venerdì 24 agosto 2007

Get the party started

Con l'anticipo pomeridiano Lazio - Torino, riparte la Serie A.
Quella vera, senza intercessioni di tribunali, club penalizzati o peggio ancora retrocessi.
Il livello medio della competizione si è decisamente innalzato, non solo per il ritorno della Vecchia Signora, ma anche di Genoa e Napoli. Per quanto inusuale possa sembrare, nessuna delle neopromosse rischia un rapido ritorno in cadetteria.
Volendo dividere il campionato in fasce, tra le teste di serie vanno inserite le due milanesi, la Juventus e la Roma, ovvero hype mediatico e potere economico. Alle avversarie restano le briciole, tranne alcune isole felici come Firenze e Palermo capaci di ingesti investimenti.
L'Inter, campione (...) in carica, parte in pole position, nonostante le perdite di Materazzi per infortunio e Guido Rossi per conflitto d'interessi (è presidente Telecom, ma guarda te la vita...).
Chivu è l'uomo giusto per dirigere il reparto arretrato, mentre Suazo costituisce per Mancini un'importantissima arma tattica da sfruttare soprattutto in trasferta, viste le doti da contropiedista-centometrista dell'honduregno. L'organico è in grado di reggere l'impatto con il doppio impegno, A e Champions, ma, si sa, in Via Durini la sanno lunga, e come l'anno scorso usciranno anzitempo dall'Europa per dedicarsi al campionato. Sono furbi, loro.
I cugini rossoneri, falliti gli assalti ai gioielli blaugrana, hanno ingrandito la colonia brasiliano con il giovanissimo Pato, già arruolato per gennaio. Per il resto, gruppo collaudatissimo, con Ronaldo a disposizione da settembre inoltrato, Costacurta in pensione e il malinconico Olivera rispedito in Spagna. L'età media da ospizio e la mentalità europea del club potrebbe lasciare spiragli insperati a Juve e Roma.
Gli Spalletti boys hanno, pare, eliminato il tallone d'Achille, complice della disfatta di Manchester, ovvero l'assenza di seconde linee all'altezza. Gli arrivi di Cicinho, Andreolli, Giuly ed Esposito regalano alternative preziosissime per il tecnico toscano, finalmente in grado di ricorrere al turnover senza scomodare i ragazzi della Primavera.
La Juve, da neopromossa atipica, si colloca ai livelli dei giallorossi, appena dietro il Milan, staccata dagli Onesti. Sta a Ranieri trovare il perfetto mix tra vecchi e nuovi, campioni e giovani, per entusiasmare i tifosi. Andrade, buon innesto, forma una coppia ben assortita con Criscito, già uno dei primissimi centrali italiani. Lo stesso non si può dire per Almiron e Tiago, difficilmente compatibili nel 4-4-2 classico, con Nocerino e Zanetti pronti a sfruttare la situazione, mentre Iaquinta sarà la terza punta ideale quando inizierà, se non altro, a tirare in porta. Un difensore regalerebbe tranquillità e spessore, ma la società fa orecchie da mercante.
In seconda fascia troviamo Lazio, Fiorentina e Palermo, potenze emergenti, o riemergenti, in costante crescita, tanto da aspirare a conquistare un posto al sole a medio termine.
Il club di Lotito, sempre osteggiato dalla curva, conta su un gruppo affiatato, impreziosito da giovani come Kolarov e Meghni e ben diretto da Delio Rossi, in attesa di sciogliere il nodo Carrizo.
Corvino ha regalato a Prandelli, che ha deciso di adottare uno spregiudicato 4-2-3-1, Semioli coronando un lungo inserimento. La crescita dei giovani farà il resto, ma l'assenza di Toni si farà sentire. Non potevano mancare le classiche 'corvinate', occhio dunque a Mazuch, Hable e Lupoli, oltre al confermato Kuzmanovic.
In Sicilia, grande attesa per il Palermo, affidato a Colantuono (durerà?), che conta moltissimo sul rientrante Amauri, sulla voglia di riscatto di Miccoli e l'esuberanza di Jankovic e Cavani. Confermati altri pezzi pregiati come Barzagli e Bresciano, si annunciano fuoco e fiamme, spettacolo garantito.
Più dietro, un folto gruppo formato da Genoa, Napoli, Empoli, Sampdoria e Udinese, tutti club che ambiscono ad approfittare di qualche debacle per conquistare un posto in Uefa.
A Genova, si ripropone il derby della Lanterna.
