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Come novelli Della Valle, gli vogliono fare le scarpe, forse perchè lo considerano una s(u)ola, più probabilmente perchè ci sono attriti in seno alla dirigenza, con una linea che sembra prevalere e che poi diventa succube di un'altra, a seconda di come tira il vento, nemmeno fossimo a Valencia per la Coppa America di Vela.
Alessio Secco, come un velista giovane ma talentuoso, nonostante la partenza incerta date le contingenze, ha preso un bel vantaggio al giro di boa, allontanando lo spettro dei "nemici" Werth e Deschamps. Ma il vento, si sa, ci mette poco a cambiare direzione ed intensità, e ad avvantaggiarsi è l'imbarcazione dello skipper Marco Tardelli, che sembra poter balzare in testa.
Lasciando da parte la vela, e arrivando al sodo, Marco Tardelli ha rivendicato la paternità dell'arrivo di Ranieri (l'altro candidato, Vialli, sappiamo essere stato caldeggiato da Franzo Grande Stevens).
L'attrito tra Schizzo e il giovane DS è ormai cosa nota, e lo scontro si è acuiti per la questione Deschamps, per la cui riconferma spingeva Tardelli. Come sono andate le cose, lo sappiamo tutti.L'ex tecnico degli Onesti ha perso una battaglia, ma non la guerra. Il nuovo tecnico lo ha voluto lui (almeno così dice). Nell'ultimo periodo, le voci di un allontanamento di Secco si sono susseguite.
I nomi dei sostituti sono i soliti, Baldini (colui che rifiutò il posto in estate per firmare le carte di Mijatovic a Madrid), Marotta, Sartori e... Tardelli. Ebbene si, tra i candidati c'è pure il membro del CDA, il quale si è scagliato verbalmente anche contro Bettega.
Riassumere la carriera di Schizzo fuori dal campo non è difficile: come allenatore, ha fatto bene con l'Under, male nei club (gli Onesti lo ricordano come il tecnico del derby contro il Milan perso 0-6); da dirigente, non pervenuto, non si è capito esattamente che ruolo abbia, il sospetto è che non lo sappia nemmeno Tardelli stesso. Di lui si ricorderanno solo dichiarazioni poco in sintonia con quelle di coloro che nella Juve hanno un ruolo operativo. Semplice diversità di vedute o gelosia? Chi lo sa, certamente la strada imboccata quest'estate all'insegna del "lasciamoci il passato alle spalla" trova in Tardelli il suo ideale prosieguo. Quali siano le credenziali in base alle quali si possa spiegare il crescente potere di Marco negli affari bianconeri, non si sa. Mi auguro che Tardelli si limiti al ruolo di opinionista alla DS (Domenica Sportiva), anzichè diventare DS (Direttore Sportivo).
Particolare curioso, che magari non tutti conoscono: gli acquisti devono essere ratificati dal CDA (almeno da chi ha competenze tecniche in materia), se qualcuno esprime opinione contraria, l'affare va ridiscusso. Basta, chessò, che Tardelli si opponga ad un affare concluso da Secco perchè la trattativa rischi seriamente di saltare. Procedura assurda, che complica inevitabilmente il lavoro del direttore sportivo.
Certamente, dichiarazioni contraddittorie, lotte intestine e ripicche rendono complicata la rinascità bianconera.
A partire dai dirigenti, tutti dovremo remare nella stessa direzione.
Ci vuole chiarezza, nei programmi e nei ruoli.
Tardelli non è soddisfatto della propria posizione? Qualcuno gli indichi la porta.
Piuttosto, lasciate lavorare in pace Secco, e permettetegli di avvalersi della collaborazione di Bettega, il quale, stia tranquillo Cobolli, è uscito pulito da Farsopoli, quindi lo "smile" tanto caro a Lapo non è in pericolo.
Totti si è dichiarato disponibile al ritorno in Nazionale per le partite ufficiali, chiedendo, seppur non esplicitamente, di essere esonerato da match amichevoli ed ininfluenti.Vuole essere il salvatore della barca azzurra che stava per affondare contro le Far Oer.
Quello che per i suoi "tutor" se gioca male è colpa della placca, se fa bene è "er mejo".
Il sig. Totti non è "uno e trino" come crede qualcuno a Roma, nemmeno "unto dal Signore", al massimo è unto e basta.
