoria 11
Milan, Lazio 10
Parma 9
Cagliari, Empoli 8
Siena 7
Reggina 5
Livorno 2

Troppo Bergonzi per la Juve

"Vecchia Signora derubata a Napoli".
Detta così, non fa notizia.
Nel capoluogo partenopeo ci si può lasciare il cuore, rapito dalla magia unica della città, ma anche orologio, portafogli, cellulare, e chi più ne ha, più ne metta.
Nello specifico, oggetto del furto sono i (3) punti della contesa.
Il San Paolo non si senta defraudato del ruolo di 12° uomo, per una volta 'lasciato' dall'arbitro designato, Mauro Bergonzi. Gli unici ad avere il sacrosanto diritto all'incazzatura sono i tifosi bianconeri.
L'uomo della Provvidenza è stato proprio il fischietto genovese, mica Lavezzi o Zalayeta, emuli del miglior Giorgio Cagnotto, o Domizzi, freddo nel capitalizzare i due pacchi-dono recapitati sotto forma di penalty.
Manie di protagonismo degne del suo designatore, sempre pronto a spezzare una lancia a favore delle giacchette gialle, un tempo nere come l'umore di Cobolli, insolitamente combattivo, a fine partita.
E' difficile parlare di calcio di fronte a cotanta, clamorosa, totale, manifesta incapacità da parte di colui che, per definizione, dovrebbe essere super partes.
Il discorso 'i calciatori sbagliano in quanto umani, e come tali anche gli arbitri', si infrange di fronte alla diabolica recidività. Più attinente un altro parallelismo, quello con i fuoriclasse del pallone: come questi, dal nulla, possono inventare un paio di giocate decisive nel momento clou della partita, anche il direttore di gara, dal nulla, ha inventato un paio di rigori decisivi nel momento clou della partita. Unica, sostanziale, differenza, non si può parlare di fuoriclasse.
Prima dell'uno-due firmato Bergonzi, match all'insegna dell'equilibrio, con ribaltamenti di fronte e risultato in bilico.
Doveva essere la partita degli ex da una parte (Blasi e Zalayeta) e del clan dei campani dall'altra (Belardi, Criscito, Molinaro, Nocerino e Palladino); del riscatto di Almiron, preferito, chissà perchè, al fondamentale Zanetti; della conferma di Del Piero fresco di paternità. Quando il fischietto sale in cattedra, i discorsi tecnici vanno a signorine, almeno in parte.
Ranieri è squalificato dopo gli 'insulti' rivolti la settimana scorsa a Banti reo di aver invertito un fallo laterale. Se tanto mi da tanto, stavolta avrebbe sfoderato, come minimo, calci e pugni, altro che Baldini vs. Di Carlo.. Non essendo astuto come Novellino, nascostosi, nell'intervallo, tra i panni sporchi pur di interloquire con i suoi, o tecnologico come gli 007 interisti, assiepati in tribuna ed in comunicazione via auricolare con Mihaijlovic, si limita a costanti colloqui telefonici con Pessotto, primo anello della catena di sant'Antonio comprendente anche Pelizzaro e Belardi. Destinatario finale delle sue direttive, il flemmatico Damiano, all'esordio in panchina.
Almiron a parte, la formazione è quella annunciata. Difesa confermata in blocco, Iaquinta parte dalla panchina, dove fa la sua comparsa il rientrante Marchionni, a fianco dell'habitue Tiago. La vera novità è il modulo, oscillante tra il 4-3-1-2 e l'inedito 3-4-1-2. Il trio Palladino - Del Piero - Trezeguet si intende bene e muove all'unisono, ma l'occasione migliore, nel primo tempo, capita sui piedi del regista, o presunto tale, argentino, la cui sassata, a conclusione di una bella azione manovrata, scalda i guantoni di Iezzo.
Dall'altra parte, il pericolo si chiama Lavezzi. Il tamponatore notturno è un peperino indiavolato, che ama partire dalla destrea, dove trova terreno fertile grazie al solito Molinaro a due facce: inesauribile in offesa, un'offesa al calcio in difesa. Il Napoli prende possesso del centrocampo, grazie soprattutto alle geometrie di Gargano e al dinamismo di Blasi, motorino inesauribile dai piedi di bolsa. Lo scorso anno, all'Olimpico, la Juve vinse schiaccando il Napoli sulle fasce, territorio inesplorato nella prima frazione. La presenza di Garica a destra e Savini dall'altra sarebbe un invito a nozze, non fosse che i dirimpettai si chiamano Salihamidzic e il già citato Molinaro. Meglio il secondo, ed è tutto dire. Del Brazzo, in primis, si dice sia simpatico, un po' come accade alle ragazze non proprio avvenenti. Con i rientri di Camoranesi e Marchionni, si spera che il suo contributo si limiti all'intrattenimento. Buffon, colpo di testa di Domizzi a parte, se ne resta tranquillo, grazie alla buona prova della coppia Legrottaglie - Chiellini abile nel mettere la museruola a Zalayeta.
La ripresa si apre con Del Piero bravo e un po' fortunato nello sfruttare lo scambio tra Trezeguet e Palladino. Proprio il campano è il più positivo degli avanti bianconeri. Destatosi dal torpore, torna in letargo dopo la doppietta di Bergonzi, come tutta la squadra del resto.
Nemmeno il tempo di esultare, e Gargano, nonostante sia 'contrastato', nell'ordine, da Palladino, Legrottaglie e Grygera, penetra in area di rigore ed esplode un sinistro imparabile per Buffon. Primi segnali dell'imminente burrasca.
Gli uomini di Ranieri capiscono, finalmente, che è il caso di attaccare sugli esterni, e la strategia darebbe i suoi frutti, non fosse per il pallone donato alla curva napoletana da Del Piero, solissimo in area di rigore dopo il palo colpito, di testa, da Trezeguet, imbeccato dalla destra da Palladino.
Al 17°, Chiellini compie il miglior intervento difensivo della carriera, togliendo il pallone dai piedi dell'indemoniato Lavezzi. Il tuffo carpiato con doppio avvitamento dell'argentino forse trae in inganno Bergonzi, uno che comunque sa sbagliare da solo, tanto da inventarsi un rigore, trasformato da Domizzi dopo le veementi proteste bianconere. Passano 8 minuti, cambiano gli interpreti ma il copione è lo stesso, come nei film-panettone di De Laurentiis: Hamsik, fino a quel momento un po' sottotono, verticalizza per il Panterone, abile ad infilarsi nella difesa avversaria, ma soprattutto a buttarsi tre metri prima di tamponare Buffon. Per la serie, 'oltre il danno, la beffa', il numero 1 viene ammonito, e deve raccogliere ancora il pallone in fondo al sacco. 3-1, la partita finisce qui, nonostante i 20 minuti più recupero ancora a disposizione.
Due rigori del genere avrebbero affossato persino un elefante eccitato con il viagra, figurarsi undici uomini invisi ad uno stadio intero. L'unico a non calare alla distanza è Almiron, solo perchè la sua mediocrità si è prolungata senza inversioni di tendenza dal fischio d'inizio sino all'uscita in luogo di Tiago. Nè questa sostituzione, nè quelle, precedenti e tardive, di Marchionni per Grygera e Iaquinta per Palladino, cambiano qualcosa.
Pur senza voler giustificare alcuni elementi attualmente indegni di vestire la maglia della Juve, contro 'il potere di chi ha il potere', nulla si può fare.
Qualcuno magari parlerà di legge del contrappasso, di Moggi, di vendetta della classe (?) arbitrale o roba simile. Paternali a parte, l'unica certezza è rappresentata dalla necessità di fermare Mauro Bergonzi, prima che combini altri disastri. Ricordiamoci come, prima di Farsopoli, l'origine di tutti i mali fosse l'ex DS bianconero e la fantomatica 'cupola', e successivamente i fischietti si siano rincoglioniti iniziando a prendere fischi per fiaschi. Senza l'uomo nero, non ci sono più capri espiatori, solo errori dettati dall'inevitabile ricambio generazionale. Certo, come no, tutto molto bello, ma ho smesso di credere a Babbo Natale molti anni fa.