Da una parte, la Samp delle scommesse, come Cassano e Montella in cerca di rilancio, e della certezza Mazzarri, eroe di Reggio; dall'altra, il Genoa a trazione anteriore di Gasperini, che riabbraccia Paro ma già rimpiange Criscito, con un Papa Waigo in più nel motore.
Il Napoli, dopo aver clamorosamente toppato lo scorso anno il mercato, punta sui talentuosi Gargano, Hamsik e Lavezzi, ennesimo erede di Maradona, con il compito di infiammare il San Paolo. Loro, assieme allo zoccolo duro protagonista della doppia risalita, sarà artefice del destino di Reja.
L'Empoli non si smentisce, e nonostante lo strabiliante campionato 2006/2007, mantiene il caratteristico low profile puntando sui giovani di casa Juve Marchisio e Giovinco, guadagnandosi così l'attenzione del popolo bianconero.
Anche ad Udine si punta sulla linea verde. Marino, profeta di un calcio offensivo di stampo zemaniano, può contare su uno dei migliori attacchi della A, il tridente Di Natale - Floro Flores - Quagliarella, con Asamoah alternativa di lusso, promette scintille. Palla a terra, scambi veloci e tanto divertimento, questa la ricetta che potrebbe proiettare i friulani in Europa.
A distanza pericolosa dalla zona calda si pongono Livorno, Parma e Torino, meglio attrezzati rispetto ai club più in bilico.
Senza il capopopolo e bomber Lucarelli, Spinelli punta su Tavano e Tristan, entrambi in cerca di rilancio. I due Filippini e Giannichedda garantiscono grinta ed esperienza, mentre i vari Diamanti, Pulzetti e Volpe possono stuzzicano molti fantallenatori italiani. Amelia, per ora, è a disposizione del confermato Orsi, ed è una garanzia.
Il Parma, persi Rossi e Ranieri, artefici della miracolosa salvezza, si affida al bravo Di Carlo e a giovani emergenti come Cigarini, Dessena e Reginaldo, preso dalla Fiorentina. Gasbarroni può essere l'ago della bilancia, se si ricorda di avere numeri molto importanti.
Urbano ha reclutato una sfilza di parametri 0, su tutti Corini, Grella e Ventola, mentre in panca siede il sanguigno Novellino. Manca il bomber da 20 gol, ma c'è ancora il fantasioso Rosinaldo. Niente 'Cemps Lig', ma i brividi dell'ultima annata sembrano scongiurati.
La lotta per la salvezza riguarda soprattutto Atalanta, Cagliari, Catania, Reggina e Siena.
I bergamaschi sembrano indeboliti, difficilmente Doni riuscirà a ripetere il recente exploit. Del Neri vuole dimenticare le ultime, infelici esperienze, il suo gioco sulla fasce potrebbe esaltare Ferreira Pinto.
Il bravo Giampaolo è chiamato ad una doppia impresa: salvare il Cagliari privo dei 'tre tenori' Esposito, Langella e Suazo (soprattutto quest'ultimo), affidandosi a giovani come Acquafresca, Larrivey e Matri, e sopportarsi con Cellino. Foggia è l'ancora di salvezza, ma potrebbe non bastare.
Cambiando isola, il Catania vuole dimenticare il terrificante girone di ritorno 2006/2007, aggrappandosi disperatamente ai gol di Spinesi. Baldini non è tipo da spaventarsi di fronte a missioni difficilissime, e questa, non c'è che dire, lo è. Fondamentale la conferma di Caserta, il portiere Bizzarri è solo l'incognita principale di un gruppo modesto.
Poco distante, la Reggina, dopo il miracolo targato Mazzarri, punta su un altro emergente, Ficcadenti. Tornato Cozza, profeta solo in patria, l'arma principale può essere l'entusiasmo di un manipolo di giovani provenienti da estero e serie inferiori. Almeno una certezza c'è, persi Bianchi e Mesto, ed è rappresentata dai gol di Nick Amoruso, a meno di cessioni dell'ultimo momento.
Dulcis in fundo, il Siena. Il colpo migliore è stato Gerolin, ex capo degli osservatori ad Udine e ottimo talent scout. L'organico è poca roba, il tecnico (Mandorlini) lascia qualche perplessità. Bucchi cerca il rilancio dopo la deludente esperienza di Napoli, i vari Bertotto, Vergassola e Chiesa garantiscono esperienza e carisma, ma le prospettive non sono rosee.
Come sempre, tranne l'anno scorso, al campo le ardue sentenze.
Occhi puntati sulla classe arbitrale, e su Collina, per i maligni il vero colpo del Milan.
Le polemiche possono aspettare, da domani, tutti in poltrona (chi può, allo stadio), lo spettacolo inizia.

