martedì 18 settembre 2007

Meglio tardi che mai

Meglio tardi che mai.
Finalmente, Alex Del Piero mette le cose in chiaro, e dichiara di non voler giocare mai più in azzurro come centrocampista.
L'opaca prova contro la Francia e i fischi di un pubblico avvezzo al richiamar le pecore, come dimostrato durante la Marsigliese, hanno lasciato il segno, così come la tribuna di Kiev e la doppietta del sostituto Di Natale.
Stanco di una situazione che si protrae da tempo immemore, ha detto stop.
Non alla maniera perentoria di Nesta o Totti, ma semplicemente rivendicando il proprio ruolo.
Qualcuno potrebbe obiettare: non conta la posizione, l'importante è esserci. Mancano solo la principessa e il castello incantato, poi se credete alle favole state a posto.
La realtà è ben diversa. Vestire la maglia azzurra sia un onore (e un onere), ed è giusto che ognuno venga messo nelle condizioni migliori per fare la propria parte al meglio.
Le parole di Alex sono da leggere nell'ottica dell'interesse comune.
Inutile girarci attorno, il Del Piero esterno non giova a nessuno, quindi meglio così.
Meglio per il giocatore, che evita di esporsi suo malgrado a figuracce in mondovisione; per la nazionale, che non si giova delle sue prestazioni confinato sulla fascia; per Donadoni, visto che la sua margherita perde un petalo; infine per la Juve, bisognosa dei gol del capitano, più fresco, riposato e pure incazzato la domenica.
Molto difficilmente, infatti, le parole della bandiera bianconera non avranno conseguenze sul suo futuro dipinto d'azzurro. Probabile che Donadoni associ le seconde punte alle doppie punte che terrorizzano il collega Mancini. Come dimostrato contro la Francia, il suo calcio non contempla una spalla per il centravanti. Coraggio, questo sconosciuto.
Proprio quel coraggio mostrato da Del Piero, consapevole delle ripercussioni di queste sue dichiarazioni.
Certamente ne esce a testa alta, da signore qual è.
Non è un autogol, Alex mica è stolto, sa che gli spazi si restringeranno, a favore dei 'fenomanali' Di Natale e Quagliarella.
E' il gol più atteso, che va a sommarsi ai 27 realizzati all'interno del rettangolo verde.
Dedicato a quelli che "Del Piero in azzurro ha fatto schifo".

Diavolo illuso

A Siena ha fatto tutto la difesa.
Dida e Kaladze disfano, Nesta fa (gol), evitando l'umiliazione agli uomini di Ancelotti e negando a Mandorlini la gioia della prima vittoria nella massima serie.
Gli assenti hanno sempre ragione, soprattutto se si chiamano Pirlo e Kakà.
Senza le geometrie dell'azzurro ed i cambi di passo del brasiliano, il gioco si sviluppa in orizzontale, rendendo la manovra lenta ed imprevedibile.
Le fasce sono poco sfruttate, i cross rari come le giocate riuscite di Gourcuff, per la disperazione del malinconico Gilardino.
Inzaghi elevato a totem inattaccabile, Ronaldo alle prese con un infortunio dai contorni grotteschi, Pato atteso come salvatore della patria nonostante l'acne giovanile e l'apparecchio. In tutto questo, l'ex bomber del Parma è visto come elemento importante ma non indispensabile, schierato più per cause di forza maggiore che per effettiva convinzione. Preservare il delicato Superpippo per i big match è una necessità, ma l'involuzione tecnica di Gilardino è alquanto preoccupante, anche in ottica azzurra. Sente il peso della maglia, i fischi sono come macigni che attaccano mente e corpo, rendendo difficoltosi anche i controlli più elementari.
Le lacune palesate lo scorso anno dagli uomini di Ancelotti sono state mascherate dal successo in Champions, ma i nodi vengono prepotentemente al pettine sulla lunga distanza.
L'albero di Natale è spuntato, le alternative assicurano quantità ma non quella qualità che ti aspetteresti da Gourcuff, salvo rilevare come la strada intrapresa dal talentino francese sia quella, senza uscita, dell'eterno incompiuto.
L'assenza di una seconda punta rende improbabile un mutamento tattico. L'improbabile coppia formata dai già citati Inzaghi e Gilardino, a causa di movimenti speculari, facilita il lavoro delle difese ed evidenzia le pecche di un mercato condotto con troppa sufficienza.
L'attesa per il brasiliano Pato monta, ma rischia di restare schiacciato dalla pressione di un ambiente poco paziente con i giovani. Kakà ha avuto un impatto devastante, ma è arrivato a 22 anni compiuti, senza il peso di 22 milioni sborsati per il cartellino e quello derivante dall'essere la nuova sensazione del calcio mondiale (a quei tempi impazzavano i talentini del Santos, Diego e Robinho).
Se poi Dida torna in versione 'saponetta', risvegliando nei tifosi milanisti incubi europei, e Kaladze gli da una mano, ecco che pure la difesa, spesso bunker inespugnabile, diventa penetrabile persino da Bucchi e Maccarone.
L'unico volto nuovo davanti a Dida è quello di Digao, fratellino di Kakà, ma non è certo lui a poter garantire il salto di qualità. Deve, al contrario, dimostrare ancora di non essere semplicemente fratello d'arte, ma un calciatore da Milan.
Nemmeno da Bonera, talento mai del tutto esploso, ci si può attendere granchè, mentre il fisico di Maldini non consente al campione milanista un utilizzo continuo.
L'età media elevata e la pochezza delle alternative consigliava un intervento sul mercato che però non c'è stato, e se Nesta e/o Kaladze dovessero manifestare ancora i problemi fisici dello scorso anno, saranno dolori.
Alla grande qualità dei titolari non corrisponde un'adeguata coperta, stesso problema patito dalla Roma lo scorso anno.
Gli impegni sono numerosi, a dicembre c'è pure l'Intercontinentale, e tradizione vuole che la priorità spetti alla Champions, a seguire gli altri impegni internazionali.
In parole povere, il campionato potrebbe essere sacrificato sull'altare del possibile bis europeo, per la gioia di chi lnon godrà di questo palcoscenico per la stagione in corso, ma lo vuole a tutti i costi riconquistare.