Niente azzurro per uno che tiene in scacco il CT, il quale ha la personalità di Cristian Zenoni, è vero, ma al momento rimane al suo posto. Già sopportare i suoi deliri tattici è difficile, se ci si mette pure Totti con il suo "oggi ce sò, domani boh" è troppo.Il capitano romanista aveva dichiarato che il problema era la placca, una volta rimossa, sarebbe stato di nuovo a disposizione di Donadoni.L'operazione non si farà più.Questi sono capricci, che in azzurro ci vada chi, pur giocando male, è presente e si sbatte per l'azzurro, nelle amichevoli come in finale del Mondiale.Totti pensi alla Coppa Italia, tanto per lui è "Più emozionante der Mondiale".
Che se ne stia pure a casa con Ilary, Christian e "Scianel" a mettere in ordine, così la prossima volta l'ambitissimo trofeo "cassetto più ordinato" se lo aggiudicherà lui, non Gattuso, e Francesco potrà affermare: "Ahò, questo si che è un premio, altro che il Pallone d'Oro e la Coppa der Mondo".
Me cojoni. Lais is nau.
Claudio Ranieri è il nuovo allenatore della Juventus.Ora che è arrivata l'ufficialità, è il momento di stringerci attorno al nuovo tecnico, che piaccia o no. Fino a palese dimostrazione di inadeguatezza, che tutti se lo facciano piacere, almeno un po'.Sarebbe bello, vero?Peccato che sia, come direbbe Cobolli, "utopia". Già sono iniziati i pianti delle vergini di non-si-sa-bene-chi.Mi aspetto di leggere di tutto nei prossimi giorni su Ranieri. Il suo problema è che, d'accordo, ha i capelli grigi, ma non è toscano, non ama la vela, non è abbronzato e non fuma il sigaro.Ha conquistato trofei con Fiorentina, Valencia, Chelsea pre-Abramovich e ancora con gli spagnoli, ma per qualcuno non vinto niente.Guadagnerà 900 mila euro l'anno, per qualcuno la cifra è sinonimo di mancanza di ambizioni, quindi non è da Juve.E ancora...E' vecchio.E' romano de' Roma e romanista.E' una soluzione di ripiego.Non dice le cose in faccia.Doveva andare al Manchester City, quindi è scarso.Ha fatto due anni il commentatore TV, quindi è scarso (e magari chi lo dice voleva Vialli).E' bravo e simpatico, come Marchesi e Maifredi.Aspetto che qualcuno se ne esca affermando che Ranieri non va bene perchè "non mi piace la musica napoletana", poi siamo a posto.C'è chi, pur di attaccare la società, negherebbe pure la teoria eliocentrica. E ve lo dice uno che non è certo "cobolliano", quindi fidatevi.Costa tanto aspettare prima di giudicare? Vediamolo all'opera prima di emettere sentenze di condanna preventiva. Se farà male, lo si criticherà. Ogni cosa a suo tempo.Il mondo non si ferma a Lippi. Si può vincere anche senza di lui.Claudio, io ho fiducia in te, vedi di smentire tutti i tuoi denigratori.
DAL SITO UFFICIALE:
http://www.juventus.com/it/news/detail.aspx?lml_language_id=0&trs_id=1203000&ID=11453
Ranieri nuovo allenatore della Juventus
Claudio Ranieri è il nuovo allenatore della Juventus. Lo ha ufficializzato la società bianconera con un comunicato stampa nel quale si precisa che il tecnico romano ha firmato un contratto triennale che lo legherà dal 1 luglio 2007 al 30 giugno 2010. La presentazione avverrà già nel corso del pomeriggio con una conferenza stampa allo Juventus Media Center di Vinovo che inizierà alle ore 18 e che sarà trasmessa in diretta su Juventus Channel. Come si legge nel comunicato, “per la Juventus si tratta di una scelta autorevole e pienamente adeguata ai propri obiettivi e alla propria tradizione. Un uomo di esperienza e visione internazionale, in grado di far proprie le finalità del progetto sportivo approvato dal Consiglio di Amministrazione”. Ranieri è infatti uno dei personaggi più conosciuti del panorama calcistico europeo. Tutt’ora è l’allenatore che la più lunga militanza all’estero. Classe 1951 (è nato a Roma il 20 ottobre), ha un passato da calciatore professionista – ruolo difensore - con le maglie di Roma, Catanzaro, Catania, Napoli e Palermo. In particolare è con la società calabrese che si fa conoscere, essendo stato uno dei baluardi della squadra che per sei anni (dal 1976 al 1982) ha militato ininterrottamente in Serie A. Terminata la carriera da atleta, ha cominciato ad allenare fin dalla stagione 1986. Quindi, alle spalle, ha già un’esperienza ultraventennale in panchina. Gli inizi sono al Vigor Lamezia e al Campania Puteolana, prima dell’approdo al Cagliari, che porta dalla Serie C alla A. Da qui l’approdo al Napoli con cui conquista il quarto posto che significa Europa. Dopo un anno di stop, dal 1993/94 è alla Fiorentina, appena retrocessa. La riporta nella massima serie e prima di lasciare conquista una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana. Dal 1997, Ranieri inizia la lunga avventura all’estero. Approda al Valencia con cui vince una Coppa del Re. Nel 1999 è all’Atletico Madrid. Nel 2000 il trasferimento in Inghilterra, sulla panchina del Chelsea con cui ottiene un secondo posto in Premier League e, soprattutto, una semifinale di Champions League. Nel 2004 è tornato al Valencia: un’esperienza più breve della prima, ma caratterizzata dalla vittoria di una Supercoppa Europea. Dopo quasi due anni di inattività – periodo nel quale ha intrapreso la carriera di opinionista tv -, il 12 febbraio scorso è stato scelto dal Parma al posto dell’esonerato Stefano Pioli. Con i ducali ha compiuto una vera impresa, contribuendo alla salvezza del club dalla Serie B.