LE PAGELLE:
Buffon 6 - Incolpevole sia sulla prodezza di Gargano che sulla doppietta di Bergonzi.
Grygera 5.5 - Non impeccabile, fuori posizione sul pareggio napoletano (Marchionni ng).
Legrottaglie 6 - Tiene bene Zalayeta, Bergonzi lo mette in crisi, ma mi sento di assolverlo per questo.
CHIELLINI 6.5 - Attento, concede le briciole al vivace Lavezzi, costretto a girare dalle parti di Molinaro. Come il compagno di reparto, dimentica l'arbitro.
Molinaro 5 - Spinge, ma in fase difensiva è, come dire, 'emozionante'.
Salihamidzic 5.5 - L'opposto di Molinaro: non spinge, tiene bene la posizione, stop.
Nocerino 6 - Pur non brillando, fa diligentemente il suo. Ammonito (ingiustamente, tanto per cambiare), salterà la sfida contro l'Empoli, dove, forse, ci ritroveremo ancora Almiron (sigh!).
Almiron 4.5 - Più lento della moviola, semplicemente inutile per noi, utilissimo invece agli avversari (Tiago ng).
Palladino 6 - Nel primo tempo è vivace, si intende bene con Del Piero e Trezeguet, muovendosi tra centrocampo e attacco. Si spegne progressivamente, viene sostituito, ma nel complesso non demerita (Iaquinta ng).
Del Piero 5.5 - Stava per fallire il pallone dell'0-1, ma gli (ci) va bene. Si divora il gol dell'1-2, macchiando una prestazione comunque non brillantissima.
Trezeguet 5.5 - Maggiormente partecipe alla manovra, è troppo impreciso.