lunedì 17 settembre 2007

Map of the problematique

La sconfitta casalinga contro l'Udinese ha scoperchiato il vaso di Pandora contenente tutti i mali bianconeri di stagione.
Se contro il Livorno erano già emerse alcune pecche difensive, a Cagliari i nodi sono venuti al pettine, come dimostra la comunque discutibile sostituzione di Criscito a fine primo tempo; la prova sconcertante di Almiron ha trovato controprova nella sfida contro gli uomini di Marino.
La campagna acquisti aveva suscitato sin da subito forti perplessità, che si sperava fossero cancellate dal responso del campo. Così non è stato.
A guardar bene, in base all'attuale rendimento, la differenza con la rosa che ha brillantemente superato lo scoglio serie B non è così netta come sperato. Tutt'altro.
Il fatto che Mirante, ben lontano dall'essere un fenomeno, dia più garanzie di Belardi (lo scorso anno, non a caso, terzo portiere) induce a pregare per la salute di Buffon, purtroppo soggetto a qualche problemino alla schiena. Le incognite Van Strattan e Novembre non tranquillizzano di certo.
In difesa, obiettivamente, fare peggio era impossibile. La coppia titolare è stata smantellata, Boumsong infortunato ma comunque destinato a far da spola tra panchina e tribuna, Kovac rispedito in Germania e Chiellini riportato a sinistra. Ieri è ricomparso Birindelli, per la gioia di Di Natale.
Andrade e Criscito, pur dando maggiori garanzie degli immediati predecessori, hanno faticato a contenere Rossini e Matri, mentre se la sono sfangata, in qualche modo, contro il tridente friulano. Il loro tallone d'Achille sono le palle alte. Il portoghese anticipato da Floro Flores non è un bello spot in vista della trasferta di Roma. Il genoano alterna ottime chiusure e giocate in scioltezza ad errori figli della giovane età e della disabitudine alla difesa a 4.
In mezzo al campo, l'abulia di Almiron ha raggiunto i livelli di Paro, mai rimpianto (presunto) regista dalla Juve di Deschamps. Eppure, l'astigiano aveva iniziato alla grande la stagione, realizzando il primo gol in B nella storia del club, salvo poi calare paurosamente alla distanza.
Premesse e promesse dell'argentino non sono sufficienti a far dormire sonni tranquilli a Ranieri, che ha pensato di rispolverare Tiago, sostituendolo incomprensibilmente con Zanetti, fin lì il migliore. Il risultato è stato esporre il fianco al contropiede udinese e arretrare il baricentro, perdendo metri e compattezza. Ora come ora, spiace dirlo, ma tra Almiron e Paro sta solo in capigliatura e nazionalità. Il rimpianto per la frettolosa cessione in prestito di Marchisio monta vedendo i nostri, ma anche Cagni svilirne le qualità costringendolo a ringhiare su Del Nero e Meghni.
Ci si è messa pure la sfortuna, accanitasi su Camoranesi, infortunatosi e a rischio addirittura per la sfida del 4 novembre, il V-day del tifo bianconero contro gli Onesti. Il suo ingresso contro il Cagliari, a sua volta favorito dall'infortunio occorso a Salihamidzic, aveva cambiato la partita. Dopo una stagione deludente, tra alti (pochi e sul finire di stagione) e bassi (tanti), il ritorno in A sembrava avergli restituito gli stimoli persi con la discesa in B. L'assenza di Marchionni, protagonista di un campionato in crescendo, non fa altro che accrescere il gap con le avversarie già in palla. Nocerino, in gran spolvero sul centro-sinistra nel centrocampo a 3 del Piacenza, come ala destra mostra palesi limiti.
Nedved paga la carta d'identità ingiallita, gli anni passano pure per l'uomo bionico, e non si è ancora riproposto ai suoi livelli. Accentrarne il raggio d'azione potrebbe essere l'elisir ideale del ceco, come fu con Lippi.
Si stava meglio quando si stava peggio, insomma, e l'anarchico, compassato ed impalpabile Almiron, con l'evanescente e timido Tiago, dimostra come Moratti non è l'unico a sperperare denaro rischiando di dilapidare il patrimonio autoctono. Peccato, perchè stanno affogando in un mare di mediocrità, eppure hanno dimostrato di saper nuotare bene.
Trezeguet, se non altro, dopo l'annata in altalena, è tornato il cobra silenzioso ed implacabile nei 16 metri. Il traguardo dei 100 gol bianconeri in campionato è ad un passo, e può avvalersi della collaborazione di un Del Piero il quale, seppur non ancora in gran forma, può vantare uno score di 1 gol, 2 assist e 3 pali, niente male per un giocatore considerato finito da certi tifosi. Ha un anno in più, però, questo è innegabile.
Permangono delle riserve sulle... riserve. I due gol segnati da Iaquinta contro il Livorno sono uno specchietto per le allodole. Doveroso ricordare come il primo lo abbia realizzato su rigore e il secondo sia frutto di una fortunosa deviazione, come palesato da lui stesso con evidente gesto di braccia e mani nel corso dell'esultanza. Nello stretto fatica, le praterie trovate contro gli uomini di Orsi sono una rarità.
Il parco attaccanti comprende anche Palladino, ma serve solo a far numero, per ora. Doversi affidare a lui vorrebbe dire trovarsi alla canna del gas. Sono lontani i tempi della tripletta alla Triestina e delle sirene inglesi.
Bojinov, nonostante l'ostracismo di Deschamps, il suo l'ha fatto, così come il fedele Zalayeta.
Meno quantità, ma anche qualità, o per lo meno talento, viste le potenzialità ancora inespresse del bulgaro.
Alla resa dei conti, oggi, 17 settembre 2007, 3 reparti su 4 (portieri, centrocampisti ed attaccanti) sono persino inferiori a quelli, non eccezionali, visti in B. L'altro, la difesa, non fa comunque dormire sonni tranquilli a Ranieri. Ovviamente le prospettive sono ben diverse, ma parlare di possibilità (la garanzia di un rapido risveglio di Almiron non c'è) alla vigilia dell'insidiosa sfida contro la Roma capolista, è preoccupante, anche alla luce degli infortuni.
Ranieri avrà il suo bel daffare.
Già, Ranieri, versione pasticcione ieri, ha incomprensibilmente sostituito Zanetti, ottimo come sempre, e Trezeguet, in attesa di palloni giocabili con il surplus di motivazioni dovuto al vicinissimo traguardo dei 100 gol, con Tiago e Iaquinta. Se Deschamps non leggeva bene le partite (possibile che ci fosse sempre bisogno di Birindelli?), anche al tecnico romano sembra mancare qualche diottria.
Messa così, la strada per il 4° posto sembra in salita. Non è così, l'obiettivo è alla nostra portata.
Appurato che Inter e Roma ci sono superiori, il Milan ha la testa alla Champions e l'assenza di un vice-Pirlo e l'allucinante periodo-no di Gilardino costano punti preziosi; la Lazio vista contro l'Empoli dovrebbe guardarsi alle spalle; la Fiorentina alterna prove maiuscole (a San Siro contro i rossoneri) a battute a vuoto (pareggio interno contro l'Atalanta ridotta in 10); altri pericoli all'orizzonte non se ne vedono.
Con Toni ancora di viola vestito, forse sarebbe un'altra storia, d'accordo.
Senza un processo farsa e il conseguente smantellamento di un gruppo straordinario, non ci preoccuperemo dei vari Andrade, Almiron e Tiago. Questa, però, è indubbiamente un'altra storia.