Benvenuto Claudio, regalaci tantissime soddisfazioni!
Albinoleffe - Juventus, 12° turno di campionato, crocevia della stagione di Palladino. Utilizzato con il contagocce sino ad allora, gli infortuni di Del Piero e Trezeguet gli spalancano le porte dell'undici titolare. L'espulsione di Buffon sembra il preludio ad una sostituzione. Invece, ad uscire è Bojinov, e da allora anche la sua Serie B cambierà, anche se in senso opposto rispetto al campano. Fatto sta che Palladino rimane in campo, segna la rete del definitivo 1-1 e regala numeri di classe. E' nata una stella, dice qualcuno. "Non dire gatto, se non ce l'hai nel sacco", direbbe il buon vecchio Trap. Nel prosieguo della stagione, Palladino ha alternato prestazioni convincenti (vedi la tripletta contro la Triestina) ad altre prove, soprattutto ultimamente, al di sotto delle attese. Il primo interrogativo che lo riguarda è il ruolo. Non ha il passo, la corsa dell'esterno di centrocampo, il terzino di turno deve accendere un cero alla Madonna perchè il rischio di ritrovarsi attaccato da due uomini senza il raddoppio di Raffaele è concreto. Come seconda punta ha caratteristiche diverse rispetto a Del Piero, non fa da raccordo con il centrocampo, si perde in ghirigori, dribbling, abboccando a volte alle sue stesse finte. Da centravanti, la partita contro il Vicenza è indicativa. Gol realizzato con freddezza, ma anche due reti sbagliate solo davanti al portiere, causa quel tocco in più tipico di colui che si piace troppo. Ci vuole maggior cattiveria, e Palladino sembra incapace di tirarla fuori. Sicuramente l'utilizzo da parte di Deschamps in un ruolo a lui non congeniale (spesso vice-Nedved, addirittura a tratti surrogato di Camoranesi) non ne ha facilitato l'affermazione, ma è altrettanto vero che il ragazzo non è facilmente inquadrabile tatticamente: ovunque lo metti, gli manca qualcosa. Fatica entrando a partita in corso, proprio per il suo stile di gioco eccessivamente raffinato. Il talento non gli manca, ma l'approccio al match non è quello del futuro campione. Tanto Giovinco, per esempio, tenta la giocata efficace, quanto Palladino prova il numero ad effetto eccedendo in virtuosismi e perdendo palloni di troppo. Si è fantasticato l'estate scorsa circa una fantomatica offerta di 20 milioni di euro da parte del Manchester. Panzana clamorosa, molto probabilmente, per quanto Ferguson sia sensibile ai talenti italiani e non disdegni investimenti all'apparenza eccessivi (la recente operazione Hargreaves). Personalmente, di fronte ad un'offerta del genere, non vacillerei affatto. Accetterei senza esitazioni, non intravedendo in Raffaele i crismi del campione. Rincalzo duttile e prezioso, non erede di Del Piero come qualcuno si era affrettato a definirlo. Sarebbe ora che il ragazzo si desse una svegliata, lasciasse da parte i fronzoli che lo hanno spesso contraddistinto, e tirasse fuori gli attributi, senza i quali un posto da titolare nella Juve rimarrà un sogno.
Palladinho, Aladino, nuovo Ibrahimovic, erede di Cristiano Ronaldo... no, solo Palladino, ultimamente vicino come movenze più che altro a Roberto Bolle, celebre étoile del "Teatro alla Scala di Milano".