Who wants to live forever

Dopo aver espiato le nostre colpe (Vangelo secondo Cobolli), finalmente si riparte.
Ci eravamo lasciato a Bari con la festa per quel 29° scudetto inopinatamente assegnato agli Amici di Guido da Guido stesso.
La tensione interna al tifo bianconero createsi con lo scoppio del bubbone Farsopoli è diventata con il tempo un'insanabile divisione ideologica tra 'vedove di Moggi' e 'cobolliani'.
Il mercato continua a tenere banco, e l'eco delle polemiche non si spegnerà certo il 31 agosto.
Domani sera, l'attesa per il come back (come direbbe Lapo) finirà, e l'Olimpico gremito accoglierà i Ranieri boys impegnati contro l'ostico Livorno.
E' necessaria la creazione di un fronte comune a sostegno della squadra, accantonando per 90 minuti tutte le liti e il livore verso nuova o vecchia dirigenza. I ragazzi hanno bisogno di noi.
La scorsa stagione, tra mille difficoltà, il pubblico di fede bianconera e non ha riempito gli stadi, con un'attesa ai limiti del fanatismo, solo per vedere Del Piero e soci.

Prima dell'onta della B, il dramma di Pessotto; durante, l'assurda morte di Ale e Ricky.
Un'annata maledetta, a conclusione della quale non possiamo che ringraziare uno splendido gruppo di ragazzi, che ci hanno fatto gioire e arrabbiare, inveire ed esultare, contribuendo, con alterne fortune e partecipazione.
Belardi, Buffon, Mirante, Balzaretti, Birindelli, Boumsong, Chiellini, Kovac, Legrottaglie, Piccolo, Zebina, Bianco, Camoranesi, De Ceglie, Giannichedda, Giovinco, Marchionni, Marchisio, Nedved, Paro, Venitucci, Zanetti, Bojinov, Del Piero, Guzman, Lanzafame, Palladino, Trezeguet, Zalayeta.
Assieme al tecnico Deschamps, si sono garantiti tutti un posto nella storia del club, essendo gli alfieri della promozione. Grazie ancora a tutti.
C'è chi è rimasto, chi cercherà fortuna altrove e chi invece, momentaneamente, è approdato in altri lidi in cerca di un posto nella Juve del futuro.
L'arrivo di Claudio Ranieri from Testaccio, Roma, è stato il primo passo.
A seguire, le conferme di tutti i campioni in rosa.
Sono sbarcati a Torino molti volti nuovi, ognuno con una diversa storia alle spalle, ma l'obiettivo comune di lasciare il segno.
Novembre e Van Strattan, giovani portieri, catapultati in una nuova dimensione dopo aver militato nelle serie minori.
Criscito e Nocerino, giovani prodotti del vivaio, reduci da una splendida stagione in B, ansiosi di confrontarsi con il calcio che conta.
Almiron e Iaquinta, pronti per la grande chance a coronamento degli anni vissuti in provincia.
Andrade e Tiago, compagni di nazionale, alla prima assoluta in Italia dopo essersi già fatti un nome a livello internazionale.
Grygera e Salihamidzic, preziosi gregari, arrivati a parametro 0, in cerca di spazio.
I nostri ragazzi hanno 38 appuntamenti con la storia da onorare sino in fondo.
L'obiettivo, minimo, è un posto in Champions.
Il sogno, superfluo dirlo, la terza stella.
Combattere fino al fischio finale è l'imperativo categorico assoluto, un qualcosa di insito nella mentalità juventina.
L'immenso Freddie Mercury cantava "Who wants to live forever?" ("Chi vuole vivere per sempre?").
Vincere significa questo, entrare nella leggenda diventando immortali, come le più grandi Juve di tutti i tempi.
Dal 1897 a regalarci emozioni, per una storia d'amore che non finirà mai.

giovedì 23 agosto 2007

Crazy

Mentre nel tifo bianconero serpeggia il malumore per l'immobilità della dirigenza sul mercato, all'estero, laddove la nuova stagione ha già emesso i primi, significativi, vagiti, sono già state emesse le prime sentenze.
In Spagna, in attesa dello start della Liga, la Supercoppa se l'è aggiudicata il Siviglia con una doppia, indiscutibile vittoria sul Real di Schuster. Clamoroso il tonfo interno degli ex Galacticos, sconfitti per 5-3.
Con il tecnico tedesco lo spettacolo non è mancato, anche se difficilmente l'esigente pubblico del Bernabeu può ritenersi soddisfatto.
Nel frattempo, sogghigna Capello, che non si esime dal rilasciare dichiarazioni polemiche verso i mai amati Calderon e Mijatovic.
Il presidente spagnolo si è confermato una sorta di 'Moratti iberico'.
Il parallelismo è tanto inquietante per gli aficionados del Real quanto auspicabile per i supporters blaugrana.
Entrambi hanno allontanato un tecnico (con)vincente con la scusa dell'assenza di bel gioco; collezionato doppioni manco fossero figurine; accantonato coloro che pochi mesi prima erano stati annunciati in pompa magna; strapagato presunti fenomeni.
L'errore di fondo è la cacciata di colui che aveva ripristinato l'ordine nel caos cosmico perenne dello spogliatoio madrileno. Colpevole di non piacere al pubblico, ora Don Fabio si sta gustando la rivincita.
L'esteta Schuster si è dimostrato incapace di gestire un gruppo di primedonne e ragazzini incostanti.
La serrata corte a Kakà non ha portato, come prevedibile, i frutti sperati.
Per rinforzare la traballante difesa, oltre al parametro 0 Metzelder, sono arrivati il brasiliano Pepe, (stra)pagato 28 milioni al Porto, e Heinze (12). A centrocampo, infornata di orange, Drenthe, Sneijder e Robben, costati complessivamente quasi 80 milioni. Un bagno di sangue, ancor più incomprensibile pensando alla predilezione dei tre per la fascia sinistra occupata dal funambolico Robinho. Solo l'attacco non mostra i segnali della follia di Calderon, con il buon acquisto a titolo gratuito di Saviola. A margine, la svendita di Emerson al Milan.
Sforzarsi di trovare un filo logico è un masochistico esercizio mentale. Non c'è.
Benvenuti al circo 'Ramon Calderon'.
Se da un tipo del genere ti aspetti questo e altro, dal serioso Sir Alex Ferguson uno ha pretese diverse. Quantomeno, essendo manager navigato, non sembra tipo da follie.
Come spendere 25 milioni per rilevare il cartellino di Hargreaves dal Bayern Monaco, con Beckenbauer che sentitamente ringrazia. Eppure, l'estate 2007 è stata la stagione degli eccessi anche nella grigia Manchester.
I Red Devils hanno evidenziato, nella doppia sfida contro il Milan, palesi carenze difensive, oltre alla mancanza di un centravanti in grado di sfruttare l'enorme mole di gioco sviluppata da Cristiano Ronaldo e dai sempreverdi Scholes e Giggs.
Cosa va a combinare Sir Alex? Davanti a Van der Sar, nessun innesto a parte il ritorno da Saragozza del giovane Piqué, anzi la partenza di Heinze, pur sempre uno dei meno peggio là dietro,
destinazione Real. Quella punta di peso che manca dai tempi dell'addio di Van Nistelrooy (ennesimo incrocio Real-Manchester), non è arrivata. In compenso, acquistato, per una cifra non definita in una giungla di procuratori e multinazionali, Carlitos Tevez, doppione di Rooney. Risultato, 1 gol realizzato in 3 partite di Premier, con ovvia falsa partenza ed imprevisto inseguimento.
Gli innesti dei giovani e lunatici Anderson (mai utilizzato) e Nani, pagati rispettivamente 30 e 25 milioni, non hanno sortito ancora gli effetti sperati, mentre l'addio di Rossi ha lasciato l'amaro in bocca al ragazzo, e anche a Ferguson costretto a far fronte all'ennesimo infortunio di Rooney e Saha.
Non basta avere i soldi, bisogna pure saperli investire. E bisogna pure investirli, vero Blanc?
Moratti, evidentemente, non ha insegnato nulla.
Chi li capisce, è davvero bravo, o forse un po' pazzo.