domenica 16 settembre 2007

La Roma se ne va

Il terzo turno di A regala alcune sorprese.
La più clamorosa è senza dubbio lo stop interno della Juventus, battuta dall'Udinese per 0-1 grazie alla rete di Di Natale. Due pali, l'arbitro Farina e le sciagurate scelte di Ranieri, senza dimenticare l'infortunio di Camoranesi, bloccano la rimonta bianconera.
Domenica c'è la grande sfida all'Olimpico, di Roma, contro i giallorossi soli in testa grazie al blitz a Reggio Calabria. Di Juan e Totti le marcature. Da segnalare l'infortunio di Doni, uscito nell'intervallo dopo uno scontro con Tullberg.
L'Inter supera per 2-0 il Catania dello squalificato Baldini. Nonostante il turnover massiccio (fuori, tra gli altri, Stankovic ed Ibrahimovic), sono sufficienti i gol di Crespo e Cesar, tornato ai livelli dei tempi laziali.
L'altra Milano piange, o per lo meno non ride. Con la testa già al Benfica, i rossoneri vanno sotto contro al Siena grazie a Maccarone, abile nello sfruttare il regalo della premiata ditta Dida e Kaladze, e con il tacito assenso di un guardalinee distratto. Il pareggio lo regala Nesta, che approfitta di una carambola su De Ceglie per scagliare un bolide alle spalle del bravo Elefterophoulos. La traversa in pieno recupero di Seedorf regala qualche rammarico agli uomini di Ancelotti, fermi a quota 5.
A pari merito con i rossoneri, troviamo Atalanta e Fiorentina. Avanti con una rocambolesca autorete di Rivalta, convalidata dall'arbitro tra le polemiche per una presunta carica su Coppola, ad inizio ripresa i viola restano in superiorità numerica (espulso Carrozzieri) e vengono raggiunti da una splendida punizione di Doni. E' Vieri, di testa, a riportare in vantaggio i suoi, per il più classico dei gol dell'ex. Il definitivo 2-2 è di Zampagna, che supera con un delizioso pallonetto l'incolpevole Frey.
Prosegue la marcia del Napoli. Trascinato da Hamsik e Lavezzi, si sbarazza della Sampdoria di Mazzarri. Montella in campo dall'inizio non basta, un pasticcio tra Castellazzi e Bastrini da il via libera a Zalayeta per il vantaggio. Chiude il match lo scatenato ex bresciano.
Si muove anche la classifica del Livorno, che strappa un punto a Genova contro i rossoblu. Borriello risponde al rigore di Tavano, dopo che dagli undici metri, nel primo tempo, aveva colpito la traversa Milanetto.
Nella sfida del Renzo Barbera, Simplicio e Recoba (primo gol in granata) fissano il risultato sull'1-1. Ancora positiva la prova di Rosina, inspiegabilmente escluso da Donadoni per la doppia sfida contro Francia e Ucraina.
Nel posticipo appena concluso, ennesimo 'X' di giornata, ancora per 1-1, stavolta tra Parma e Cagliari. Gli uomini di Giampaolo, nonostante l'assenza del febbricitante Foggia, vanno in vantaggio con Matri. Dopo il rigore fallito da Castellini, risponde Corradi.
Quasi dimenticavo: nell'anticipo serale, soporifero pareggio tra Empoli e Lazio.
Curiosamente questo turno ha regalato alcune primizie: l'esordio stagionale di Crespo ed Adriano, il primo stop della Juve che interrompe la serie di 78 partite consecutive in testa alla A, il primo gol di Corradi al ritorno dall'Inghilterra e di Recoba in granata, il primo punto del Livorno.
Magari la prossima giornata porterà invece la prima sconfitta della Roma...

Classifica:

Roma 9
Inter 7
JUVENTUS, Napoli 6
Atalanta, Fiorentina, Milan 5
Cagliari, Palermo, Sampdoria, Udinese 4
Lazio, Torino 3
Catania, Genoa, Parma, Reggina 2
Empoli, Livorno, Siena 1

L'Udinese fa il colpaccio