Altro che (arditi) paragoni con campioni affermati.
Il 90° Giro d'Italia si è concluso con la vittoria dell'abruzzese Di Luca, che diventa così il corridore più meridionale ad aver vinto la corsa rosa.
Le pagelle:
Di Luca 9.5 - Il padrone incontrastato del Giro, sin dalla cronometro in terra sarda. Il corridore più completo e forte visto in queste tre settimane, le esperienze maturate negli ultimi due anni gli sono servite. Ha pagato dai migliori solo sullo Zoncolan, dopo l'arrivo ha avuto l'onesta intellettuale di ammettere l'errore di aver forzato troppo. Semplicemente il migliore in grado di vincere nello stesso anno la Liegi e il Giro. Numero 1.
Schleck 9 - Doveva restare in corsa per una decina di giorni per fare esperienza. Invece... è un passista scalatore che ha tenuto ovunque, persino sullo Zoncolan, dove ha fatto meglio di Di Luca e Cunego. Il futuro è suo, ma anche il presente, data la penuria di avversari. Fenomeno.
Piepoli 9 - Come l'anno scorso, il miglior scalatore del Giro. Un'ira di Dio, appena la strada si impenna da l'impressione di poter partire e staccare tutto. Meriterebbe un monumento solamente per la tappa di Briancon, ha tirato ad un ritmo forsennato per tutto il Colle dell'Agnello, in discesa, in pianura e poi nel primo tratto dell'Izoard. Meritatissima la vittoria a Nostra Signora della Guardia. Epico.
Petacchi 8 - Non sa più vincere? 5 successi in questo Giro, nonostante tutto e tutti. Giù il cappello.
Mazzoleni 8 - Partito per fare il gregario a Savoldelli, dopo la caduta di quest'ultimo si è ritrovato capitano. Aiutato dal "Falco Bergamasco", sulle Tre Cime di Lavaredo è stato protagonista di un numero d'alta scuola. In affanno (prevedibile) sullo Zoncolan, straordinario nell'ultima crono. Rinfrancato.
Bruseghin 7 - Ha avuto l'onore di vestire la maglia rosa e di vincere la cronoscalata. Gregario esemplare.Ignatiev 7 - Combattivo, spesso in fuga, in pianura un motore.
Riccò 7 - Potenzialità enormi, se vuole puntare alla vittoria finale un giorno deve migliorare a cronometro. Vince sulle Tre Cime, grazie anche ad un maestoso Piepoli. La tappa di Briancon è l'emblema della sua corsa. Lavora per Simoni sul Colle dell'Agnello, si stacca e va in crisi, recupera in discesa e sull'ascesa successiva mantiene costante il distacco. E' in forma da marzo, si merita comunque i complimenti, nonostante l'errore, ammesso, nella tappa di Fiorano.Savoldelli 7 - In difficoltà a Monte Vergine, la rocambolesca caduta di Pinerolo gli ha tarpato le ali. Ottimo gregario nel tappone delle Tre Cime soprattutto, si è tolto la soddisfazione di dominare la crono di Verona. Incompiuto (non per colpa sua).Simoni 7 - Nonostante l'età e l'ombra del giovane Riccò, tiene botta, anche se gli manca il guizzo. Zoncolan (bravissimo, assieme al gregario Piepoli) a parte, per il resto deludente a Monte Vergine e nella cronoscalata di Oropa, in altre occasioni ha mancato la stoccata, nonostante il lavoro dei compagni. Tignoso.
Noè 6.5 - Vecchio leone, la maglia rosa indossata per un giorno è una sorta di premio alla carriera.
Mayo 6 - Bentornato.
Napolitano 6 - Abbiamo scoperto un talentuoso velocista. La scuola siciliana, tra lui, Nibali e Visconti, avanza.
Nibali 6 - Giovane dal futuro assicurato, ci si aspettava che tenesse di più sulle grandi salite. Tutto fa brodo, anche questo è crescere e fare esperienza.
Cunego 5 - Nessun acuto, persino in difficoltà, staccato dai migliori. Ancora una volta deludente, non deve migliorare solo a cronometro, ma anche in salita. Sarebbe ora che la smettessero di coccolarlo come un peluche, paventando future vittorie al Tour, che pensasse a migliorare e ad essere competitivo per la corsa rosa.
Popovich 5 - D'accordo, la caduta gli ha tagliato le gambe, ma si era già capito che sarebbe stata l'ennessima conferma di un talento sprecato.