mercoledì 22 agosto 2007

Oh my God

Sembra di tornare ai tempi di Puskas, quando la grande Ungheria era inarrestabile come Attila, flagello di Dio, travolgente con i suoi straordinari fuoriclasse.
Allora, una sconfitta per 3-1 contro i magiari era un risultato certamente preventivabile ed accettabile.
Oggi, lo stadio di Budapest è intitolato alla memoria del mitico Ferenc, deceduto lo scorso novembre, e di Attila c'è Filkor, giovane Primavera dell'Inter. La Grande Ungheria non esiste più, ma contro l'Italietta di Donadoni, erede indegna della Nazionale campione del mondo appena un anno fa, bastano Juhasz , Gera e Faczesin. Chi sono? Bella domanda, ne ignoravo l'esistenza fino ad un'oretta fa. Di certo, non entraranno nella storia del calcio, ma da oggi sono da considerarsi eroi nazionali. Altrettanto sicuramente, Cannavaro li ricorderà a lungo. A proposito, l'orrenda prestazione di stasera del napoletano è un motivo in più per non riprenderlo.
I gol dei tre carneadi hanno ribaltato il fortunoso vantaggio iniziale di Di Natale, e solo un prodigioso Buffon ha evitato un passivo più umiliante.
La mente torna alla scorsa estate. Lippi lascia la Nazionale, a causa del processo ai danni del figlio e dell'atteggiamento di coloro (Melandri, Rossi e compagnia bella) sono saliti sul carro dei vincitori senza averne i meriti.
Al suo posto, Donadoni, esonerato dal Livorno nel febbraio 2006.
Via pure Gentile, campione d'Europa e bronzo olimpico nel 2004, dentro Casiraghi, esonerato dal Legnano (C2A) dopo pochi mesi nel 2003.
Qualcosa non torna? Al contrario.
E' stato Demetrio Albertini a scegliere il nuovo organigramma tecnico delle nazionali.
Lui ha giocato con Donadoni, Casiraghi e Zola (assistente del CT dell'Under 21).
Il cerchio si chiude, il dado è tratto, l'Italia arranca.
Il nostro CT è stato incapace di dare un'identità alla squadra, cambiando troppo spesso modulo e uomini, di motivare un gruppo adagiatosi dopo la sbornia tedesca e di gestire il caso Totti.
Bocciato.
L'ultima spiaggia, la sfida di Milano contro la Francia.
Perdere comprometterebbe la qualificazione ad Euro 2008.
Sarebbe un fallimento clamoroso.
Non serve cercare scuse, come fatto stasera, tirando fuori la solita manfrina della condizione.
I campionati, poi, in Italia, si sa, non possono iniziare una settimana prima, perchè la gente è ancora spaparanzata al sole, non va allo stadio, niente dindini in cassa.
Viva il nuovo calcio.
Grazie Demetrio.