Misteri del calcio. Due settimane fa, l'Udinese usciva dal Friuli con le ossa rotte e cinque pere in saccoccia.
Oggi, gli uomini di Marino fanno lo scherzetto alla Juventus.
Basta il gol di Di Natale, per gentile concessione di una difesa troppo alta, per mettere alle corde come un pugile suonato la squadra di Ranieri.
L'undici bianconero è quello annunciato, con il binario di destra formato da Birindelli e Camoranesi, e l'ex Iaquinta in panchina. Nell'Udinese, Handanovic viene preferito a Chimenti, mentre Zapotocny al posto di Sivok, con conseguente passaggio al 3-4-3.
La Juve parte bene, ringalluzzita dalla presenza di Camoranesi e da un Del Piero ispirato.
Già nel primo tempo si capisce che la giornata è di quelle storte.
Nell'ordine, palo di Del Piero (fermato però per un dubbio fuorigioco), infortunio di Camoranesi,
altro legno per Alex, stavolta su punizione, dulcis in fundo rigore negato a Chiellini (ammonito per proteste).
Al posto dell'italo-argentino entra Nocerino per la penuria di esterni, e non è più la stessa cosa.
L'Udinese è piuttosto intraprendente, il tridente offensivo mette in costante apprensione la linea difensiva bianconera. Criscito è bravo a mettere le museruola ad Asamoah, Di Natale punta sovente l'inadeguato Birindelli, Quagliarella è costretto a svariare per tutto il fronte d'attacco, visto che sulla destra è poco cercato.
La difesa a 3 improvvisata da Marino regge bene, la Juve gioca meglio ma i pericoli sono soprattutto su azioni derivanti da calcio piazzato più che essere frutto di manovre elaborate.
Almiron conferma la scoraggiante prova di Cagliari, fortuna che sia Nedved che Del Piero sembrano in crescita.
Una curiosità: ad un certo punto, intorno alla mezz'ora, esplode una bomba carta. La curva insorge contro il pazzo che l'ha lanciata, identificato, viene preso dalle forze dell'ordine e portato via. Assurdi gli insulti rivolti da una piccola parte degli spettatori a coloro che hanno contribuito alla cattura del soggetto.
Nemmeno l'esplosione riesce comunque a destare l'argentino dal torpore.
Nella ripresa, l'Udinese è trasformata, e dopo appena due giri d'orologio, passa in vantaggio.
Palla in profondità di Inler per l'inserimento di Dessena, che appoggia di testa al liberissimo Di Natale per il gol dello 0-1. E' Andrade a perdere il giustiziere dell'Ucraina, dimenticandosi completamente della marcatura.
Il match si sgonfia, sono gli ospiti a fare la partita. Per scuotere la squadra, Ranieri inserisce Tiago e Iaquinta per Zanetti e Trezeguet. Scelte fuori da ogni logica, lo sbilanciamento del centrocampo facilita i contropiedi friulani che colpiscono il palo con il velocissimo Asamoah.
Il portoghese passeggia per il campo, ha poche idee e le applica male. Bocciato, di nuovo.
La confusione regna, l'Udinese ringrazia.
Ci sarebbe un altro rigore, stavolta su Nocerino, placcato da Handanovic, ma Farina sorvola. C'era da aspettarselo.
Proprio nel finale, c'è spazio per un incrocio dei pali di Del Piero, ancora lui, ancora su calcio piazzato.
Giornata nera, insomma, e certamente arbitro, sfiga e le infelici scelte di Ranieri fanno pendere la bilancia dalla parte dei friulani, bravi comunque a seguire i dettami del coraggioso Marino, che non rinuncia mai ad attaccare e si ritrova con diverse bocche da fuoco in avanti.
Purtroppo, non appena cresce il livello dell'avversario, aumentano in maniera esponenziale i problemi.
Di questo passo, per Roma prepariamo il pallottoliere.