Zabrinskie 5 - Dato l'exploit di Schleck, è diventato il gregario più importante per il lussemburghese. Invece, con la testa già al Tour e all'ultima crono, per altro deludente, ha fatto mancare il proprio aiuto al giovanissimo fenomeno di casa CSC.
Oscar della sfortuna: Paolo Bettini, ci prova costantemente, gli va sempre male, tra cadute e numeri degli avversari (Garzelli a Bergamo).
Momento più bello: Perez Cuapio che afferra il forcone del "Diavolo" e simula di punzecchiare Piepoli protagonista, tanto per cambiare, di un forcing impressionante.
Momento più brutto: la maxi-caduta di Pinerolo, che ha messo fuori causa Savoldelli.
Squadre: Liquigas 7.5 (la più completa, superlativa nella cronometro, è mancata in alcuni uomini nei tapponi alpini), Saunier Duval 8 (Simoni, Piepoli, Riccò e il ritrovato Mayo: i migliori in salita), Lampre 6 (tattica poco convincente, mentre gli altri mandavano in fuga i gregari, i Lampre stavano troppo spesso a guardare, tappa di Fiorano a parte).
Giro non ricchissimo di spunti tecnici di rilievo. Nonostante la vittoria di Di Luca non sia stata mai realmente in bilico, a fare la differenza alla fine sono state soprattutto le cronometro. Corsa livellata nei valori dei big, basti pensare che tra Cunego 5° e Di Luca maglia rosa ci sono meno di 4 minuti.
Ogni anno è sempre la stessa storia. Ci sono sempre i bastian contrari che attaccano Del Piero. Basta una partita giocata male, e le frasi che capita di leggere sono: "Basta, è finito", "Non salta più l'uomo", "Con lui si gioca in 10", e mi fermo qua, perchè andare oltre mi fa male. Persone magari pronte a minimizzare, soprattutto quest'anno, di fronte alle sue prestazioni positive, perchè giochiamo in B. Attendo con ansia il momento in cui qualcuno se ne uscirà dicendo che la retrocessione a tavolino è anche colpa di Alex. Esagerato? Lo spero, ma ormai non mi sorprendo più di nulla... Ieri sera, contro le modeste (eufemismo) isole Far Oer, la sua prestazione è stata insufficiente, stesso dicasi per il resto della squadra. Facciamo una bella cosa... cediamo Del Piero e compriamo il carpentiere, il baby-sitter e l'operaio. Eh, che ne dite? In realtà Alex è in calo fisico da un paio di mesi.
Normale se si pensa che da settembre è costretto a sobbarcarsi un estenuante lavoro di raccordo tra centrocampo e attacco. Normale se si pensa che da mesi prende botte.
Normale se si pensa alla tensione nervosa accumulata da lui e dai compagni in questi mesi di B, e poi scaricata con la conquista della promozione in A.Per chi dice che Del Piero non salta più l'uomo... vorrei ricordare che è colui che indossa la maglia bianconera con il numero 10.
Per chi dice che è finito dal 1998... idem come sopra.
Per chi dice che "si, vabbè, ma salta Milone e Padoin"... faccio notare che stiamo giocando in Serie B, e non può certo saltare Nesta e Materazzi.
Per chi dice che "vabbè, è capocannoniere, ma in B"... ricordo ancora una volta che è in questa categoria che stiamo giocando, segnare in Serie A quest'anno è un po' difficile, anche per lui.
Per chi dice che non è decisivo nelle partite che contano... invito a fare uno sforzo, un salto indietro, ma nemmeno tanto, con la memoria, Inter - Juve 1-2, palla all'incrocio, linguaccia, scudetto cucito sul petto.
Per chi dice che quest'anno ha segnato al massimo contro il Genoa e il Napoli... rilevo che, se confrontiamo l'undici di queste due squadre con quelli di mezza Serie A ci si rende conto del livello del campionato vinto dagli Onesti; che quest'anno le grandi si chiamano, ahimè, proprio Genoa e Napoli, almeno per noi; che ha segnato al Milan nel trofeo "Berlusconi" e all'Inter in un torneo estivo. Più di così non poteva fare, ma tanto non va bene lo stesso, vero?
Per chi dice che è diventato egoista... faccio notare che, se andiamo ad analizzare ogni singola azione di ciascun calciatore, chiaramente notiamo pecche anche in Maradona, figurarsi in Alex. Ciò non toglie che liberarsi della sfera con tre giocatori addosso, considerando anche lo scarso movimento senza palla del compagno di reparto non sia certo impresa facile.