martedì 21 agosto 2007

Parole parole

Italia - Francia, amichevole tra le due rappresentative Under 21, è lo specchio delle discutibilissime scelte di mercato di Secco e compagnia.
Giovinco salta gli avversari come birilli, Marchisio pressa, recupera palloni e fa ripartire l'azione. Uscito, nell'intervallo, il primo, si è spenta la luce.
Ragazzi giovani ma già maturi, vittime della miopia dei dirigenti italiani.
Proprio ieri Rossi ha espresso rammarico per essere finito in Spagna.
Voleva l'Italia, l'Italia non l'ha voluto.
Questione di soldi, ma non solo. Manca il coraggio di investire sui giovani, si preferisce l'usato sicuro, il prestito gratuito, per ritrovarsi daccapo l'anno successivo.
Alla faccia della linea verde, due dei migliori talenti bianconeri quest'anno vestiranno solo la maglia azzurra, Empoli o Under 21 che sia.
Gli addetti ai lavori profetizzano per entrambi una luminosa carriera, con Sebastian che smuove paragoni pesanti, da Messi a Zola.
Parole, solo parole.
Nei fatti, c'è solo la paura. Che non hanno avuto il Barcellona con i vari Valdes, Puyol, Oleguer, Motta, Xavi, Iniesta, Dos Santos e Messi, o il Manchester che negli anni '90 ha costruito le proprie fortune sui giovani del vivaio.
Abbiamo speso 13 milioni di euro per Tiago.
Ottimo giocatore, innesto importante nel rapporto qualità/prezzo. Peccato che sia costretto a portare la croce, mentre lui sia abituato a cantare, rendendo giocabili i palloni sporchi (da qui il soprannome 'lavatrice') e soprattutto inserendosi senza palla per far valere il tiro da fuori.
Marchisio è gratis, cresciuto a pane e Juve, protagonista della risalita in A, coccolato da tutti.
Torniamo sempre lì. Parole, e basta. Via, biglietto per Empoli.
Investire quella cifre per un big in difesa o quant'altro, affidandoci in mezzo al campo a due giovani del vivaio, affiancati da Almiron e Zanetti, evidentemente, era ipotesi poco gradita a dirigenza e allenatore.
Quantomeno, auguriamoci di vederli spesso in campo ad Empoli.
Se per Marchisio non dovrebbe sussistere problemi, per Giovinco il discorso si fa più complicato.
Questioni di concorrenza (Antonini? In Italia anche lui può costituire un 'problema') e di caratteristiche. Un piccoletto come Sebastian può servire come apriscatole da gettare nella mischia quando il ritmo si abbassa e subentra la stanchezza. Peccato che la 'formica atomica' sia molto più che un'arma tattica.
Conto sull'intelligenza calcistica di Cagni.
Avevo riposto fiducia pure su Ranieri e Secco, sbagliando, almeno in questo caso.
C'è chi, tra i tifosi, reclama un innesto di fantasia, come 'moviola' Riquelme oppure i sogni impossibili Diego e Van der Vaart.
Bastava tenere Giovinco, ma è italiano, leggerino ed inesperto.
Gourcuff, titolare giovanissimo ai tempi del Rennes, ad oggi oggetto misterioso al Milan, fosse italiano sarebbe stato spedito a calci in provincia. Tra lui e il buon Claudio, un abisso di personalità, inutile specificare a favore di chi.
Poi in Italia, forti di una faccia di bronzo ineguagliabile, gli stessi dirigenti si lamentano della fuga dei giovani all'estero.
Se lo scenario è questo, fanno bene a scappare.

A volte ritornano

E' stato il caso dell'estate.
Di chi sto parlando? Non è difficile, basta spremere un po' le meningi.
Suazo conteso dalle milanesi? No, al confronto, una bazzecola.
Chivu in bilico tra Spagna, Inter e Roma? Quisquiglie.
Un altro aiuto: è un portiere.
Facile! Carrizo, estremo difensore argentino in procinto di trasferirsi alla Lazio. A bloccare il trasferimento, le difficoltà nell'acquisire il passaporto comunitario. Il presunto trisavolo di Pinerolo sembra sia in realtà svizzero, quindi extracomunitario, e Lotito si trova costretto a battere altre piste, in attesa di trovare una soluzione a riguardo. Gli Onesti, con il fido Lele, un problema del genere non l'avrebbero mai avuto.
Eppure, la risposta è sbagliata. Non è lui.
Sono buono, ultimo e decisivo indizio.
Nazionalità: australiana.
A questo punto, non ci sono più dubbi, trattasi di Jess Kedwell Van Strattan.
Se non lo conoscete, tranquilli, è normale.
L'anno scorso ha militato, a partire da gennaio all'Ancona, dove ha disputato solo una partita. A contendersi la maglia n.° 1 erano infatti Simone Farelli e David Zomer.
Il suo cartellino appartiene però al Verona, fino alla rescissione contrattuale, sancita il 27 giugno, motivata dal calciatore adducendo a motivi familiari.
I dirigenti veneti si mettono una mano sul cuore, e acconsentono alla richiesta.
In seguito, si scoprirà che, a quanto pare, il giocatore non si sarebbe dovuto accasare per le due successive annate in un club italiano.
Nemmeno la mente geniale di Orson Wells avrebbe saputo partirire una beffa del genere.
Il portierone (per la stazza, eh) australiano firma un triennale per la Juve, e parte per il ritiro di Pinzolo come terzo, con l'obiettivo di contendere il ruolo di secondo a Belardi.
E la fregatura è servita (per chi, non si sa...).
Questo fa saltar la mosca al naso ai dirigenti del Verona.
Non ci stanno, fanno ricorso sentendosi presi in giro.
Nel frattempo, Van Strattan, abituato a confrontarsi con Pegolo, si allena tutti i giorni con Buffon.
L'8 agosto, la doccia fredda.
"La Commissione Tesseramenti, in accoglimento del reclamo della Hellas Verona dichiara nulla la risoluzione consensuale di contratto del 27 giugno 2007, intercorsa tra la reclamante e il calciatore Vanstrattan Kedwell Jess. Per l’effetto dichiara nullo il contratto economico e il conseguente tesseramento del medesimo calciatore in favore della F.C.Juventus".
Questo il comunicato della FIGC.
Si parla di firme false, qualcuno nel Verona sapeva e ha fatto il gioco del portiere.
Forse. Chi lo sa. Ma soprattutto, chi se ne frega.
Il destino, però, ha in serbo un percorso diverso per l'australiano.
I veneti lo cedono, in prestito, alla Juventus. E' il 21 agosto, la vicenda si può considerare chiusa.
Difficile che una notizia del genere cambi la giornata a qualcuno che non sia Van Strattan, un suo familiare o amico.
Il ping-pong è finito, sarà lui il terzo portiere della Juve.
Un altro 'Van', dopo Van der Sar. Brividi, la mente torna ai due scudetti persi, di cui uno grazie soprattutto agli errori del gigante olandese.
Avevano ragione i giornalisti, comunque.
"Mercato chiuso", annunciavano cinguettanti i vari Cobolli, Blanc e Secco.
Fandonie, secondo i quotidiani.
Da Costa, Ivanovic, Meira, Gilberto Silva, Cacia. Questi i nomi che ci hanno associato.
Si parlava anche del possibile ritorno di qualche ex. Cannavaro? Emerson? Nisba, è arrivato (tornato) Jess Kedwell Van Strattan.
Ora si che noi tifosi possiamo sognare.