LE PAGELLE:
Buffon 6 - Praticamente inoperoso, nulla può sul gol.
Birindelli 5 - Chiedo ufficialmente il suo pensionamento anticipato.
Andrade 5.5 - Perde completamente Di Natale nell'azione del gol.
CRISCITO 6.5 - Il migliore della difesa, elegante e sicuro, per quanto la velocità di Asamoah lo metta a volte in difficoltà.
Chiellini 6 - Senza infamia nè lode, se non altro lotta.
Camoranesi ng - Si vede che è ispirato, anche se un po' stanco, un infortunio muscolare lo costringe ad uscire molto, troppo presto (Nocerino 5.5 - Generoso, ma la fascia non è affar suo).
Almiron 4 - Chiamate i Ghostbusters.
Zanetti 6.5 - Sempre prezioso, non si limita a contrastare ma rilancia con efficacia (Tiago 4.5 - I Ghostbusters ci vogliono anche per lui).
Nedved 6 - Qualche passo in avanti, alcune iniziative pregevoli, ma deve fare di più.
Trezeguet 5.5 - In cerca del gol n°. 100, di palloni ne riceve pochi, prima di essere incomprensibilmente sostituito (Iaquinta 5 - Non incide).
Del Piero 6.5 - Solo la sfortuna sotto forma di legni lo fermano oggi.

Ranieri 4 - I cambi sono degni del peggior Deschamps.

Udinese: Handanovic 5.5,
Zapatocny 6.5, Zapata 7, Coda 6.5; Mesto 6, D'Agostino 6.5, Inler 7, Dossena 6 (Lukovic ng); Quagliarella 6.5, Asamoah 6.5 (Floro Flores 6), Di Natale 7 (Pepe ng).

Arbitro, Farina 4 - Due rigori negati alla Juve. Che combinazione...

Assistenti, Lanciano 6; Ayroldi 6.

Gli avversari: Udinese

Probabile formazione (3-4-3): Chimenti, Coda, Zapata, Felipe; Mesto, D'Agostino, Inler, Dossena; Quagliarella, Asamoah, Di Natale.
(Handanovic, Ferronetti, Lukovic, Sivok, Eremenko, Paolucci, Pepe).
All.: Marino.