Per chi dice che lui e Trezeguet non si possono vedere... dico che sono compagni di reparto e non per questo devono andare d'amore e d'accordo, basta che entrambi facciano il massimo per il bene della squadra, il resto sono fatti loro. Per chi dice che ha segnato più di Trezeguet perchè questi ha faticato nella fase centrale del campionato... e questa sarebbe un'aggravante per Del Piero, o magari è un demerito di David? Penso che la conclusione sia piuttosto ovvia...
Per chi dice che segnando fa solo il suo dovere dato che guadagna 5 milioni l'anno... vorrei far notare come questi soldi se li sia guadagnati. E' stato ancora una volta il migliore quest'anno, guadagna più dei compagni. Qualcosa di strano?
Per chi dice che Capello centellinandolo gli ha allungato la carriera... rilevo semplicemente dei dati di fatto. Ibrahimovic, l'anno scorso, ha alternato (pochissime) prove importanti, con prestazioni sconcertanti, Alex, mai una polemica, ha oscurato lo spilungone interista sin da bambino con zero parole e tanti fatti (gol). Sul fatto che realmente la gestione Capello sia propedeutica per vedere Alex ancora per diversi anni in campo, non ci sono controprove, rimaniamo nel campo delle ipotesi.
Per chi dice che in Nazionale fa schifo... ricordo i 25 gol realizzati, nonostante spesso sia stato schierato fuori ruolo.
Per chi dice che ai Mondiali Lippi, quello che lo faceva giocare anche zoppo nella Juve, gli preferiva pure Iaquinta... ricordo che lo stesso tecnico, prima del Mondiale, dopo aver diramato le convocazioni, salvo evitare polemiche degli esclusi, si affrettò ad affermare che i presenti erano i giocatori più funzionali alla sua idea di gioco. Qual è il ruolo di Alex? Seconda punta. L'Italia giocava con una seconda punta pura al Mondiale? No. Sacrificato, nonostante stesse meglio di Totti, per questioni di natura prettamente tattica. Eppure ricordo i musi lunghi di Inzaghi, non dell''Achille' Del Piero.Per chi dice che sull'altare del Capitano (sì, con la maiuscola) abbiamo sacrificato Ibrahimovic e Mutu... faccio notare il comportamento infantile, a dir poco, dello svedese durante il ritiro estivo, colui che minacciava di denunciare la società, che si rifiutò di salire sul pullman per l'amichevole contro lo Spezia; Mutu, appena arrivato a Firenze si è detto entusiasta della destinazione, rivelando di non averci pensato nemmeno un minuto ad accettare la nuova squadra. Ma come, non aveva dichiarato di voler rimanere alla Juve per gratitudine? Uhm, lo stesso aveva detto Cannavaro... ma vuoi vedere che i calciatori sono tutti o quasi un po' para...?
Ho dimenticato qualcosa? Se sì, chiedo venia, penso però di essere stato abbastanza chiaro, e di aver incluso bene o male tutti i punti chiave.
Intendiamoci: ben vengano le critiche costruttive, Del Piero è un uomo e in quanto tale non ha i crismi dell'Intoccabile. Certo, ci si deve confrontare con le due anime del tifoso: razionale e sentimentale. In alcuni prevale un aspetto, in altri l'uno finisce per oscurare quasi totalmente l'altro. Ci vuole equilibrio, perchè il calcio è anche passione, e leggere certi beceri insulti (non critiche, che ci stanno se circoscritte alla prestazione) è triste e squallido.
Capitano, se leggi certe offese gratuite, fregatene, non ti curar di loro e continua a farci sognare.
Maglia azzurra, posizione terzino sinistro, testa alta, classe, tecnica, proprietà di palleggio, bravo nelle uscite palla al piede, tempestivo nelle chiusure. No, non sto parlando di Paolo Maldini. La descrizione è quella di Domenico Criscito, l'erede designato del capitano del Milan. Contro la modesta Albania, ha dimostrato di essere giocatore di un'altra categoria, data l'eleganza dimostrata nei movimenti e la facilità nelle giocate. Lo si era già capito nel corso di questa stagione con la maglia del Genoa, ieri l'ulteriore dimostrazione. La storia è quella di un predestinato. Scoperto dai talent scout rossoblù ancora ragazzino, da Napoli si trasferisce in Liguria. Si intuisce subito che il ragazzo ha un talento fuori dal comune, brucia le tappe e ad appena 16 anni esordisce in Serie B. Nel 2004 passa in comproprietà alla Juve assieme all'amico, anch'egli napoletano, Volpe. Va a comporre una coppia insuperabile con Masiello, che dei due sembra il più forte, e difatti a fine stagione saluterà la compagnia e si accaserà in prestito ad Avellino. Domenico resta ancora un anno, in tempo per vincere il secondo Viareggio consecutivo e diventare persino Campione d'Italia.