La Juve da i numeri

DAL SITO UFFICIALE:
http://www.juventus.com/it/news/detail.aspx?lml_language_id=0&trs_id=1606000&ID=12037

I numeri di maglia 2007/08

A meno di una settimana dall’inizio della stagione ufficiale, la Juventus ha depositato presso la Lega Calcio la numerazione fissa utilizzata durante le competizioni nazionali: campionato e Coppa Italia.
Non ci sono sorprese rispetto ai numeri utilizzati dai bianconeri nel corso delle amichevoli estive. Alcune novità invece rispetto alla stagione scorsa. Camoranesi lascia il 16, utilizzato fin dal suo arrivo nel 2002, e prende l’8. Zebina recupera il 5 al posto del 27. A Legrottaglie il 33 invece del 30, tanto caro a Tiago. Gli altri nuovi: Almiron 4, Salihamidzic 7 (che fu di Pessotto, l’anno passato non assegnato) Iaquinta 9, Andrade 14, Criscito 19, Grygera 21, Nocerino 23, Molinaro 28, Novembre 31.

1 Buffon
2 Birindelli
3 Chiellini
4 Almiron
5 Zebina
6 Zanetti
7 Salihamidzic
8 Camoranesi
9 Iaquinta
10 Del Piero
11 Nedved
12 Belardi
14 Andrade
17 Trezeguet
18 Boumsong
19 Criscito
20 Palladino
21 Grygera
23 Nocerino
24 Olivera
25 Zalayeta
26 Blasi
28 Molinaro
30 Tiago
31 Novembre
32 Marchionni
33 Legrottaglie

lunedì 20 agosto 2007

FORZA BOJO!

Manchester City: tegola Bojinov, out 5 mesi
Il bulgaro si e` rotto i legamenti del ginocchio sinistro nel derby di domenica L`attaccante del Manchester City Valeri Bojinov si e` rotto i legamenti del ginocchio sinistro: out 5 mesi. Derby di Manchester. Contro lo United, Sven Goran Eriksson decide di schierare dal primo minuto il nuovo acquisto Bojinov, lasciando fuori Rolando Bianchi. Pare un`investitura. In realta` la cattiva sorte e` dietro l`angolo. E dopo 6` colpisce. Il bulgaro, acquistato dalla Fiorentina per 6 milioni di sterline, cade malamente e si rompe i legamenti del ginocchio sinistro.

Gli esami clinici effettuati quest`oggi hanno confermato che l`attaccante dovra` stare fuori per i prossimi cinque mesi. Per il City, primo in Premier League a punteggio pieno, si tratta della prima brutta notizia dell`anno. Per il giocatore, invece, dell`ennesima pagina sfortunata in una carriera che stenta a spiccare il volo.
(http://it.eurosport.yahoo.com/20082007/8/manchester-city-tegola-bojinov-out-5-mesi.html)


Questo ragazzo ha le potenzialità per diventare un campione.
Per ora, purtroppo, è solo campione di sfortuna.