Impegno casalingo per la Juventus contro l'Udinese di Marino.
Tecnico spregiudicato, fa del gioco offensivo un credo insopprimibile, anche dopo la clamorosa batosta interna subita dal Napoli di Lavezzi.
Dopo aver proposto il 4-3-3 nelle prime due uscite ufficiali, l'ex condottiero del Catania passa al 3-4-3 (5-4-1 in fase difensiva) con l'inserimento di Felipe al posto di Sivok.
Tra i pali dovrebbe essere confermato Chimenti, l'ex di turno, nonostante gli errori commessi contro Inter e Napoli. La presenza, in difesa, di 3 giovani sconsiglia d'altronde l'utilizzo del comunque promettente Handanovic.
Davanti al pelato estremo difensore, Marino schiererà con tutta probabilità Coda, Zapata e Felipe. Il più esperto, il brasiliano, appena 23enne. Ha recuperato dall'infortunio che lo ha tenuto ai box, ed è pronto ad affiancare Zapata, che lo ha sostituito ormai come oggetto del desiderio delle grandi, Juve compresa. Un reparto del genere non garantisce certo sonni tranquilli al povero 'Zucchina', pronto per un pomeriggio di fuoco contro Del Piero e compagni.
L'avanzamento a centrocampo di Mesto e Dossena, unitamente alla conferma del tridente, restringe a due i posti in mezzo al campo. Assenti i titolari Obodo e Pinzi, dovrebbe toccare all'eterno incompiuto D'Agostino e al turco Inler, prelevato dallo Zurigo. Classico colpo alla Pozzo, insomma, pronti a valorizzarlo per poi rivenderlo a peso d'oro.
I pericoli arriveranno soprattutto dal tridente offensivo. Quagliarella, Asamoah, Di Natale, Floro Flores, Paolucci e Pepe costituiscono uno degli attacchi migliori e più completi di tutta la A. La scelta dovrebbe ricadere sui primi 3, con Floro pronto ad entrare a partita in corsa per far valere la propria fantasia.
Rientra così, dopo l'entusiasmante doppietta in terra d'Ucraina, il 'ribelle' Di Natale. La principale attrazione della partita sarà la sua sfida a distanza con Del Piero. Attenzione anche agli altri 2, in grado di mettere in difficoltà la difesa bianconera sfruttando la loro velocità.
Stavolta le palle alte non dovrebbero costituire un grosso problema, nonostante la presenza di un eccellente crossatore come Mesto. Il gioco degli uomini di Marino è fatto di scambi veloci palla a terra, e non potrebbe essere altrimenti con un attacco del genere.
Peccato per Paolucci, uno dei migliori prodotti del vivaio bianconero costretto alla panchina. Non era meglio tenerlo, a questo punto?
Intanto, però, è meglio pensare alla partita, perchè questa Udinese si configura come squadra da trasferta, con i singoli giusti là davanti per mettere in difficoltà qualsiasi squadra, anche alla luce delle difficoltà difensiva della Juve, implementate dalla presenza di Birindelli.

sabato 15 settembre 2007

Rearview mirror

Hai problemi d'insonnia? Lascia perdere i sonniferi, goditi comodamente seduto in poltrona Lazio - Empoli, entro la fine del primo tempo Morfeo (non quello del Parma) ti cullerà tra le sue braccia. Rischi di essere svegliato da qualche "Makinwa!" o "Tare!" pronunciato da Caressa, ma se sei fortunato hai il sonno assicurato per tutta la nottata. Per sicurezza, però, togli il volume, e l'effetto cloroformio è assicurato. Più efficace di una conferenza stampa congiunta di Paro, Pirlo e Zoff, o di un'intervista a Lotito.
Mai una partita di calcio aveva causato fenomeni di narcolessia collettiva. Grazie all'indomito Gigi Cagni, anche questa barriera è stata abbattuta.
Secondo il baffuto tecnico dell'Empoli, tali Simone Del Nero, ex riserva del Brescia, e Mourad Meghni, scarto del Bologna con un importante futuro alle spalle, sono meritevoli di un'asfissiante marcatura ad uomo, operata da Marchisio.
I due si marcherebbero da soli, Claudio è l'elemento di maggior qualità nel centrocampo empolese, ma questi sono dettagli.
Come l'abulia laziale, che consiglierebbe una maggior intraprendenza, vanificata dal passo cadenzato di Vannucchi e dall'isolamento forzato del povero Saudati, stretto nella morsa di Cribari e Stendardo.
L'Empoli gioca con il freno a mano tirato e lo specchietto retrovisore, l'esordiente Muslera sentitamente ringrazia.
Giovinco entra ad un quarto d'ora dalla fine, posizionandosi alle spalle dello stesso Saudati prima, e di Volpato poi. Un'istantanea significativa: riceve la sfera alle spalle di Ledesma, controlla, corre palla al piede verso la porta, conversione verso il centro, stecca clamorosa dell'argentino, che viene solo ammonito.
Lampo di classe, ma Cagni evidentemente preferisce la nebbia, più rassicurante.
Inutile sottolineare come, in un modulo del genere, Sebastian possa giocare solo alle spalle del centravanti. Lì, però, c'è Vannucchi, un monumento ad Empoli, una statua oggi in campo.
Nel dopopartita, l'allenatore sottolinea, su imbeccata del puntuale intervistatore, come Giovinco abbia giocato due match nel corso della settimana. I brevilinei recuperano piuttosto rapidamente, ma anche questi sono particolari.
Rinunciare a giocare, pensare solo a difendersi, ora che il torneo aziendale è finito, può portare alla retrocessione. Ecco, questi non sono particolari, possono davvero essere cacchi amari.
Dedicato a quelli che "Giovinco ad Empoli giocherà sempre".