Damiano (Ranieri squalificato) 5.5 - Va bene che l'arbitro è imprevedibile, ma possibile che Zanetti stesse peggio di questo Almiron? Inoltre, i cambi avvengono in colpevole ritardo.

Napoli: Iezzo 6, Cupi 6, Cannavaro 6, Domizzi 7; Garics 6, Blasi 6.5, Gargano 7, Hamsik 6, Savini 5.5; Lavezzi 6, Zalayeta 5.5, Bergonzi 10.

Assistenti, Stefani 4.5, Faverani 6.

martedì 23 ottobre 2007

Milan, al peggio non c'è limite

Di Muslera ce n'è uno solo.
Se poi Ancelotti crede all'equazione "più attaccanti = più gol", arrivando a schierare insieme Gilardino ed Inzaghi, pur essendo ormai acclarata la loro idiosincrasia dettata da movimenti pressochè identici, allora c'è davvero poco da fare.
Un po' va capito, l'assenza cronica di Ronaldo, quella estemporanea Kakà, in attesa di gennaio, quindi di Pato, limita notevolmente il ventaglio di scelta. Gourcuff si conferma più abile a parole che in campo, Ambrosini centravanti è la fotografia di una crisi ormai innegabile. Ne approfitta l'Empoli, che passa in vantaggio con Saudati e tiene botta con le classiche barricate di Cagni, grazie anche ad un maestoso Marchisio, capace di mettere la museruola a Seedorf, per l'occasione trequartista unico. Prima del fischio d'inizio, Dida si scusa platealmente con il pubblico, chinando in avanti il capo, con le mani giunte, verso i diversi settori dello stadio. A fine match, avrebbero dovuto imitarlo tutti, i dirigenti in primis.
Anche se ormai non è che faccia poi così notizia, uno degli spunti più rilevanti dell'ultimo turno di A è la sconfitta dei rossoneri.
Non sono, però, l'unica grande ad avere problemi. La Roma sembra tornata in piena Zemanlandia. Curci e una difesa 'emozionante' permettono al Napoli di rimontare quattro volte i giallorossi, in gol con Totti, Perrotta, De Rossi e Pizarro. Per gli ospiti, vanno a segno Lavezzi, Hamsik, Gargano e Zalayeta, riuscendo a tamponare così gli errori di Iezzo.
Nell'altro anticipo, l'Inter ha la meglio sulla Reggina con una punizione di Figo spizzata dalla crapa pelata di Adriano, sostituito da Mancini al quale si rifiuta di dare il classico 'cinque'. Unici anche, se non soprattutto, nel complicarsi la vita e far parlare di sé. Gli amaranto possono recriminare per alcuni errori di mira, quando centrano la porta ci pensa il rispolverato Toldo.
La Juve evita la fuga, forse definitiva, dei nerazzurri, imponendosi sul Genoa grazie al ritrovato Del Piero. A corollario di un match meno nervoso di quanto si evinca dalle decisioni arbitrali, vengono espulsi Ranieri (!) e Nedved (qui, ahimè, nessuna sorpresa).
La Fiorentina strapazza il Siena, con una prodezza del redivivo Pazzini, la solita zampata di Mutu e il sigillo di Bobone Vieri, e resta in scia.
Rimanendo in Toscana, il match più politicizzato del campionato se lo aggiudica la Lazio, corsara a Livorno con il solito Pandev.
Il Torino sfoggia il proverbiale 'cuore Toro'. Sotto di due gol (Ferreira Pinto e Doni su rigore) ed in inferiorità numerica (espulso Natali), agguanta il pareggio per merito degli ex Ventola e Motta. Momenti di tensione tra Zampagna e Novellino, sommerso dai fischi per l'esultanza in occasione del definitivo 2-2.
A proposito di tensioni, episodio spiacevole a Cagliari, dove D'Agostino rimane stordito dall'esplosione di una bomba carta. La partita, poco spettacolare, termina 1-1. Vantaggio del Catania firmato Terlizzi, pareggio dell'emergente Matri.
Stesso risultato a Udine, dove i padroni di casa fanno la partita, si ritrovano sotto (gol di Amauri) e agguantano l'1-1 con uno splendido assolo di Asamoah.
Il match tra squadre in cerca di riscatto premia la Sampdoria. Montella d'opportunismo e un doppio Bellucci annichiniliscono un Parma sempre più in difficoltà. La panchina di Di Carlo, nonostante la difesa di Ghirardi, traballa.
Mai, però, quanto le certezze di chi, pensando di poter vivere sugli allora, si ritrova in testa alla classifica, ma sulla metà sbagliata. Vero, Galliani?