Scontato il primo approdo tra i prof: la sua Genoa, dove conquista sin da subito il posto da titolare. Leader difensivo nato, riesce a coniugare un'attenzione costante in copertura con un buon feeling con la porta avversaria (4 i gol, pesanti, realizzati). E' stato costretto persino a tamponare le falle dovute a distrazioni altrui, facilitate dal modulo spregiudicato proposto da Gasperini.
A giugno sarà uno dei protagonisti dell'Europeo Under 21 che si disputerà in Olanda, nonchè una delle colonne della nuova Under. Ma per quanto? Se va avanti così, gli si spalancheranno le porte della Nazionale maggiore.
Riscattato per la considerevole cifra di 7.5 milioni, comprensiva delle comproprietà di Konko e Masiello (quello che lo oscurava ai tempi delle giovanili), l'anno prossimo pare destinato a rivestire un ruolo di primo piano nella Juve.
Sin da subito.
D'altronde, gli attuali centrali hanno rimediato magre figure in B, immaginarli affrontare Totti e Ibrahimovic mette i brividi.
E' inutile andare a spendere valanghe di milioni per buoni giocatori pompati dai media e soprattutto ipervalutati dai presidenti (due nomi a caso: Zapata e Barzagli), meglio affiancare al biondo napoletano un marcatore abile nel gioco aereo. L'ideale sarebbe Mexes, difficile però arrivare al francese.
Oggi, indipendetemente dal compagno di reparto, Criscito costituisce già una piacevolissima realtà.
I difensori migliori di lui in Serie A si contano sulle dita di una mano. Nella nostra rosa attuale, molto più semplicemente, non ce ne sono.
Il calcio italiano ha trovato l'erede di Maldini. Centrale o terzino sinistro, non fa differenza, stessa disinvoltura.
Prestare un talento del genere sarebbe un delitto. Deve restare, senza se e senza ma.
Non è solo il futuro, ma anche il presente della Juve.
In quel di Pontedera, esordio convincente del nuovo ciclo dell'Under 21 che ha abbattuto la sterile resistenza albanese con un perentorio 4-0, a firma di Acquafresca, Dessena, Criscito e Lupoli. Ottime prestazioni di Criscito e Giovinco, sfortunato Marchisio, infortunatosi nell'azione del primo gol. Il nome di Sebastian è stato probabilmente quello più pronunciato dalla coppia di telecronisti Rai. Il folletto bianconero ha sciorinato numeri di classe, lanci illuminanti, e, tanto per non farsi mancar nulla, pure un sombrero. Il povero Shoshi, cognome da cartone animato, ha perso tre anni di vita nel tentativo di fermarlo. Curioso che uno dei più grani protagonisti della partita sia stato un ragazzo che ha giocato solo 15 minuti, illuminati dal suo talento cristallino, nel calcio dei grandi. D'accordo la concorrenza, ma non basta per giustificare un minutaggio così esiguo nella stagione che veniva considerata come l'ideale per lanciare talenti. Osannato dalla curva al momento dell'ingresso in campo contro il Bologna, già da tempo soggetto di animate discussioni tra tifosi bianconeri nei forum sparsi per la Rete: tutto questo, e molto di più, è Sebastian Giovinco. In vista della prossima stagione è stato promesso al Vicenza. Con tutto il rispetto possibile, per un giocatore di tale spessore confrontarsi con Nastos, Fissore e Schwoch non è il massimo. Deve allenarsi e giocare con chi, calcisticamente parlando, parla la sua stessa lingua, dando del tu al pallone. Piuttosto che prestarlo in A, dove c'è il rischio concreto che, date le sue caratteristiche, parta spesso e volentieri dalla panchina, meglio tenerlo con Nedved e Del Piero, i quali, tenendolo sotto la loro ala protettiva, non possono che aiutarlo a completare la maturazione.Sebastian, contro Standard Liegi, Bologna e Albania, ha dimostrato di poter essere devastante partendo da sinistra per poi accentrarsi e sfruttare piedi deliziosi e visione di gioco fuori dal comune.
Vice-Nedved, insomma, da buttare nella mischia quando la squadra necessita di un'iniezione di freschezza e fantasia.