giovedì 13 settembre 2007

Croce e delizia

Quanto è difficile essere profeti in patria.
Ne sanno qualcosa Del Piero e Trezeguet, coppia indissolubile in bianconero, sopravvissuta persino all'odissea di Farsopoli, ma relegati al ruolo di comprimari in nazionale.
Quando nel 2000 proprio David realizzò il (golden) gol decisivo agli Europei d'Olanda, Alex toccò il punto più basso della sua storia in azzurro. Pesanti come macigni quei due palloni che chiedevano solamente di essere spinti alle spalle di Barthez. Andò diversamente, come ben sappiamo.
Da quel momento in avanti, i loro percorsi con le rispettive nazionali sono andati avanti in malinconico parallelo. Fino al 9 luglio 2006.
Se infatti i Mondiali orientali e gli Europei lusitani hanno regalato solo delusioni, Germania 2006 ha sancito la vendetta del capitano. Il rigore fallito, toh, proprio da Trezeguet spiana la strada agli azzurri, impeccabili dagli undici metri, e ci regala quella coppa attesa per 24 anni.
Ancora una volta, però, non sono tutte rose e fiori.
L'Italia lippiana non contempla la presenza di una seconda punta classica come Del Piero, che passa più tempo seduto in panchina che in campo, vedendosi scavalcato persino dal più duttile Iaquinta. Stavolta nessun dualismo come nel '98 (con Baggio) e nel 2000 (con Totti), ma la solita necessità di giocare in una posizione a lui poco congeniale. Il gol contro i padroni di casa, a coronamento di una splendida sgroppata, resta una delle sequenze più belle della kermesse tedesca, ma anche una cartolina dedicata a tutti quello che lo ritengono un giocatore finito.
L'incubo di Trezeguet ha le sopracciglia folte, lo sguardo fiero e la puzza sotto il naso. In due parole, Raymond Domenech.
Che se ne dica, il CT francese ha avuto ragione. I Blues, con un gruppo considerato ormai agli sgoccioli dopo le ultime debacle internazionali, sono arrivati in finali, senza Trezeguet. La trasformazione subita da Henry, da seconda punta ai tempi del Monaco ad attaccante a tutto campo, unita alla presenza di uomini abili nel giocare palla a terra come Zidane e Ribery, sconsigliano la presenza di un finalizzatore puro come David. I fatti hanno dato ragione al tecnico.
L'ultimo confronto, sabato scorso a San Siro, è stato solo virtuale. Il bomber francese è rimasto in panchina, mentre Del Piero è stato costretto da Donadoni a rincorrere Ribery macinando chilometri senza impensierire realmente Diarra.
Comprensibile la scelta dello squalificato tecnico dei Blues, vista la decisione di puntare sulle ripartenze con i veloci (ma inconcludenti) Anelka e Henry, meno quella dell'amico di Albertini, ma non è una novità.
L'ultimo turno ha visto capovolti i ruoli: fuori l'azzurro, dentro il compagno d'oltralpe.
Il sostituto di Alex, Di Natale, realizza una doppietta che regala il successo ai nostri; Trezeguet rimane a secco, la Scozia viola Saint Denis e complica il cammino degli uomini di Donadoni.
Il dibattito infuria tra i tifosi juventini.
La carta d'identità dei due bomber parla chiaro, non sono più ragazzini, ma campioni affermati meritevoli di ben altro trattamento. Addirittura il francese è stato sistematicamente escluso lo scorso anno semplicemente perchè costretto ad un anno di B. Non che le sue prestazioni siano state esaltanti, ma l'essere osteggiato, quasi sbeffeggiato da un tecnico arrogante come Domenech, è veramente troppo.
A quando l'addio alle rispettive nazionali?
Difficile, forse impossibile, ipotizzare i nostri eroi emuli di Nesta e Totti.
Signori si nasce, e, direbbe Totò, io, modestamente, lo nacqui. Questo vale per entrambi, nonostante la sceneggiata di Trezegol contro lo Spezia. Un incidente di percorso che non inficia eccessivamente una condotta solitamente esemplare.
Mettere in chiaro ruoli e spazi con i rispettivi CT è un'esigenza improrogabile. Prima di essere campioni, sono due uomini che mai hanno fatto i capricci o affrontato con sufficienza l'onere ed onore derivante dalla maglia, azzurra o blues che sia.
In bianconero è un'altra storia. Alex, ai tempi di Capello, ha avuto le sue belle gatte da pelare, vedendosi scavalcato nelle gerarchie dall'Ibrahimovic irritante versione 2005/2006.
Superati i primi mesi di ambientamento, David, infortuni a parte, ha sempre vestito la maglia da titolare. Alla fine, i numeri però hanno dato ragione ad entrambi.
Nonostante ciò, per qualcuno Del Piero è finito, Trezeguet è un palo della luce.
Precisazione ovvia ma doverosa: il primo non ha finito di stupire e smentire i detrattori, il secondo è un campione, mica un lampione.
Double face, o se vogliamo croce in nazionale e delizia in bianconero. Ancora meglio, è la nazionale ad essere una croce, un cruccio per entrambi.
Peccato per loro, ma è pur vero che l'utilizzo a singhiozzo imposto da Domenech e Donadoni ce li restituisce freschi, incazzati e pronti a colpire.
Uno è lo straniero più prolifico nella storia del club, l'altro il re dei bomber.
Niente male per essere le riserve di Anelka e Di Natale.