L'esplosione a Lecce, le prime difficoltà a Firenze, con un infortunio che lo blocca sul più bello, il rientro, un gol decisivo per la salvezza contro il Chievo. L'arrivo di Prandelli, i dissidi con la società, le lacrime per il mancato passaggio all'Inter, il periodo vissuto ai margini.
Nonostante tutto, riesce a dare un buon contributo alla causa.
Chiuso da Toni e Pazzini, la grande chance alla Juve. In comune con la squadra bianconera, un'enorme sete di riscatto.
Grande entusiasmo, presto smorzato dall'
'ostruzionismo di Deschamps, che non lo vedeva proprio nonostante la scarsa vena di altri attaccanti e un contributo importante del bulgaro nelle poche occasioni avute a disposizione. Tecnicamente, un anno perso, se non altro, l'esperienza gli è servita per crescere sotto il profilo umano. Ha dimostrato umiltà e impegno, alla faccia di chi lo aveva dipinto come un attaccabrighe.
Quando il periodo buio sembrava ormai acqua passata, il grave infortunio occorsogli proprio nel corso dell'attesissimo derby di Manchester.
Ad attenderlo, mesi difficili, ma il ragazzo ha la pellaccia dura, tornerà più forte e 'arrabbiato' di prima.
Auguri con tutto il cuore per una completa guarigione, futuro campione!

domenica 19 agosto 2007

Fluorescent adolescent

La Primavera di Chiarenza è stata sconfitta dal Manchester per 1-0 nella finale della Champions Youth Cup, disputata in Malesia.
Trattasi di una sorta di Mondiale per Club Under 19, che vedeva ai nastri di partenza alcune delle squadre più prestigiose dell'universo calcistico.
L'inizio per i nostri ragazzi non è stato dei più facili. Punteggio ad occhiali all'esordio contro il Qatar, anche a causa dell'espulsione di Leta, vittoria di misura contro il PSG ed infine il punto decisivo conquistato nel match con il Barcellona. Girone di qualificazione superato grazie al pareggio tra asiatici e francesi, una vittoria dei primi ci avrebbe estromesso dalla competizione.
E' dai quarti in poi che viene fuori la vera forza del gruppo. Convincente vittoria all'inglese contro l'Inter, con il somalo Daud sugli scudi, autore di una magia. Pasquato chiude i conti nella ripresa.
Avanti il prossimo, tocca al Milan, sconfitto tra le polemiche per 2-1 grazie ai due maggiori talenti del gruppo, l'esterno Esposito e il già citato Pasquato.
Sogno spezzato in finale, come da tristemente consolidata tradizione bianconera. Prima squadra o Primavera non fa differenza, la maledizione delle finali colpisce ancora.
La sconfitta all'ultimo atto non deve cancellare quanto di buono messo in mostra dai Chiarenza boys.
Gruppo stravolto per questioni anagrafiche, ma consolidato da anni di militanza comune nelle squadre giovanili. Pochi, ma mirati, gli innesti.
La difesa, tallone d'Achille del precedente gruppo, è solida sin dalle fondamenta, con Merlano sugli scudi. Davanti a lui, sulla destra, l'ivoriano Bamba (classe '90) mostra notevoli mezzi fisici abbinati ad una buona tecnica, come l'altro coloured Bassoulè sull'altra fascia. Il nuovo acquisto Ariaudo, centrale difensivo, da sicurezza al reparto, ricordando addirittura Criscito nelle movenze eleganti.
Gli elementi di spicco sono i Esposito, Pasquato e Daud, trio-spettacolo.
L'esterno napoletano regala numeri di classe, sfruttando un'ottima tecnica di base. Bravo nell'uno contro uno, deve irrobustirsi e mettersi più al servizio della squadra, ma il tempo è dalla sua.
A sinistra, il rapido Daud, somalo trapiantato ancora bambino a Torino, mostra una notevole abilità nel dribbling, e un'importante castagna da fuori. Chiedere a Tornaghi, Inter, per maggiori delucidazioni. Per farsi un'idea, pensate al portoghese Nani del Manchester.
Pasquato ha ereditato da Giovinco la maglia numero 10. Rispetto a Sebastian è meno scattante e fantasioso, ma è più robusto e ha un maggior feeling con la porta avversaria. Non ha agito da seconda punta, arretrando spesso per cercare palloni giocabili.
Il rischio che corrono questi tre promettentissimi ragazzi, pur non trovando ancora riscontro nei libri di medicina, è conosciuto come 'Sindrome di Guzman'. Colpisce giovani baciati dal talento, inversamente, però, proporzionale alla concretezza. Tra le vittime, ovviamente lo stesso Guzman, in aggiunta Chiumiento e Palladino, tutti e tre eredi molto presunti di Del Piero.
Non bisogna caricarli di eccessive pressioni, nemmeno gasarli con paragoni presuntuosi, piuttosto va tenuto a mente il loro anno di nascita: Daud ed Esposito sono del 1990, mentre Pasquato è un classe 1989.
Gruppo giovane, dunque, alcuni avranno due/tre anni di tempo per lasciare il proprio nome nella storia del settore giovanile bianconero.
Chi il proprio nome l'ha già posto in calce invece è Vincenzo Chiarenza, che a fine stagione meriterebbe una chance tra i prof, dopo aver plasmato fior di talenti.
Sono loro il vero tesoro della Juve, unitamente ai vari Criscito, Nocerino, Marchisio, Giovinco, e l'elenco non finisce qui.
Bisogna crederci, e le contingenze ne facilitano l'inserimento in prima squadra, magari dopo un anno in provincia, tipico della mentalità italiana.
Intanto segnatevi i loro nomi, così tra qualche anno potrete dire anche voi "Io l'avevo detto".