Basta crederci, e date le credenziali, non dovrebbe essere difficileNon mi risulta che Fabregas e Messi siano andati in prestito per maturare. Al contrario, sono cresciuti con a fianco, rispettivamente, Vieira e Ronaldinho. I risultati si commentano da soli. Il ragazzo non è un fenomeno di You Tube, degno erede di Denilson e Kerlon.
La differenza tra un buon giocatore e il futuro campione non sta solo nei piedi, ma anche e soprattutto nella testa e nello stile di gioco. C'è chi si perde in ghirigori, doppi passi e fronzoli vari (vero Palladino?) e chi invece, pur essendo dotato da Madre Natura di piedi in grado di regalare emozioni vere, preferisce un gioco semplice e maggiormente efficace, per quanto illuminato da una maestria non comune. A quest'ultima categoria appartiene Giovinco, che è stato capace di trasformare il fisico minuto da debolezza in punto di forza. Il sig. Palladino dovrebbe prendere lezioni di concretezza dal più giovane compagno, un tipino deciso, con la faccia tosta e il talento per sfondare a grandi livelli.
Vai Seba, facci sognare, anche dai tuoi piedi passa il futuro della Vecchia Signora.
Sono giocatori del genere a fare del calcio lo sport più amato.
Largo alla fantasia e alla tecnica, largo al folletto Giovinco.
Il mondo del calcio vive di equilibri delicati come cristalli di Boemia. Quando questi si spezzano, si scatena l'inferno, vedi le vicissitudini estive di Farsopoli.
I paradossi sono parte integrante del mondo del pallone. Il più evidente, lo scudetto assegnato agli Onesti, nonostante i 15 punti di distacco in classifica, la batosta in quel di San Siro con annessa linguaccia di Del Piero e rosicamento di fegati nerazzurri, e la presenza di zero, sottolineo, zero intercettazioni relative alla suddetta stagione.
Definire la nostra situazione, dall'estate 2006 ad oggi, paradossale, è un simpatico (in linea con il lapismo dilagante) eufemismo.
Surreale pare essere la vicenda Buffon, ad oggi indecifrata e indecifrabile. Forse qualche spiraglio di luce si intravede, gli ultimi rumors parlando di un Gigi convinto a restare bianconero. Scelta di cuore o di portafogli? Chi vivrà, vedrà (o saprà, forse)... intanto, però, è opportuno riflettere sulle possibili destinazioni del portierone toscano.
Buffon ha firmato un ricchissimo contratto fino al 2011. In caso di dipartita dalla Juve, preferirebbe rimanere entro i confini nazionali, se non altro per questioni sentimentali (la Seredova, con tutta probabilità, l'anno prossimo lavorerà a Mediaset).Sono due le squadre che si possono permettere un ingaggio del genere: le milanesi. Capitolo Milan: Dida è fresco di rinnovo, 4 milioni sino al 2011. In epoca di austerity, persino per il Silvio nazionale, è impensabile la convivenza del brasiliano con Gigi. Piazzare Dida non è impossibile (rescissione), ma comunque molto difficile. Alla luce della vittoria in Champions League, pare difficile pensare ad un accantonamento del gigante brasiliano.Ancor più recente è la notizia del prolungamento di Julio Cesar con l'Inter. Il brasiliano, protagonista di un'ottima stagione, difenderà la porta degli Onesti sino al 2012. Il trasferimento di Buffon in nerazzurro, tra l'altro, sarebbe stata fortemente ostacolata da una questione ambientale, data la rivalità esistente con l'Inter, acuita da Farsopoli.
Se, ipotesi estrema, optasse per trasferirsi all'estero, le opzioni sono davvero ristrette.
Il Barcellona con Valdes e il Chelsea con Cech non hanno bisogno di un nuovo portiere.
La situazione del Real è intricata, molto dipenderà dal destino di Capello e dall'eventuale sostituto. E' noto che il friulano non stravede per Casillas, ma nemmeno per Buffon. Un nuovo tecnico difficilmente si priverebbe di uno degli idoli del Bernabeu. Inoltre, le priorità del Real, la storia lo insegna, sono altre.
Manchester, Liverpool e Arsenal non investono grosse cifre su estremi difensori, come da consolidata tradizione inglese. I Red Devils, inoltre, hanno già speso ben 80 milioni sul mercato, le risorse di Glazer sono sì ingenti ma non infinite.
Altre soluzioni non se ne vedono.
Paradossalmente, Buffon rischia seriamente di essere costretto a rimanere alla Juve. Il miglior portiere del mondo senza mercato? Può succedere anche questo nel calcio "didascalico, pulito e moralizzato" del 2007.