mercoledì 12 settembre 2007

Menage a trois

L'Italia, orfana di Del Piero fatto accomodare in tribuna, batte per 2-1 l'Ucraina grazie ad una doppietta di Totò Di Natale, schierato in attacco (non esterno) a fianco di Iaquinta.
Avendo preferito le avventure del Dr. House, geniale ed imprevedibile, al contrario della Nazionale di Donadoni, alla sfida di Kiev, non entrerò nel merito di valutazioni tecnico-tattiche.
Mi limito ad evidenziare i numeri. Quelli non mentono.
La Francia è stata clamorosamente sconfitta in casa dalla Scozia, balzata in testa al girone con una lunghezza di vantaggio sugli azzurri e due sui blues.
Dando per scontato che gli uomini di Domenech faranno punteggio pieno nelle tre restanti sfide, l'ago della bilancia per il discorso qualificazione sarà proprio Scozia - Italia. In caso di mancata vittoria, Euro 2008 rischia di diventare una chimera.
Il cammino ce lo siamo complicati da soli, pareggiando le sfide interne con Ucraina e Francia. Gli uomini di McLeish hanno dimostrato che battere i galletti è possibile.
In realtà lo sapevamo tutti, a parte Donadoni, colpito da fifa blu(es) tanto da snaturare il povero Del Piero costretto per amor di patria a rincorrere l'ala avversaria.
Lo spettro del bis di Francia 1984 (Italia campione del mondo in carica non qualificata alle fasi finali) potrebbe dunque concretizzarsi.
A quel punto, a rendere la pillola meno amara, ci penserebbe il licenziamento di Donadoni. Oddio, dagli attuali, che poi sono pure quelli di molti anni fa, vertici del calcio italiano, c'è da aspettarsi di tutto.

domenica 9 settembre 2007

Ten

Puntuali come Trezeguet in area di rigore, ecco piovere critiche su Del Piero a seguito della sua prestazione contro la Francia.
Il campione bianconero non ha certo brillato, anzi, la sua prestazione è stata poco convincente, a causa soprattutto di quello sciagurato 4-1-4-1, che lo ha costretto a giocare da esterno sinistro.
La difesa fa acqua, le palle alte non sono affar nostro, Chiellini è in bambola contro Foggia.
A centrocampo, Nocerino si è infortunato nell'inutile sfida di Saragozza, il menage a trois Zanetti - infermeria - cartellini gialli è perennemente in corso, Almiron è in calo e Tiago tristemente stazionario. A rendere più desolante questo quadretto, Marchisio è ad Empoli dove è riserva di Giacomazzi e Moro.
Eppure, il problema pare essere il capitano, le sue parole, le sue prestazioni, le sue flautolenze.
A Cagliari la sua prestazione non è stata eccelsa, eppure un gol e la punizione pennellata per il testone di Chiellini portano la sua firma. Decisivo, insomma.
Del Piero non è la Juve, ma una parte importantissima della sua storia recente. E' una bandiera, come Maldini per il Milan e Totti per la Roma. Mentre in via Turati tutelano il nucleo storico manco fossero animali in via d'estinzione, nella capitale tutto ciò che riguarda il capitano giallorosso assume una dimensione divina.
Tra i tifosi bianconeri, c'è chi non aspetta altro che una prestazione negativa di Alex per partire alla carica con le solite, assurde, critiche.
"In ogni ambiente del lavoro, chi timbra il cartellino e basta, va trattato in un certo modo. Chi si appassiona, e dà l'anima, deve essere trattato in un altro modo". Queste parole, testuali, sono state pronunciate da lui stesso in conferenza stampa. Secondo alcuni (in malafede?), dietro questa frase si nasconde la garanzia di un posto da titolare.
In realtà, ha solamente detto la verità. Le società calcistiche sono ormai delle vere e proprie aziende, ed ovunque c'è meritocrazia, a coloro che si distinguono viene giustamente riconosciuto un compenso e/o un ruolo più rilevante.
Indubbiamente, Del Piero rientra nel secondo gruppo. Eppure, è forse l'unica bandiera calcistica a dividere così il proprio popolo.
Con Capello ha sempre tenuto un comportamento esemplare, mai una polemica.
Le polemiche derivanti dalle sue esclusioni in epoca capelliana erano avvalorate da certe sconcertanti prestazioni dello svedese. I numeri, come sempre, hanno dato ragione ad Alex.
La sua presenza non ha impedito l'acquisto dei vari Henry, Miccoli, Di Vaio ed Ibrahimovic. Non è certo colpa sua se il primo veniva schierato da esterno di centrocampo, il secondo e il terzo si sono rivelati inadeguati e il quarto è interista sin da bambino.
Nei primi anni post-infortunio, abbiamo visto solo sprazzi del vero Del Piero. Ancelotti ne hanno un po' abusato, giustificati dalla pochezza delle alternative (Kovacevic, centravanti come Inzaghi ma più forte fisicamente) e dalla necessità di recuperare un giocatore comunque importante per il gioco della squadra.
Non potrà giocare sempre, l'età avanza per tutti, ma finchè segna e fa segnare, non facciamoci del male, deve scendere in campo dall'inizio. Va gestito con oculatezza, quando merita gioca (vero Capello?), quando non ne ha si siede in panchina (verdo Deschamps?).
Ormai manca solo un tassello, la firma.
Alla faccia di chi lo vorrebbe lontano da Torino.
Il giorno del rinnovo, godrò anche per loro.