sabato 18 agosto 2007

Bomba boomerang

Antonio Cassano ce l'ha fatta.
La Sampdoria se l'è assicurato, al termine di un'asta selvaggia, battendo la concorrenza di... ehm... nessuno.
Ok, riavvolgiamo il nastro.
Euro 2004, l'Italia è clamorosamente bloccata sull'1-1 dalla modesta Bulgaria. Il genietto di Bari Vecchia, già a segno contro la Svezia, insacca, in girata di destro, il pallone della vittoria. Grande esultanza, che ben presto diventa sconforto alla notizia del biscottone nordico che esclude gli azzurri dai quarti di finale.
Il sorriso a trentadue denti illumina quella faccia da schiaffi costellata di brufoli. E' uno degli ultimi fotogrammi del Cassano felice.
Successivamente, le tormentate vicende giallorosse restituiscono al calcio italiano un Cassano diverso, o forse, molto più semplicemente, il solito Antonio, senza la supervisione di un sergente di ferro.
Scazzato come Julian Casablancas e Liam Gallagher fusi in un solo corpo, più irascibile di Zidane dopo gli insulti alla sorella, fuori posto come Rocco Siffredi in un gay club, le gioie per il ragazzo sono effimere, e la Roma tutta vive un'annata disgraziata, segnata dal passaggio di ben 4 allenatori.
Il resto è storia recente.
Qualche mese ai margini, a gennaio passaggio al Real con (ormai ex) fidanzata starlette al seguito, i chili di troppo, le tribune frequenti e le delusioni cocenti. L'arrivo di Capello non cambia le cose, anzi, paradossalmente acuisce il malessere del ragazzo rinnegato pure da chi lo aveva sostenuto a Roma.
L'ex fenomeno del calcio italiano ha fatto parlare di se a Madrid per una serie di rilevanti episodi:
- Un gol contro il Betis in Coppa del Re all'esordio, di una facilità disarmante, successivamente parodizzato (ragazzo talentuoso);
- una crudele parodia/imitazione subita da parte di un comico spagnolo, che lo dipinge come golosissimo di merendine in eterno conflitto con la bilancia (ragazzo deriso);
- la sua rivincita: l'imitazione di Capello (ragazzo simpatico);
- lo stesso Capello che non ne capisce l'ironia e lo sbatte fuori rosa (ragazzo dal talento comico incompreso);
- la mancata convocazione per il ritiro (ragazzo dal talento calcistico incompreso).
Tutto sembrava perduto, sino all'arrivo del Salvatore, Marotta, che ordina a 'Lazzaro' Cassano: "Alzati e cammina", che tradotto significa "Ragazzo, muovi il c..o e via la pancetta".
Ha scelto il numero 99, come il compagno di merende (ma pure di colazioni, pranzi, cene e uscite notturne...) Ronaldo.
In conferenza stampa dimostra una maggior apertura verso i media e padronanza dell'italiano.
E' la sua occasione, si è persino ridotto l'ingaggio di 500 mila euro (sta menghia!) per approdare in blucerchiato.
Ha detto di voler tornare il giocatore di un tempo, non nascondendo di ambire alla maglia azzurra.
Se tornasse ad essere un calciatore sarebbe già un inizio.
Dovrebbe poi riproporsi a livelli consoni al talento che nei piedi, imparare a chiedere scusa al prossimo ("
Ho commesso errori, ma non ho mai usato la parola 'scusa' e mai la userò"), fare un bel bagno d'umiltà dando seguito ai buoni propositi iniziali, poi, forse, se ne riparla.
Il suo futuro è costellato dai 'se'.
L'unica certezza è rappresentata dal fatto che quel gol realizzato da ragazzino contro l'Inter ha rappresentato il miglior investimento che potesse fare su se stesso, essendo stato foriero di guadagni da nababbo, in quanto rivelatore di un potenziale notevole rimasto però inesploso. Un po' come la Santarelli, che ha investito sul suo proprio corpo, rifacendosi le tette, vedendosi ripagata da un certo successo tra TV e cinema.
Ecco, se Cassano tornerà quello di Bari e dell'annata 2003/2004, allora la Samp avrà piazzato il colpo dell'anno.
In caso contrario, sarannno gatte da pelare per Mazzarri, una delle poche certezze di un gruppo ricco di incognite soprattutto in avanti, vedi Montella e Caracciolo. Un clamoroso boomerang, insomma.
O adesso, o mai più. Non conosce mezze misure il ragazzo. A Genova presto lo capiranno, finendo per amarlo od odiarlo a seconda del rendimento.
Un bivio, insomma, l'ennesimo nella carriera tormentata di un talento tormentatissimo.
Ha fatto tutto da solo, sta a lui uscirne, per il suo bene, e del calcio italiano, illuso ma presto disilluso come un amante tradito, abbagliato dal talento di un ragazzo a sua volta rimasto abbagliato dalle luci della ribalta dopo un'infanzia difficile.
Auguri, a Cassano, ma pure alla Samp, ne avranno bisogno.