CLASSIFICA:
Inter 20
JUVENTUS
17
Fiorentina 16
Roma 15
Palermo, Genoa, Udinese 12
Napoli, Sampdoria, Atalanta 11
Milan, Catania, Lazio 10
Torino, Cagliari, Empoli 8
Siena, Parma 6
Reggina 4
Livorno 2

Tiago - Riquelme: perchè no?

All'inizio sembrava la classica suggestione spagnolo, deduzione fin troppo scontata derivante da due situazioni che fanno discutere.
Riquelme, ostracizzato dal tecnico Pellegrini per, sembra, incompatibilità caratteriale, è ai margini della rosa del Villareal, e solo con la maglia dell'Argentina può deliziare le platee con il proprio talento, per la gioia mista a rimpianto dei tifosi del Boca per i quali è una sorta di divinità pagana.
Tiago, voluto da Ranieri (lo dice il tecnico), ma presto rinnegato (lo dicono i fatti), ha pensato bene di darsi la zappa sui piedi con un'intervista-sfogo rilasciata ad un quotidiano portoghese. La risposta piccata dell'allenatore lascia poco spazio alle interpretazioni, chiudendo virtualmente, a meno di improbabili colpi di coda, l'amara esperienza in bianconero del portoghese triste.
Siccome fa comodo pensare che uno più uno faccia sempre due, sapendo dell'interessamento presente dei 'sottomarini gialli' per l'ex Lione e quello passato della Juve per l'argentino, ecco lanciata l'idea: scambio a gennaio.
La felice conclusione dell'affare è legata a numerosi fattori. Dando per scontato l'eventuale placet di Villareal e Riquelme, stuzzicato da un'ipotesi così affascinante, restano da decifrare le posizioni della Juventus, desiderosa di non far svalutare l'investimento estivo più oneroso, e del suo numero 30.
Se l'aggettivo compassato calza a pennello, come un abito su misura, a Tiago, nel caso dell'argentino si può tranquillamente parlare di lentezza esasperante. Bravo nel far correre il pallone, molto meno a muoversi lui stesso. Cedere un centrocampista eccessivamente lezioso e dal passo cadenzato per far spazio ad un trequartista ancor più 'fermo' può sembrare un suicidio. In realtà, date le circostanze, l'idea non è poi così campata per aria.
Condizione essenziale è l'elasticità di Ranieri nel cambiar modulo, passando dal classico 4-4-2 a quel 4-3-1-2 visto a Roma, dove il faro dell'Albiceleste troverebbe spazio alle spalle delle due punte. Immaginarlo calato in un differente modulo tattico è puro esercizio di fantasia, non avendo il passo per giocare defilato ed essendo del tutto sprovvisto di qualità in interdizione tali da ipotizzarne un arretramento nel cuore del centrocampo, dove verrebbe sistematicamente aggredito.
Il passo decisamente poco spedito lo renderebbe difficilmente protagonista in Italia, ma è giusto concedergli il beneficio del dubbio sino a prova contraria. Quello stesso beneficio di cui gode, per ora, anche Tiago, poco utilizzato da Ranieri. Purtroppo per lui, parole (troppe) e fatti (pochi) vanno spediti di pari passo, e conducono verso un vicolo cieco, dove si avverte una fastidiosissima puzza, quella del flop. Per quanto un allenatore, in quanto essere umano, possa tranquillamente sbagliare, le prestazioni del giocatore sono state davvero scoraggianti, l'aver perso lo sponsor che ne ha caldeggiato l'acquisto deve far riflettere.
Andando in Spagna, potrebbe rilanciarsi, nella peggiore delle ipotesi difficilmente riuscirebbe a far peggio di così, anche perchè, dietro al nulla non c'è niente.
A meno che non abbia il carattere di Gascoigne, anche per Riquelme il trasferimento porterebbe con tutta probabilità benefici. Mal che vada, a giugno ci si saluta, senza rancore.
Difficile, per non dire impossibile, impostare l'affare sulla base di cessioni definitive. Entrambi i cartellini hanno subito una forte svalutazione alla luce delle recenti disgrazie, e una società attenta al bilancio come la Juve difficilmente si farà uccellare, rimettendoci faccia e denaro. Possibile, semmai, che al prestito semestrale venga associato il diritto di riscatto. Riuscire a vendere Tiago senza rimetterci sarebbe un piccolo capolavoro.
Per quanto non sia garantito alcun vantaggio tecnico, il gioco, fermo restando l'attuale gelo tra Ranieri e Tiago, e lo scarsissimo minutaggio di quest'ultimo, vale la candela. Quindi, una volta chiariti i 'se' e i 'ma' che lo scambio comporta, perchè no?